Quanto sono “green” i Millennials?

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Secondo un rapporto di Pew research, ai Millennials, o generazione Y – i ragazzi nati dal 1980 al 2000 – la parola “ambientalisti” non piace, anche se si ritengono comunque molto impegnati sul fronte della tutela del pianeta. Preferiscono la bici all’auto, amano mangiare bio e a km zero. Se si apre un sito web di crowdfunding qualsiasi per venire inondati da nuove startup green create da giovanissimi.

Che i giovani adulti siano più “green” dei propri genitori, i Baby Boomers – quelli cioè nati fra il 1946 e il 1965 circa – è diventato quasi un modo di dire. A suon di sharing economy, il messaggio che è passato un po’ ovunque negli ultimi anni è che questa è la generazione più verde della storia. Ma è proprio così? Se andiamo a scartabellare fra i principali studi sull’argomento ci accorgiamo che la risposta come spesso accade sta nel mezzo, forse perché essere “green” oggi è una questione complessa, che coinvolge sì la sfera dei trasporti, cioè scegliere i mezzi pubblici piuttosto che l’auto, ma anche l’alimentazione, la scelta di acquistare questo o quel marchio, il riciclaggio e il riuso, le abitudini e gli stili di vita legati ai consumi energetici.

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Riscaldamento globale: parla Brian Hoskins

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Sono le attività umane a causare i cambiamenti climatici? Il livello di C02 nell’atmosfera è senza precedenti nella storia della Terra? Quanto velocemente si stanno innalzando i livelli del mare e quanto è rapida la riduzione dei ghiacci artici? Giovedì 5 maggio a Trieste presso il Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam si terrà la “Salam Distinguished Lecture Series” che quest’anno sarà tenuto proprio sui cambiamenti climatici da Sir Brian Hoskins, Chair del Grantham Institute for Climate Change all’Imperial College di Londra e professore di Metereologia all’Università di Reading. Abbiamo rivolto alcune domande al professor Hoskins.

La prima questione riguarda i dati sull’argomento: ogni anno gli scienziati sentenziano quello che dobbiamo e che non dobbiamo fare da qui al 2030 per evitare possibili scenari catastrofici. Ma, in sintesi, che cosa sappiamo veramente delle conseguenze del cambiamento climatico oggi?

Sappiamo che stiamo facendo un esperimento molto pericoloso con il nostro unico pianeta, che il riscaldamento globale esiste, e che continuare ad emettere anidride carbonica nell’atmosfera come adesso porterà molto probabilmente ad un ulteriore riscaldamento di circa 4 gradi centigradi entro la fine del secolo, che aumenterà in tutto il mondo il livello del mare.

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Rinnovabili: ecco quanta energia ci forniscono oggi

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In Europa il 15% dell’energia che consumiamo come utenti finali è fornita da fonti rinnovabili, il che significa che abbiamo meno di 4 anni per raggiungere il traguardo fissato dall’Europa: il 20% dell’energia proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020.
Oggi viene dalle rinnovabili il 25,4% dell’energia elettrica (era il 14,8% nel 2005), il 16% dell’energia che usiamo per riscaldamento e aria condizionata (era il 10,3% nel 2005) e il 5,4% dell’energia del settore dei trasporti (era l’1,4% nel 2005). Insomma: l’Europa non ha ancora raggiunto l’agognato 20%, ma i passi in avanti rispetto a 10 anni fa sono tangibili.
Se sembrano pochi 5 punti in percentuale, bisogna però considerare che di anno in anno continua ad aumentare la quantità di energia elettrica che consumiamo.
Lo raccontano gli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA).

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Mettete semi nei vostri droni. E piantate 1 miliardo di alberi all’anno

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La startup si chiama BioCarbon Engineering e il suo CEO è Lauren Fletcher, ex ingegnere della NASA. L’idea? Usare i droni per piantare 1 miliardo di alberi ogni anno per un totale di 500mila ettari nel giro di 5-7 anni, per contrastare la piaga della deforestazione, in primis in Africa e nella foresta Amazzonica. Un tentativo non solo per piantare alberi, ma soprattutto per difendere la biodiversità.

Non a caso il motto dell’azienda è “We are going to counter industrial scale deforestation using industrial scale reforestation”, contrastare la deforestazionesu scala industriale puntando sulla riforestazione su scala industriale. Una riforestazione “di precisione” che permetterà un aumento vertiginoso del numero di alberi piantati, a un costo bassissimo, dato che le risorse umane impiegate sono pochissime.

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