La nutrizione globale. In kcal

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Con Expo il 2015 è stato battezzato ufficialmente come l’anno del cibo, un momento di riflessione, che dovrebbe essere trasversale, su come riuscire a nutrire il pianeta. Non sono certo dati sconosciuti quelli che raccontano l’ambivalenza del mangiare globale, che produce da un lato 500 milioni di obesi, dall’altro 800 milioni di persone che non riescono ad assumere abbastanza calorie. Oltre a quelli che riescono in qualche modo a nutrirsi ma la cui dieta è troppo povera di micronutrienti come vitamine e minerali. Secondo il recente report FAO Food and Nutrition in Numbers, dal quale sono tratti questi dati, una persona su 9 al mondo si corica la sera con lo stomaco semivuoto.

In realtà in tutto questo una buona notizia c’è: dal 1990 a oggi, raccontano sempre le stime FAO, la percentuale di persone denutrite al mondo sarebbe diminuita non di poco, passando dal 18,7% di 25 anni fa all’11% complessivo di oggi. In numero assoluto 100 milioni di denutriti in meno nell’ultimo decennio e 209 milioni nell’ultimo quarto di secolo.

A essere particolarmente interessante è la situazione regionale. È l’Asia infatti ad aver registrato il maggiore decremento, dato che la denutrizione si è praticamente dimezzata. Segue l’Africa che è passata dal 27% del 1990 al 20% del 2014 e infine l’America Latina dove la situazione sembra invece stagnante.

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Quanti sono i bambini soldato nel mondo

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Il fenomeno dei bambini soldato pesa sempre di più, ma non si può contare. Le stime riportate da Amnesty International parlano di 300 mila bambini coinvolti in conflitti armati nel mondo, il 40% dei quali sarebbero bambine. L’Onu ne stima 250 mila. Se si cerca di definire con maggior dettaglio i contorni del fenomeno, il profilo diventa infatti subito sfumato. UNICEF, Human Right Watch, Child Soldier International, Amnesty International, le Nazioni Unite e molte altre realtà che si occupano di salvaguardare le condizioni dei minori nelle aree colpite dalla guerra, riportano la presenza ancora oggi come cinquant’anni fa, di bambini soldato, maschi e femmine, in molti paesi del mondo, dall’Africa al Sud America, al Medio Oriente. Secondo le stime UNICEF per esempio sarebbero 9000 i bambini soldato coinvolti in Sud Sudan, 2500 in India e addirittura 10000 quelli che avrebbero abbracciato le armi nella Repubblica Centrafricana.

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Essere omosessuali in Africa

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Essere omosessuali nel continente nero è ancora oggi un problema enorme. Perché se ci sono dei paesi in cui l’omosessualità è esplicitamente legale, nella maggior parte degli stati africani se sei omosessuale ben che ti vada vai in galera; se ti va male puoi finire ai lavori forzati, venire condannato a morte o, se sei donna, subire il corrective rape, che altro non è che uno stupro di gruppo. Per non parlare dei paesi in cui non esiste una legge apposita che condanni l’omosessualità, ma in cui vige una morale sul pudore che di fatto perseguita anche i rapporti con lo stesso sesso. Lo testimonia la recente legge contro gli omosessuali che prevede la prigione a vita per gli omosessuali, promulgata dal presidente del Gambia, Yahya Jammeh. Lo stesso leader noto per aver affermato qualche tempo fa “I gay e le lesbiche li vorrei uccidere con le mie mani, come zanzare”.

Tante Afriche
«In realtà, a parte la sua denominazione geografica, l’Africa non esiste» scriveva il reporter polacco Ryszard Kapuscinski. Anche quanto a morale sessuale, così come nella maggior parte dei settori della vita pubblica e privata, l’Africa è un crogiolo di culture tale che pare impossibile tracciare delle linee comuni. Ogni stato ha le proprie leggi e soprattutto le proprie pene, anche assai diseguali fra di loro, anche fra paesi che sembrano a noi occidentali molto simili perché accomunati dalla geografia o dalla storia. Dal Sudafrica in cui è legale addirittura il matrimonio omosessuale, fino a paesi come Mauritania, Sudan, Nigeria e Somalia, dove la legge prevede ancora oggi anche la pena di morte.

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