Italia rumorosa, in quattro su dieci vittime dei troppi decibel

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In Italia cinque regioni su 20 non hanno ancora una legge regionale in materia di inquinamento acustico.

Ma quello del rumore da attività produttive, circolazione stradale, ferroviaria e aeroportuale è un problema in crescita, tanto che secondo le stime nel 2014 fra il 20% e il 40% della popolazione italiana che vive nelle aree urbane sarebbe esposta a valori diurnidi LDEN (il descrittore acustico giorno-sera-notte) superiori ai 60-64 decibel e a valori notturni compresi fra 55 e 59 db. Al di sopra dunque delle soglie fissate dal DPCM 14/11/97, che stabilisce per le aree urbane in cui risulti presente anche una significativa vocazione d’uso residenziale, valori limite di immissione inferiori o uguali a 65 dBA in periodo diurno e a 55 dBA in periodo notturno.

A raccontare questi dati è l’ultimo Annuario ISPRA Ambiente.

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Diritto allo studio: ancora troppe borse “virtuali”

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Nell’anno accademico 2013-14, l’ultimo di cui possediamo i dati, sono stati oltre 46mila gli studenti universitari italiani dichiarati idonei a ricevere una borsa di studio, ma che non l’hanno ricevuta, che non sono cioè fra i cosiddetti “beneficiari”. In media, su 10 studenti considerati idonei, i borsisti effettivi sono solo 7. E le cose vanno sempre peggio: negli anni della crisi il numero di studenti idonei per una borsa di studio a livello universitario è scesa del 4,16%, e il numero dei borsisti addirittura del 9,17%. In controtendenza rispetto a Francia, Germania e Spagna, dove i beneficiari sono aumentati rispettivamente del 34%, del 33% e del 59% nel periodo 2007-2012.

CHI PAGA LE BORSE DI STUDIO? GLI STUDENTI

L’aspetto più interessante è che molta parte delle borse di studio erogate sono a tutti gli effetti pagate dagli studenti stessi, attraverso la tassa regionale studenti, che nel 201-14 copriva oltre il 40% delle borse. Il rimanente 60% se lo spartivano le regioni tramite i propri fondi (23,6%) e il Fondo Statale (34,2%).

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