Italy on the first line against Multiple Sclerosis

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Italy is one of the most important country concerning the research on multiple sclerosis and the latest news about it come from the recent annual ACTRIMS-ECTRIMS meeting in Boston. A collaborative group led by Massimiliano Calabrese from the University of Verona was amongst the 20 funded projects across the world from the first announcement of Progressive MS Alliance – an international alliance of associations on MS, formed to accelerate the development of new treatments for this disease – that has provided 30 million dollars. This project will be carried out through the collaboration between Roberta Magliozzi from Istituto Superiore di Sanità (ISS) of Rome, Massimiliano Calabrese and Salvatore Monaco, from University of Verona, Richard Reynolds from the Imperial College London and Owain Howell of the University of Swansea (Wales).

“To understand the importance of our project,” says Roberta Magliozzi “we have to understand the mechanism by which the disease develops.” Multiple sclerosis usually comprises two phases: a first phase, relapsing-remitting, in which first inflammatory attacks appear and slowly compromise the nervous system. Attack after attack, the situation begin to crystallize, the neurological damage became more and more severe and the patient gets into the second progressive phase for which no efficient therapies are available at the moment. “Our project just fits in the gap between these two phases,” explains Magliozzi. “We want to identify early diagnostic biomarkers of the progressive phase of the disease in order to  block as soon as possible those attacks that lead to permanent neurological disability.”

Not certainly a simple kind of research, which requires an international collaboration between research centres of excellence. One of the main trait d’union is Magliozzi itself, who has spent her PhD at the Imperial College in London, analysing the relationship between meningeal inflammation and cortical grey matter lesions in progressive MS. Since she returned to Italy to join the Department of Cell Biology and Neuroscience at Istituto Superiore di Sanità, she continued to study the cellular and molecular mechanisms involved in MS cortical pathology. Meanwhile, a team of neurologists from the University of Verona was doing some experiments on live patients. These studies using MRI have allowed researchers to understand that all patients that had showed lesions in the cortical grey matter also showed a more severe course of the disease. “When we realize that the results obtained in the laboratories of London, Rome and those taken in Verona were similar, we began to coordinate our studies,” says Magliozzi “and we decided to propose a collaboration. With this collaboration, the project was born and was then selected among the top 20 from MS Alliance to be funded.”

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La salute ai tempi della crisi

Reblogged from Scienza in Rete

Tagliare la sanità, come ventilato alle Regioni dal governo italiano? Un bel rischio, soprattutto per i piùpoveri e socialmente fragili. A giudicare dai dati sulla salute ai tempi della crisi, il sistema sanitario pubblico italiano sembra davvero un argine importante, ancora in grado di garantire una tenutadegli italiani colpiti da disoccupazione e recessione. Ma un argine che comincia mostrare alcune crepe. Vediamo quali. E perché.
Alcune sgradevoli verità cominciano ad emergere dal rapporto recentemente pubblicato dallIstat, in cui si confrontano malattie e percezioni soggettive dello stato di salute degli italiani per sesso, età, e regione nel 2005 e nel 2013, cioè prima e durante la crisi economico-finanziaria che ha colpito lintero pianeta.
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Italia, come il resto del mondo, non sfugge ai morsi di miseria e disoccupazione crescenti, anche se molto meno rispetto ad altri paesi. E mentre gli epidemiologi guidati da Giuseppe Costa, dell’Università di Torino, escogitano nuove strategie per una sanità anti-crisi nel Libro Bianco sulle disuguaglianze di salute in Italia (in uscita per i primi di dicembre), lOrganizzazione mondiale della sanità dedica un intero rapporto a come sta lEuropa in un momento storico in cui le differenze di reddito, cultura e occupazione si stanno allargando anziché riducendo. 

CRISI E SISTEMA SANITARIO  

Molti sono gli studi che cominciano a mostrare un peggioramento nelle condizioni di salute a partire dal 2007 a oggi, vuoi per la crescente disoccupazione e impoverimento, vuoi per la politica di austerità che ha infierito sui sistemi sanitari di alcuni paesi come la Grecia, dove hanno dovuto razionare anche medicinali salvavita.
Anziani, giovani, ma anche bambini – come mostra un ultimo studio della rivista The Lancet – hanno risentito in termini di malattie e vite perdute l
approfondirsi delle diseguaglianze durante la crisi che ha colpito di fatto lintero pianeta.
In questo quadro, la buona notizia è che secondo i dati Istat 2005-2013 in Italia questo peggioramento della salute da crisi non si è ancora manifestato, se non per la salute mentale. Difficile dare una spiegazione: se i segnali sono ancora troppo precoci per essere colti o, come ipotizza lo stesso Costa, perché il sistema-Italia mostra comunque una capacità di reazione alle avversità (resilienza) maggiore che altrove, forse per la presenza stessa di un servizio sanitario che copre gratuitamente lintera popolazione.
Per questo i tagli alla sanità che nelle settimane scorse sono stati prospettati dal governo sono tanto preoccupanti, e tanto mal accolti istintivamente dalla maggioranza degli italiani. La crisi ha infatti già operato sforbiciate nel servizio sanitario italiano più che altrove in Europa. Con un 7% del PIL allanno lItalia investe relativamente poco in salute; ma soprattutto investe proporzionalmente sempre meno rispetto agli altri. Se la media dei paesi OCSE infatti ha rallentato la crescita degli investimenti in sanità, litalia è andata sotto zero sia nel 2008 sia nel 2012 e nel 2013.
La spesa per la prevenzione, in realtà molto bassa in quasi tutti i paesi europei, in Italia non supera il tetto che pare irraggiungibile del 5%. Pur essendo secondo molti osservatori la prevenzione la prima leva per ridurre le disuguaglianze di salute nella popolazione e contrastare al meglio gli effetti della recessione. 

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