300 pagine in 15 minuti: ecco lo scanner ultraveloce per farsi una biblioteca digitale (non solo di libri)

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La biblioteca è destinata a permanere: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta”.

Era la predizione di Jorge Luis Borges oltre 70 anni fa, una definizione che per certi versi calza a pennello anche per Czur, l’innovativo scanner superveloce che permette in un attimo di creare la propria biblioteca digitale personalizzata, che ha ottenuto sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo il 1600% di quanto aveva previsto. Un nome curioso – Czur – che forse non sarebbe dispiaciuto neanche allo stesso Borges.

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Fuzzy logic ed ecologia

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All’interno dei modelli matematici per l’ecologia vi è spesso il problema di riuscire a quantificare le espressioni che descrivono gli ecosistemi e di tradurli con
un linguaggio informatico attraverso un sistema formale che ne preservi il più
possibile le sfumature. L’incertezza infatti è insita nella scienza. Vi è l’incertezza
dell’errore e quella del modello o della misura. Vi sono sistemi in cui si osserva
un’alta incertezza di stato, come i sistemi di gestione degli impianti, e sistemi invece
ad alta incertezza funzionale, come tutto ciò che ha a che vedere con la meteorologia
e l’oceanografia. Negli anni per entrambe queste tipologie di incertezza,
gestionale e funzionale, sono state studiate tecniche in grado di trattare le
sfumature, quantificarle con precisione, e uno di questi metodi, non certo l’unico,
è la logica fuzzy.
Come è noto, i nostri computer funzionano sostanzialmente attraverso un sistema
binario, tutto ruota cioè intorno a due valori di verità possibili: il vero e il
falso, il sì e il no, lo 0 e l’1. Un po’ come un interruttore che può essere acceso o
spento. Se consideriamo una qualsiasi frase che pronunciamo, i sistemi logici
classici ci diranno due cose: primo, che quel proferimento può essere o vero o
falso; infine, che quando è vero è vero al 100%, quando è falso lo è al 100%.

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Carne rossa cancerogena, troppi fraintendimenti. Sei punti per fare chiarezza

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Ancora una volta il problema è anzitutto linguistico. La questione della cancerogenicità della carne rossa è l’argomento della settimana, ma come accade spesso quando si parla di salute, basti pensare all’argomento vaccini, si sbaglia in partenza, perché si confondono le parole, e di conseguenza dati e risultati. A portare la questione alle cronache è una recente monografia dell’IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha mostrato come la carne rossa “processed” cioè lavorata (insaccati, salsicce, ecc) è cancerogena, mentre la carne rossa nel suo complesso potrebbe esserlo. (vedi qui )

Queste affermazioni che pure sono esplicitate molto chiaramente dall’OMS stessa, non significano però che la carne rossa causa il cancro, ma che una certa quantità di consumo giornaliero di carne rossa lavorata è associato a un certo rischio di contrarre il cancro al colon retto. La differenza fra queste due espressioni, e quindi fra le impressioni che ognuna di esse può indurre a chi legge, è evidente anche a un occhio non esperto.

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Gli imballaggi che si decompongono in 6 mesi, con la velocità di una buccia d’arancia

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Forse non tutti sanno che in mezzo all’oceano pacifico c’è un isola enorme, grande più della Spagna, fatta di immondizia, principalmente di plastica. L’impatto ecologico degli imballaggi è oggi un problema enorme e farne a meno sembra altrettanto complesso.

Un’azienda israeliana ha pensato a una soluzione: far sì che gli imballaggi del futuro assomiglino in tutto e per tutto a rifiuti naturali, come la buccia di una mela o di una banana. Materiali innovativi che facciano sì che i nostri imballaggi si decompongano in pochi mesi, lo stesso tempo che ci mette appunto una naturalissima buccia d’arancia.

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