Il gap di genere sul trattamento dell’infarto

Senza dati disaggregati per genere, nazionalità, status socio economico, qualsiasi mappatura dei servizi sul territorio è parziale perché non individua chi rimane più indietro. Riguardo alle prestazioni sanitarie in ambito cardio-circolatorio questo aspetto è evidente: le donne tendono a ricevere trattamenti più lentamente e con esiti peggiori, per esempio durante un infarto.

A misurare questo fenomeno è Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali) attraverso il Piano Nazionale Esiti (PNE), che misura – appunto – gli Esiti terapeutici di una serie di trattamenti ospedalieri, con i dati disaggregati per Struttura Ospedaliera e Unità Territoriale (ULSS, ASL, AST,…). Per esempio sulla mortalità a 30 giorni per una serie di interventi, e a due anni, ma anche la percentuale di assistiti che hanno ricevuto il trattamento all’interno dei tempi indicati dai vari Percorsi Diagnositico Terapeutici Assistenziali (PDTA) per ogni patologia. Ad esempio in caso di infarto miocardico acuto il trattamento dovrebbe essere garantito con Angioplastica Coronarica Percutanea Transluminale (PTCA), i famosi “stent coronarici”, entro 90 minuti dall’accesso nella struttura di ricovero. Se la PTCA viene effettuata nelle fasi iniziali di un infarto, la mortalità a breve termine del paziente è minore. Il grande database PNE raccoglie anche dati sulle riammissioni ospedaliere a un mese dalla prima dimissione.

Continua su Il Sole 24 Ore

Il nostro sistema sanitario è pronto all’impatto del long COVID?

Il numero sempre crescente di pazienti colpiti da questa condizione successiva all’infezione da coronavirus, che può richiedere un lungo percorso riabilitativo, rischia di mettere sotto pressione i sistemi sanitari. Ecco come si sta preparando l’Italia.

Continua su Le Scienze

Le persone depresse credono di più alla disinformazione?

La depressione rende le persone più vulnerabili, e nuove evidenze mostrano che grossa parte di loro possono essere più propense a credere alla disinformazione. Un pregiudizio generale verso la negatività, o la tendenza a concentrarsi su informazioni negative piuttosto che positive, può esacerbare la diffusione della disinformazione. Questa è l’ipotesi da cui è partita un’ampia ricerca della Harvard Medical School presso il Massachusetts General Hospital pubblicata su JAMA. La risposta pare affermativa: non sarà così per tutti – la scienza è statistica – ma si osserva una correlazione fra presenza di sintomi depressivi e propensione a credere ad almeno una delle quattro affermazioni false sui vaccini anti COVID19 proposte dagli scienziati. Queste persone avevano la metà di probabilità di risultare vaccinate.

Continua su Il Sole 24 Ore

Quali dati di genere servono per monitorare il Pnrr? Spoiler: mancano la maggior parte degli indicatori

Su Infodata abbiamo sottolineato molte volte: senza dati non è possibile monitorare l’impatto di genere delle politiche pubbliche. L’Italia ha la necessità di produrre più dati disaggregati per genere, soprattutto in vista degli ingenti prossimi investimenti. Nel Pnrr gli interventi mirati alle donne rappresentano solo l’1,6% del totale, mentre il 18,5% riguarda misure che potrebbero avere riflessi positivi, anche indiretti, nella riduzione dei divari a sfavore delle donne; mentre, per la parte restante degli interventi del PNRR (77,9%), la possibilità di incidere per ridurre divari di genere esistenti dipende in larga misura da come verranno tradotti in pratica questi finanziamenti.

Alla fine del 2020 fra Bologna e Roma è nato Period, un TinkTank (espressione inglese che potremmo tradurre come “centro studi operativo”) femminista con l’obiettivo di produrre ricerca, analisi, report basati sui dati di genere in particolare a livello locale, comunale, e definire policy per favorire il raggiungimento dell’equità di genere. Promotrici sette fondatrici provenienti da background differenti e città differenti. Durante il convegno “Dati per contare. Statistiche e indicatori di genere per un PNRR equo” co-organizzato dalla Regione Emilia-Romagna e Period Think Tank lo scorso 30 novembre, è stato presentato un rapporto che mappa per la prima volta (a nostra conoscenza) quali statistiche sono prioritarie e fra queste, di quali abbiano i dati disaggregati per genere e di quali no. Spoiler: la maggior parte dei dati e degli indicatori che aiuterebbero a monitorare l’impatto degli investimenti del Pnrr in ottica di genere sono ad oggi mancanti.

Continua su Il Sole 24 Ore