I carburanti europei sono a norma?

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L’EEA (Agenzia Europea per l’Ambiente) ha pubblicato i dati  relativi al monitoraggio sulla conformità dei carburanti venduti nei paesi europei per il trasporto su strada nel 2016. Risultato? Nel 2016 si sono registrate 507 situazioni di non conformità nella benzina venduta in Europa e 101 non conformità fra i carburanti diesel.
I superamenti della tensione di vapore nel periodo estivo sono stati segnalati in 14 Stati membri, i superamenti del RON (il Research Octane Number, la prova per testare il potere antidetonante di un combustibile) in 11 paesi, mentre i superamenti nei parametri relativi ai composti aromatici sono stati individuati in 14 Stati.
Il paese che mostra la situazione peggiore è il Belgio, dove sono emerse ben 256 non conformità nella benzina venduta (la metà delle non conformità di tutta Europa!) e 50 tra i diesel. La seconda nazione per risultati negativi è il Portogallo con rispettivamente 64 e 5 non conformità, mentre in Danimarca sono state individuate 33 non conformità per la benzina e 19 in Germania. Possiamo osservare inoltre che i paesi del nord Europa sono quelli che hanno mostrato gli output peggiori.
Per contro, 17 Stati membri hanno riportato meno di 10 non conformità per la benzina, e cinque paesi addirittura la piena conformità (Grecia, Lituania, Paesi Bassi, Slovenia e Svezia). In Italia le cose non sono andate male. L’EEA ha individuato 3 non conformità per la benzina e 4 per il diesel.
In generale continua a crescere in Europa l’utilizzo di diesel (71,8% del carburante venduto) mentre diminuisce l’uso della benzina (28,2%): nel 2016 in Europa sono stati venduti 100.838 milioni di litri di benzina e 257.206 milioni di litri di diesel. In Italia, il rapporto oggi è addirittura di 1 a 3: nel 2016 sono stati venduti 10.129 milioni di litri di benzina e 29.953 milioni di litri di diesel.
La forbice poi continua ad aprirsi: nel 2001 “solo” il 55,6% dei veicoli europei funzionava a diesel. Inoltre, siamo il secondo paese in Europa per quantità di carburante venduto: solo in Germania se ne sono venduti nel 2016 oltre 24 milioni di litri di benzina e ben 45 mila milioni di litri di carburante diesel.

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È nata HealthDataJ. Curioso?

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Cari amici,
vi segnalo che da oggi è attiva la comunità di HealthDataJ, un gruppo Facebook che nasce dall’esigenza (mia, anzitutto) di avere un luogo dove condividere i dati (database, rapporti, dossier,…) riguardanti l’ambito sanitario.

L’obiettivo di questo gruppo è costituire un archivio di risorse utili per chi si occupa o si interessa di salute e lo vuole fare “dati alla mano”. Ma penso possa essere anche un luogo per confrontarsi (educatamente) su questi dati.

HealthDataJ è anche una AudioNewsletter (un podcast insomma) che pubblicherò una volta al mese, dove segnalo i dati sanitari più interessanti pubblicati nel mese precedente, in Italia e fuori.

Ieri è uscita la prima newsletter, relativa a Gennaio 2018, dove si parla di morbillo, sorveglianza PASSI, celiachia, sopravvivenza per cancro, pensioni, antibiotico resistenza e molto altro. Poi per ogni puntata trovate sul mio sito l’elenco dei link che vengono segnalati, per andare direttamente ai dati.

[Disclaimer: Lo stile della newsletter non è pop, come va tanto di moda, semplicemente perché io non sono una persona pop, mi interessa che sia anzitutto utile. Perché non video? Banalmente perché mi piacciono di più i podcast, e io non sono tipo da video].

Spero vogliate partecipare numerosi al gruppo. In ogni caso vige la regola del Rasoio di Occam: «Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem», ovvero: postare poco e utile. Non inonderò ogni giorno la vostra bacheca, e vi chiedo di fare altrettanto.

Per tutte le info, visitate la pagina dedicata a HealthDataJ su questo sito!

Grazie!

Cristina

 

Allarme micotossine in aumento a causa dei cambiamenti climatici

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I cambiamenti climatici, in particolare il riscaldamento globale hanno iniziato e continueranno a portare con sé potenziali rischi per la salute alimentare. Uno di questi rischi è rappresentato dal proliferare delle micotossine, composti chimici, alcuni dei quali estremamente velenosi, prodotti da diversi tipi di funghi, che in certe condizioni ambientali particolarmente favorevoli, come i cambiamenti di temperatura, umidità, precipitazioni e produzione di anidride carbonica dovute al climate change, proliferano producendo massicce dosi di queste micotossine.
Una volta prodotte le micotossine possono entrare nella filiera alimentare attraverso colture contaminate destinate alla produzione di alimenti e mangimi, principalmente di cereali.
Per prevenire questo potenziale problema il mese scorso una delegazione dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha incontrato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in occasione di una conferenza internazionale da titolo “L’onere delle micotossine sulla salute umana e animale” organizzata congiuntamente dal Ministero della Salute e dall’Istituto nazionale di sanità (ISS). Obiettivo: contribuire a ridurre l’esposizione di uomo e animali ai rischi che queste tossine rappresentano.

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Nuove prospettive sui processi di sviluppo del suolo

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Si è sempre pensato che le piante giocassero un ruolo principe nel mantenimento della fertilità del suolo condizionando l’azione dei suoi microrganismi. Un nuovo studio italiano condotto da un team internazionale guidato da ricercatori dell’Università di Milano e pubblicato su Isme Journal, una rivista del gruppo Nature, mette invece in luce che c’è un terzo attore che gioca un ruolo cruciale: lo stadio di sviluppo del terreno. Non è solo la pianta a influenzare la composizione della comunità microbica del suolo, che è uno dei fattori che contribuiscono alla sua fertilità, ma anche lo stadio dello sviluppo del suolo e dell’ecosistema suolo-pianta. È questa la combinazione alla base di una maggiore o minore fertilità del suolo.
Per ottenere questo risultato gli scienziati hanno scelto di studiare la morena del ghiacciaio artico Midtre Lovénbreen alle isole Svalbard, in Norvegia. La morena non è altro che l’accumulo di detriti rocciosi trasportati da un ghiacciaio in fase di deglaciazione. È stata esaminata in particolare la pianta pioniera Saxifraga oppositifolia, analizzando la composizione del microbiota associato al suo apparato radicale in suoli con diverso stato di sviluppo. “La scelta di questa zona è semplice: la morena di un ghiacciaio è l’ambiente perfetto per osservare una cronosequenza, cioè una sequenza di siti rilasciati dai ghiacci in tempi successivi e che possiamo datare.

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