Un’agricoltura non sostenibile mette a rischio il futuro del pianeta

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Sia per ridurre l’inquinamento dell’aria che per abbassare i livelli di emissioni di gas serra, e quindi sul fronte del riscaldamento globale, è cruciale ripensare l’industria dell’agricoltura. Lo ribadisce ancora una volta l’ultimo rapporto annuale dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, pubblicato il 6 ottobre scorso e che riporta i dati aggiornati al 2015 (qualche giorno con “Il mal d’aria che continua a colpire l’Europa” abbiamo esaminato la situazione relativa alle emissioni di particolato).
Un’agricoltura non sostenibile, intensiva, mette infatti il nostro pianeta e le nostre vite al centro di una doppia morsa: da un lato contribuendo all’inquinamento dell’aria attraverso l’emissione di ammoniaca (NH3), particolati (PM), solfati (SOx), ossidi di azoto (NOx); dall’altro con l’emissione di gas serra come metano (NH4), ossidi di diazoto (N2O) e in misura minore anidride carbonica. Una morsa che va stringendosi, dal momento che queste sostanze si influenzano negativamente a vicenda. Il metano, insieme agli inquinanti ossidi di azoto e composti organici volanti contribuiscono infatti alla formazione del temutissimo ozono troposferico (O3), e l’ammoniaca gioca un ruolo nella formazione del PM secondario.
Secondo quanto riporta l’EEA, dal 2000 a oggi le emissioni ammoniaca dall’agricoltura sono diminuite del 7%, quelle di PM10 del 19%, quelle di benzoapirene (BaP) del 18%, mentre abbiamo assistito a un aumento del 6% delle emissioni di composti organici volanti (NMVOC). Sul fronte dei gas serra la diminuzione negli ultimi 15 anni, le emissioni di metano e ossido di diazoto è stata rispettivamente del 7 e del 5%.

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Il mal d’aria che continua a colpire l’Europa

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Nel 2014-2015 è come se fosse sparita dall’Europa tutta Bologna, periferie comprese, solo per le polveri sottili. Sono oltre 400 mila infatti gli europei morti prematuramente nel 2015 a causa di emissioni di particolati, dovute al trasporto su strada, all’agricoltura, alle centrali elettriche, all’industria e ai nuclei domestici. Gli impatti stimati sulla popolazione dell’esposizione a concentrazioni di NO2 e O3 in 41 paesi europei nel 2014 sono stati invece rispettivamente di 78 mila e 14 mila morti premature all’anno.
Questo emerge dall’ultimo rapporto annuale dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, pubblicato il 6 ottobre scorso, che ha esaminato i dati di oltre 2500 stazioni di monitoraggio in tutta Europa nel 2015.
A questi dati dobbiamo aggiungere anche quelli provenienti da altre fonti di inquinamento che vanno ad aggravare la situazione. Basti pensare alla notizia resa nota qualche settimana fa da uno studio condotto da Orb Media, un organizzazione non profit di Washington sul The Guardian, avrebbe rinvenuto nell’83% delle acque correnti di tutto il mondo fibre di plastica microscopiche che renderebbero l’acqua contaminata.

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Come rendere le nostre città più verdi

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Si fa un gran parlare oggi di città sane, di verde urbano e dei benefici che la sua presenza può portare alla salute della popolazione.
Un tema discusso anche durante la recente sesta Conferenza Ministeriale su Ambiente e Salute, che si è tenuta a metà giugno a Ostrava, in Repubblica Ceca, che fa seguito alla Conferenza di Parma del 2010 e che ha riconfermato con la Dichiarazione di Ostrava l’impegno da parte dei ministri di ambiente e salute dei Paesi europei di lavorare insieme per migliorare la sostenibilità delle nostre comunità da tutti i punti di vista. Compreso l’accesso agli spazi verdi delle città.
Città più verdi però non significa automaticamente sostenibilità dell’intero sistema.
Non basta piantare alberi o portare piante sui nostri tetti per aiutare l’ambiente: dipende che piante scegliamo, sia da un punto di vista tecnico – dal momento che non tutte le piante hanno la medesima capacità di assorbire per esempio gli agenti inquinanti, o di drenare le acque piovane – ma anche in un’ottica che comprenda il rispetto delle piante stesse e un’attenzione al costo complessivo del mantenimento delle specie verdi. Una prospettiva dunque più ampia di sostenibilità e di conservazione. «Per secoli scienziati, poeti e filosofi hanno compreso l’importanza della diversità per
mantenere ecosistemi sani e stabili. Un habitat diversificato produce equilibrio, consentendo alla biosfera di essere adattabile al cambiamento, nonchè bellezza, favorendo l’estrinsecarsi delle migliori qualità dell’uomo. Il verde urbano offre grandi occasioni di riconciliazione tra uomo e natura.

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La battaglia dei Cittadini reattivi

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Storie esemplari di chi vuole resistere alle ecomafie, simboli di resilienza, reattività, combattività per la tutela della nostra salute. È il lavoro ambizioso e tenace di Rosy Battaglia (in questo caso nomen omen!) e del “suo” Cittadini Reattivi, un progetto indipendente di giornalismo civico e di inchiesta che ha viaggiato in lungo e in largo per quattro anni nell’Italia contaminata dall’epoca industriale. “Suo”, perché Cittadini Reattivi nasce nel 2013 dall’anima combattiva di Rosy, e in poco tempo diventa un punto di riferimento per raccontare le popolazioni resilienti, da nord a sud della penisola, che stanno lottando contro l’impatto ambientale e sanitario di uno sviluppo economico che ha lasciato ferite profonde, e spesso contro le istituzioni che invece dovrebbero proteggerle. Cittadini Reattivi ha raccolto in una mappa collettiva e partecipata molte storie resilienti e testimonianze, da cui sono nate diverse inchieste giornalistiche pubblicate sulla carta stampata e online sulle mancate bonifiche dei SIN e SIR, sull’amianto, sulla gestione dei rifiuti.

L’obiettivo ora è fare un altro passo importante, producendo due web doc che includeranno le riprese inedite girate in un reportage lungo quattro anni, un e-book con le principali storie raccolte in questi anni e un festival.

Il progetto, a cui è possibile aderire entro il 20 settembre 2017 donando anche solo 5 euro, è disponibile sulla nota piattaforma di crowdsourcing Produzioni Dal Basso con il titolo Storie Resilienti: due documentari, un e-book, un festival.

“I documentari verteranno uno su Casale Monferrato e uno su Brescia – spiega Rosy Battaglia. “Partiremo dalla lotta contro Eternit della comunità di Casale Monferrato, culminata con l’inaugurazione del parco EterNOT lo scorso 10 settembre e un premio destinato a chi si batte contro l’amianto. Proseguiremo con la provincia di Brescia, la Terra dei Fuochi del nord, dove il 10 aprile 2016 insieme ai sindaci oltre 15 mila cittadini hanno chiesto di risanare il territorio con la storica manifestazione #BastaVeleni. E poi con la bonifica della scuola Grazia Deledda a Brescia, contaminata dai veleni della Caffaro dove i bambini dopo 10 anni, hanno potuto tornare a giocare sull’erba e non più sul cemento.”

L’obiettivo di questa campagna di crowdfunding è raccogliere 15mila euro entro il 20 settembre. “Non è un obiettivo semplice in così poco tempo, ma proprio per questo vogliamo mobilitare tutti coloro che hanno a cuore l’informazione indipendente e il giornalismo d’inchiesta e la tutela della salute, dell’ambiente e il rispetto della legalità”.

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