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Gas_mask,_2009.07.17Un libro davvero interessante che ho letto di recente nell’ambito del mio corso di studi al Master in Giornalismo Scientifico Digitale in Sissa è Biberon al piombo, di Maria Cristina Saccuman (Sironi Editore, 2012). Qui una piccola recensione, nella speranza di accendere il vostro interesse.

“Nei libri di scienze delle scuole elementari la catena alimentare è rappresentata come una successione completa e rassicurante […] Se gli umani sono coinvolti, la catena si trasforma in piramide, con un maschio muscoloso in cima, i decompositori pudicamente rimossi. Nessun ritorno alla terra in previsione. Ma il problema dello schema è un altro: non dovrebbe esserci un uomo in cima alla piramide, ma un bambino allattato.” Così Maria Cristina Saccuman racconta la necessità di riconsiderare la centralità dell’impatto dell’inquinamento sulla salute dei bambini.

Un aspetto che si fa notare in questo libro è che ritornano spesso le stesse storie, storie di donne e di bambini che si ritrovano ad affrontare problemi legati allo sviluppo, malattie gravi come leucemie o malattie respiratorie. Rimbalzano molte volte le stesse parole:  autismo, disturbi dell’apprendimento, QI, test, allattamento. In particolare quest’ultima: allattamento. Perché, come sottolinea più volte l’autrice – già neuroscienziata presso l’Università San Raffaele di Milano – l’impatto degli inquinanti sui bambini, e le conseguenze sul loro sviluppo nervoso, passano prima di tutto attraverso l’allattamento al seno da una madre contaminata. Inoltre, la fragilità e l’immaturità degli organi e del metabolismo di un bambino, fanno sì che essi vadano considerati la categoria più a rischio per mano degli agenti inquinanti.

Le vicende che la Saccuman rievoca sono molte, e toccano tutto il Novecento; dalle storie note alle cronache come la cosiddetta “sindrome cinese” ,che ha visto il suicidio nel 2007 di un imprenditore della Mattel a causa dello scandalo provocato da alcuni giocattoli pesantemente contaminati di piombo, alla “misteriosa malattia” che a partire dagli anni Trenta provocò la morte di moltissimi bambini per avvelenamento da metilmercurio, a Minamata, in Giappone. E ancora la fittissima nebbia che ricoprì Londra nel dicembre 1952, che provocò in soli due giorni un raddoppio della mortalità infantile, dovuta all’insorgere di gravi malattie respiratorie. Oppure il caso dei sette capodogli spiaggiati nel 2009 in Puglia, provocato dall’ abbassamento delle difese immunitarie indotto dagli agenti inquinanti presenti nel Mediterraneo, che ci racconta che cosa sono i POP, i PCB e le diossine, agenti che possono influenzare in modo viscerale lo sviluppo dei bambini.

In ogni capitolo, l’autrice introduce un particolare inquinante, attraverso una storia che racconta gli effetti di questo materiale sulla salute degli esseri umani, in particolare in età infantile. Cosa significa un avvelenamento da piombo, o da mercurio; che effetti avranno sui nostri figli, anche quelli non ancora nati, i pesticidi e gli insetticidi come il DDT o il chlorpyrifos, che hanno accompagnato i nostri pasti per oltre quarant’anni? Come vedremo le conseguenze di un uso massivo e non accorto di queste sostanze sui bambini? A domande come queste, questo libro offre una risposta precisa e supportata da dati scientificamente fondati .

Un’altra parola che ricorre spesso scorrendo le pagine è industria. Un’industria che fugge dalle proprie responsabilità civili, come nel caso della Chisso, che condannò l’intero villaggio di Minamata; o come la “casa delle farfalle” che produceva Tetraetile, un potente antidetonante per i carburanti, e che deve il suo nome proprio al fatto che i suoi operai diventavano in poco tempo soggetti ad allucinazioni che li conducevano alla follia e successivamente alla morte. Un’industria che spesso vince la propria battaglia, condannando le persone che vivono nei pressi delle zone industriali ad una vita spesso inconsapevolmente ad elevato rischio per sé e per i propri figli. Un’industria che è onnipresente nella nostra vita quotidiana e da cui non possiamo difenderci se non a livello globale – afferma l’autrice – con una legislazione preventiva, come il regolamento REACH (Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals) che entrerà in vigore nel 2018, con cui per la prima volta l’Unione Europea passa all’industria il compito di dimostrare la sicurezza dei propri prodotti.

L’importanza di agire infine – conclude la Saccuman –  verso una salute globale, perché non è possibile separare la salute dei nostri figli da quella dell’ambiente. I “fili invisibili che legano i cittadini del mondo” tessono una tela indistricabile, e la salute di ogni bambino è legata alle scelte di ogni uomo e di ogni società.

Credits: Wikipedia Commons, by Lielais Rolands

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