Giovani, freelance e laureati per 1000 euro al mese

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Nel precedente post di questa serie rilevavamo come il nostro paese non sia certo la patria dell’imprenditoria giovanile, a causa di una formazione imprenditoriale pressoché inesistente nel percorso scolastico, ma anche di difficoltà legate alla troppa burocrazia e al peso fiscale. Ma c’è anche un altro problema che non può essere lasciato da parte: mettersi in proprio in Italia non paga. O meglio: non paga i giovani, che magari per esercitare quella professione hanno sudato durante gli anni universitari, il tirocinio e, magari, studiato per superare un esame di stato.

In media un trentenne iscritto a una cassa di categoria guadagna un quarto di un cinquantenne che fa lo stesso lavoro e un quarantenne guadagna la metà rispetto a un collega di circa 10 anni più vecchio.

E la situazione è ancora peggiore fra chi svolge una professione non regolamentata da un ordine professionale. Qui la media dei redditi fra le diverse classi di età è di 15 mila euro annui lordi per le partite iva e i 18 mila euro circa per iparasubordinati (dato 2012). Per i lavoratori a progetto non si toccano i 10 mila euro annui lordi.

Ma a preoccupare maggiormente è il divario di genere fra liberi professionisti: le donne, altrettanto laureate, guadagnano in media due terzi rispetto agli uomini.

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Sentirsi più felici con la musica. Con NERVANA (e la stimolazione del cervello) si può

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Ascoltare una certa musica piuttosto che un’altra è sempre in qualche modo un’esperienza emozionale: ci rilassa, ci eccita, ci incoraggia, ci porta malinconia. L’idea di due fratelli, Richard e Daniel Cartledge entrambi medici è rendere l’esperienza ancora più intensa, sfruttando le conoscenze scientifiche che abbiamo del nostro cervello.

Attraverso la musica trasmessa mediante il canale uditivo, il dispositivo stimola ilnervo vago, uno dei nervi cranici, provocando un maggiore rilassamento durante l’ascolto del brano musicale. Un meccanismo pensato per suscitare calma, sensazione di tranquillità e senso di piacere, anche fino a mezz’ora dopo l’utilizzo. Un aumento esponenziale insomma della risonanza fra noi e la musica che stiamo percependo.

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A Padova il primo trapianto di mandibola con protesi stampata in 3D

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Realizzare delle protesi dentarie per la chirurgia con materiali innovativi e su misura: questa la missione di Sintac, una piccola azienda italiana con sede a Padova, diventata in pochi anni leader del settore biomedicale. Anche grazie anche alla collaborazione con importanti Università italiane e straniere, che ha portato le scorse settimane al primo trapianto di mandibola con protesi stampata proprio in3D, ed effettuato da medici dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Una tecnologia che riduce sensibilmente il rischio di rigetto nel paziente e che – essendo la protesi costruita in maniera simmetrica sulla base di un calco effettuato a partire dal volto del paziente stesso – migliora esteticamente il risultato dell’operazione e i tempi di riabilitazione. I materiali innovativi utilizzati per la stampa 3D sono pensati inoltre per diminuire il rischio di rottura della protesi una volta impiantata, e risultano più leggeri rispetto a quelle tradizionali.

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OMS: nel mondo una morte su cinque è causata da fattori di rischio ambientale

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Oggi oltre una morte su 5 nel mondo è dovuta a fattori ambientali, precisamente il 22,7% dei decessi. Fra i bambini la percentuale sale al 26,6%. Un ambiente non sano è anche la causa di 596 milioni di anni di buona salute persi, quello che in gergo tecnico si chiama DALYs, un indicatore che misura l’incidenza di una malattia sugli anni di vita che il paziente avrebbe potuto vivere da sano. Se si sommano tutti gli anni persi o vissuti in cattiva salute da tutti i pazienti nel mondo per malattie infettive, croniche o incidenti, troviamo che un quinto di questa perdita è dovuto a ragioni ambientali. Questi gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel rapporto “Preventing disease through healthy environments: a global assessment of the burden of disease from environmental risks“.

Numeri impressionanti, se pensiamo che nella maggior parte dei casi si tratta di qualcosa che possiamo prevenire. Non bisogna però fraintendere i termini della questione. Ragioni ambientali non significa solo inquinamento dell’aria, che dovremmo andare di meno in auto, preferire fonti di riscaldamento a minor impatto ambientale e scegliere la bicicletta.

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