Social media e salute mentale negli adolescenti

Si dà in qualche modo per scontato che l’uso dei social network impatti in maniera alienante sulla vita dei più giovani. Le evidenze confermano questa lettura, che fa dei social – paradossalmente – un mezzo per creare monadi impazzite invece che nodi della rete. Si parla spesso di isolamento, di mancanza di empatia, di valorizzazione dell’indifferenza. Tuttavia, non sono così noti i meccanismi clinici alla base dell’influenza negativa che i social media hanno sugli adolescenti, che pure sono importantissimi, dal momento che la salute mentale è uno dei maggiori problemi del nostro tempo. L’OCSE ha stimato che un europeo su sei soffra di una qualche forma di disagio mentale e che la probabilità che capiti a ognuno di noi una volta nella vita è del 50%.

A questo proposito uno studio pubblicato su The Lancet ha analizzato dati provenienti da Millennium Cohort Study del Regno Unito, che include 10.904 ragazzi di 14 anni, esaminando se l’uso dei social media è associato ai sintomi depressivi e alla prevalenza di molestie online, mancanza di sonno, autostima.

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Acalasia esofagea: la storia di Celeste

Inizialmente Celeste non ha fatto caso a quei dolori al petto. “Sarà lo stress”, “prendi troppo a cuore questo compito in classe”, “smetti di abbuffarti così”. Dall’esterno è difficile capire la peculiarità di quei dolori lancinanti, che partono dal torace ma arrivano a tirarti la nuca, le orecchie, a bloccarti i denti, il respiro.

Ci sono voluti vent’anni per capire che quelle fitte, unite alla difficoltà di deglutire e poi via via a sintomi sempre più strani, non erano stress. Si trattava invece di acalasia esofagea. “Ho iniziato davvero a spaventarmi quando una notte mi sono svegliata e mi sono accorta di avere pezzi di cibo masticato nel naso. Ho sentito il naso otturato, ma non mi sono preoccupata finché soffiando mi sono trovata nel fazzoletto pezzi del cibo che avevo mangiato il giorno prima”. A parlare è Celeste Napolitano, 34 anni, napoletana di professione editor, che da 14 anni non solo convive con la malattia, ma con la sua energia partenopea ha portato l’acalasia, per così dire, alla ribalta.

È grazie a Celeste se esiste Amae Onlus, la prima Associazione di Pazienti italiana.

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La ricchezza dei 1900 miliardari del pianeta è aumentata di 2,5 miliardi di dollari al giorno

Primo fatto: solo nell’ultimo anno Oxfam ha stimato che la ricchezza dei 1900 miliardari del pianeta sia aumentata di 2,5 miliardi di dollari al giorno, cioè 900 miliardi di dollari complessivi.Il numero dei miliardari aumenta anno dopo anno, registrando un raddoppio dal 2007 – e sono sempre più ricchi. Dall’analisi di Oxfam “Bene pubblico o ricchezza privata” risulta che 26 individui possiedono attualmente la stessa ricchezza dei 3,8 miliardi di persone che compongono la metà più povera dell’umanità. L’anno scorso erano 43. Nel frattempo la povertà estrema in Africa Subasahariana e non solo, è in crescita. La Banca Mondiale nel 2018 stimava 3,4 miliardi di persone, cioè la metà degli abitanti della Terra, che vivono con meno di 5,50 dollari al giorno, definendo questa come la nuova soglia di povertà.

Secondo fatto: gli uomini ancora oggi posseggono il 50% in più della ricchezza posseduta dalle donne. Secondo le stime di Oxfam, se il lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne in tutto il mondo venisse appaltato a un’azienda il suo fatturato annuo sarebbe circa 43 volte quello di Apple.

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Europa: nel 2016 una persona su sei ha sofferto di un problema di salute mentale

Secondo le stime dell’Institute for Health Metrics and Evaluation, un centro di ricerca indipendente dell’Università di Washington sulla salute globale, un europeo su sei ha sofferto di un problema di salute mentale nel corso del 2016. Precisamente il 17,3%, circa 84 milioni di persone. Fra questi, il 5,4%, cioè un europeo su venti, vive disturbi dell’ansia e poco meno sono le persone che soffrono di depressione. Il 2,4% della popolazione fa invece uso di droghe o abuso di alcol, un europeo su cento soffre di disturbo bipolare e uno su 300 di schizofrenia.

La probabilità che nel corso della nostra vita ci capiti di vivere uno di questi disturbi è del 50%, dice il rapporto Health at a Glance di OCSE. Insomma, testa o croce.

Da paese a paese le cose non cambiano di molto: dal primo all’ultimo in classifica per percentuale di cittadini con disturbi mentali il gap è di soli quattro punti. La Nazione con il tasso più elevato è la Finlandia, dove soffre di ansia, depressione e altri disturbi il 18,8% della popolazione.

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