Gli ospedali milanesi visti attraverso gli occhi del Programma Nazionale Esiti

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Secondo i dati appena pubblicati relativi al 2015 del Programma Nazionale Esiti (PNE) − lo strumento del Ministero della Salute nato per valutare gli esiti degli interventi sanitari su base nazionale e regionale − gli ospedali milanesi non se la cavano affatto male rispetto alla media nazionale. Sia nella gestione delle criticità, a livello di pronto soccorso ma anche di trattamento di pazienti in emergenza da infarto o ictus, sia per quanto riguarda i volumi di prestazioni erogate, le strutture milanesi si collocano in posizioni migliori rispetto alla media nazionale. Rimangono tuttavia alcune criticità rispetto alla media nazionale in alcune strutture per esempio nella percentuale di parti cesarei primari, ancora troppo elevata in molte aziende milanesi, mentre rimangono poche le cliniche dove si propone un parto naturale a donne con pregresso parto cesareo. Così restano alti rispetto alla media nazionale i tassi di ospedalizzazione per alcune condizioni, come la gestione delle conseguenze a lungo termine del diabete, l’asma negli adulti, la gastroenterite pediatrica e le arteriopatie.

Si osserva inoltre una certa disomogeneità fra una struttura e l’altra nella gestione delle emergenze, nella classificazione dei codici di ingresso in pronto soccorso e nei tempi d’attesa che in alcuni casi possono superare le 3 ore per un codice giallo. Va detto che confrontare i risultati dei singoli ospedali tramite gli indicatori PNE richiede accortezza. Non tutti gli indicatori presentano lo stesso grado di validità e solidità e per questa ragione in alcuni casi accostare una struttura a un’altra non è appropriato. Un possibile criterio per giudicare il valore di un indicatore è quello della significatività statistica: “Il senso di parlare di significatività statistica di un certo risultato riguardante un certo evento in una data struttura è quello di stimare la probabilità che ha quell’evento possa essere dovuto al caso” spiega Mario Braga, coordinatore delle attività PNE di Agenas.

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Salute, gli ospedali italiani risparmiano sulle assicurazioni

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In Italia sempre meno strutture sanitarie scelgono di assicurarsi. Con la conseguenza che le assicurazioni sono costrette ad alzare i prezzi e le Regioni sono sempre meno intenzionate a pagare. E a farne le spese alla fine sono i medici

Il fenomeno dell’autoassicurazione in ambito sanitario sta dilagando. Se fino a qualche anno fa erano pochi gli enti locali a preferire forme di autoassicurazione, ora sono solo due le realtà che assicurano interamente le proprie strutture sanitarie per qualsiasi entità di danni, la Valle d’Aosta, che sta però entrando anch’essa in un sistema misto, e la provincia autonoma di Bolzano. Riguardo al resto d’Italia, quello che emerge è un sostanziale fai-da-te dove ogni regione sceglie come autogestirsi, e addirittura quattro regioni – Basilicata, Liguria, Puglia e Toscana – hanno scelto la via della totale autoassicurazione, che si basa sull’utilizzo di un proprio Fondo Regionale. Le rimanenti regioni invece hanno optato negli ultimi anni per un sistema “misto”, che consiste nell’avvalersi di compagnie assicurative solamente per danni che superano una certa soglia, solitamente tra i 250 mila e i 500 mila euro.

Questi sono i dati presentati a luglio 2014 da ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) in un dossier dal titoloMalpractice, il grande caos. Secondo il dossier ANIA, al momento del rilevamento, cioè al fine 2012, alcuni enti locali dichiaravano addirittura di non possedere un sistema di gestione dei sinistri o di averlo in fase di avvio. Gli incidenti però continuano ad sussistere, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti. Oltre al fatto che la legge italiana è ferma al 1999 e la responsabilità civile (RC) dei medici che operano nelle strutture sanitarie nazionali è altissima, la più elevata d’Europa.

Quello a cui stiamo assistendo negli ultimi anni, grosso modo in coincidenza con la crisi economica, è un braccio di ferro tra le regioni e le compagnie assicurative, ognuna con le proprie ragioni e ognuna costretta a far fronte alle proprie difficoltà.

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