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Reblogged from datajournalism.it

Una su cinque. È la proporzione di imprese italiane che si sente limitata da una qualche forma di illegalità nella propria attività, mentre sono due terzi gli intervistati che affermano che la corruzione è la principale forma di distorsione del mercato. A raccontarlo sono i dati raccolti dallo studio I fenomeni illegali e la sicurezza percepita all’interno del sistema economico italiano pubblicato a maggio da Unioncamere, che ha coinvolto 2000 aziende in tutta Italia, e che rappresenta forse il primo tentativo di mettere a fuoco attraverso i dati la portata dell’illegalità a livello imprenditoriale nel nostro paese.

Una misura difficile
Certo, va detto che misurare un fenomeno sommerso come l’illegalità è di per sé un’operazione parziale, e i numeri in casi come questi vanno letti unicamente come uno spaccato interessante sul quale soffermarsi. Tuttavia emerge chiaramente il fatto che gli imprenditori percepiscono un netto aumento delle pratiche illegali e criminali: solo due su 100 ritengono che negli ultimi cinque anni il fenomeno si sia attenuato. E anche fra gli amministratori pubblici in molti casi non si dormono sonni tranquilli: nel periodo 2010 – 2013, l’8,4% delle intimidazioni ad amministratori locali viene perpetrata a Reggio Calabria, il 7,5% a Cosenza e il 6,4% a Palermo, solo per citare i primi tre della lista.

Eppure l’illegalità non paga, almeno in termini di fatturato delle imprese e quindi di sviluppo socio-economico di un’area. Quattro aziende su dieci affermano che se si debellassero le dinamiche criminali il loro fatturato crescerebbe, e non di poco. Una grossa fetta stima addirittura un possibile aumento di oltre 25% del proprio fatturato. Utopia? Forse, ma è bene ricordare che siamo di fronte a un fenomeno a più dimensioni: quando si parla di illegalità infatti non si intende solamente la criminalità organizzata, ma qualsiasi processo irregolare: corruzione, peculato, frodi fiscali, riciclaggio, estorsioni, lavoro sommerso e contraffazione, che nel complesso tirano parecchio indietro il carro dell’economia nazionale.

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