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In Italia sempre meno strutture sanitarie scelgono di assicurarsi. Con la conseguenza che le assicurazioni sono costrette ad alzare i prezzi e le Regioni sono sempre meno intenzionate a pagare. E a farne le spese alla fine sono i medici

Il fenomeno dell’autoassicurazione in ambito sanitario sta dilagando. Se fino a qualche anno fa erano pochi gli enti locali a preferire forme di autoassicurazione, ora sono solo due le realtà che assicurano interamente le proprie strutture sanitarie per qualsiasi entità di danni, la Valle d’Aosta, che sta però entrando anch’essa in un sistema misto, e la provincia autonoma di Bolzano. Riguardo al resto d’Italia, quello che emerge è un sostanziale fai-da-te dove ogni regione sceglie come autogestirsi, e addirittura quattro regioni – Basilicata, Liguria, Puglia e Toscana – hanno scelto la via della totale autoassicurazione, che si basa sull’utilizzo di un proprio Fondo Regionale. Le rimanenti regioni invece hanno optato negli ultimi anni per un sistema “misto”, che consiste nell’avvalersi di compagnie assicurative solamente per danni che superano una certa soglia, solitamente tra i 250 mila e i 500 mila euro.

Questi sono i dati presentati a luglio 2014 da ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) in un dossier dal titoloMalpractice, il grande caos. Secondo il dossier ANIA, al momento del rilevamento, cioè al fine 2012, alcuni enti locali dichiaravano addirittura di non possedere un sistema di gestione dei sinistri o di averlo in fase di avvio. Gli incidenti però continuano ad sussistere, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti. Oltre al fatto che la legge italiana è ferma al 1999 e la responsabilità civile (RC) dei medici che operano nelle strutture sanitarie nazionali è altissima, la più elevata d’Europa.

Quello a cui stiamo assistendo negli ultimi anni, grosso modo in coincidenza con la crisi economica, è un braccio di ferro tra le regioni e le compagnie assicurative, ognuna con le proprie ragioni e ognuna costretta a far fronte alle proprie difficoltà.

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