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Reblogged from Scienza in Rete

Ogni anno solo negli Stati Uniti muoiono per colpa di armi da fuoco 32 mila persone, e altre 67 mila vengono ferite, anche in modo grave. Si tratta del 7,1% delle cosiddette morti premature, e di queste il 2% è non intenzionale, frutto dell’errore insomma. E del fraintendimento, ampiamente falsificato dalle statistiche, che possedere un’arma si traduca in una maggiore e migliore probabilità di autodifendersi.

Diffondere dati epidemiologici sull’uso delle armi è importante, perché capire la natura e l’impatto del problema è il primo passo per prevenire questo genere di violenza. Lo è soprattutto oggi che il numero di omicidi e di suicidi per arma da fuoco negli Stati Uniti è in aumento rispetto agli ultimi 20 anni e all’interno di una campagna elettorale dove il candidato Donald Trump non più tardi dello scorso maggio prometteva ai suoi elettori di abolire una volta eletto le gun free zones, le aree pubbliche dove attualmente è vietato portare pistole o fucili, come scuole, chiese e uffici. Si tratta di un argomento caldo anche in Europa, e in Italia, dove la discussione intorno alla legittimità della difesa armata dei cittadini è ciclicamente in fermento.

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