Sulla manifestazione dei Negazionisti a Roma

Secondo me l’immenso Ravasi oggi sul Domenicale ha scritto la cosa più intelligente che ho letto in queste ore sulla manifestazione dei Negazionisti di ieri a Roma. O almeno, io ho inteso questo articolo in tal senso, anche se si parla di qualcosa di apparentemente molto lontano.

L’enorme mole di commenti sprezzanti di ieri nei confronti di queste persone mi ha nauseata, tanto che ho proprio chiuso Facebook e twitter anche se mi volevo informare. Mi ha nauseata anche l’immane aggressività delle parole dette dai manifestanti, chiaramente.

Ma una volta di più ho pensato che forse stiamo sbagliando, nel complesso, a interpretare questo tipo di eventi. L’uomo non può (ancora?) permettersi di bypassare la riflessione su che cos’è la Credenza. Abbiamo invece troppo velocemente lasciato la questione a filosofi della religione e teologi (che sono due cose diverse).

E se invece fosse questo il vero terreno comune da cui ripartire? Mi pare sia un errore pensare di essere in una fase “successiva”, scientocratica, in cui qualcuno – sfigato e tocco – è rimasto indietro.

A livello cognitivo siamo sempre gli stessi: maiali che cercano lapislazzuli nel fango melmoso della Credenza; solo che da un 100 anni la maggior parte di noi ha riconosciuto un metodo che reputa sufficiente a colmare la propria fame di senso su molte questioni, seppur non tutte.

Sappiamo ancora così poco delle basi fisiche della nostra coscienza – e basta leggere i libri di Oliver Sacks o delle collane di neuroscienze di Raffaello Cortina Editore per rendersi conto delle dimensioni – che forse dobbiamo fare un passo indietro e ricominciare a ragionare massivamente non solo su come raccontare il metodo scientifico, ma su come funzionano i sistemi di credenza di noi esseri umani.

Non significa che non continuerò a impegnarmi ogni giorno per diffondere la cultura della razionalità, del dato, chiaramente.