Epatite C, quando il farmaco costa troppo

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La questione Sofosbuvir è ancora in alto mare. Oggi in Italia sono 394 i pazienti affetti da Epatite C che hanno accesso a questo farmaco, che il 22 novembre scorso è stato raccomandato dall’EMA (European Medicine Agency) in tutti i paesi della Comunità Europea. Pochi, se pensiamo che le stime parlano di circa 10mila persone morte nel nostro Paese a causa dell’Epatite C, il più alto tasso di malati in Europa.

Come riportato da AIFA, negli Stati Uniti il costo fissato del Sofosbuvir – prodotto e commerciato da Gileadcon in nomi di Sovaldi e Virunon – è di circa 58 mila euro per un ciclo di 12 settimane. Non esiste oggi un prezzo di listino europeo, del Sofosbuvir  ma il prezzo si negozia paese per paese e la negoziazione per ribassare il prezzo sul mercato italiano procede molto lentamente.
L’ultimo aggiornamento risale al 12 agosto scorso, quando si è svolta una nuova riunione in cui la Direzione Generale, sentiti in precedenza i rappresentanti delle società scientifiche e delle associazioni dei pazienti, ha potuto esaminare una nuova proposta intermedia da parte di Gilead.

Per ora intanto in Italia per coloro i quali hanno avuto accesso al trattamento, esso rientra nel cosiddetto “uso compassionevole” dei farmaci, regolamentato dal Decreto Ministeriale dell’ 8 maggio 2003, che offre la possibilità di utilizzare a fini terapeutici farmaci o terapie per le quali non è ancora stata completata la fase di sperimentazione clinica. Lo stesso “uso compassionevole” citato da Davide Vannoni nel caso del metodo Stamina, quale pretesto per aggirare i vincoli imposti dalla legge italiana, come raccontano Antonino Michienzi e Roberta Villa nel loro libro #acquasporca.
Compassionevoli o meno, queste cure costano, e molto, al Sistema Sanitario Nazionale. Il Ministero della Salute e l’AIFA hanno avviato le trattative con l’azienda produttrice per ottenere un ribasso del costo del farmaco, oltre ad attivare una procedura di fornitura gratuita del medicinale, per renderlo disponibile da subito nei casi più urgenti, quali quelli di pazienti con recidiva severa di epatite dopo il trapianto di fegato e di cirrosi scompensata in lista per trapianto epatico.
Accollarsi le spese del Sofosbuvir però pesa incredibilmente sul bilancio dello Stato e stride con le regole dispending review fissate dal Patto per la Salute.

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Quel farmaco importante che non si produce più

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Un vecchio antitumorale ha dato buoni risultati in fase sperimentale per la cura della Ccm, ma ora improvvisamente tutto si è fermato, perché il farmaco non è più in commercio

C’è una malattia, che colpisce centinaia di migliaia di persone nel mondo. C’è un farmaco, che in fase preclinica si è rivelato potenzialmente positivo per la cura di questa malattia. E c’è un gruppo di ricercatori che non vedono l’ora di proseguire le loro ricerche. Quello che manca però è proprio lui, Exisulind, che da qualche tempo non viene più prodotto da alcuna casa farmaceutica.

La malattia in questione è la malformazione cavernosa celebrale(Ccm) che colpisce una persona ogni duecento, e che si manifesta come lesioni vascolari nel cervello, caratterizzate da agglomerati di capillari sanguigni molto ingrossati simili a grossi lamponi, che possono arrivare a esercitare forti pressioni che potrebbero portare a patologie gravi come attacchi epilettici, emorragie cerebrali o ictus. Per le persone affette da questa malattia la strada che normalmente si segue è la chirurgia, ma non tutti i pazienti possono sottoporsi a questo tipo di interventi di neurochirurgia e per questo la medicina ha cercato negli anni delle vie alternative.

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