datajournalism.it sbarca su L’Espresso: nasce il nostro blog Datastorie

Ed eccoci qui! Siamo online con il nostro nuovo blog, «Data stories», sul sito de L’Espresso!!! E il primo post va al più italiano di tutti i temi, il calcio.

Confronti tra investimenti ed esiti, con dati e tabelle, come sempre! Ma d’ora in poi potrete trovarci anche qui, ecco. Stay tuned!

http://datajournalism.blogautore.espresso.repubblica.it/

 

 

Chi è passato all’indeterminato? Meglio sul 2014, ma non sul 2013

Reblogged from WIRED Italia

“La macchina è ripartita” ha scritto il Premier Renzi sul suo profilo Facebook nei giorni scorsi. La macchina in questione sarebbe quella occupazionale, e in particolare i primi presunti frutti del Jobs Act, che sembrano confermati dai recentissimi datipubblicati da INPS. Questi ultimi parlano infatti di un +24% di nuovi contratti a tempo indeterminato da gennaio a questa parte, complici gli sgravi fiscali per chi assume, previsti dalla manovra renziana.
La fotografia fornita da INPS pare cozzare però con i dati Istat, secondo cui a marzo 2015 gli occupati sarebbero stati 70mila in meno dell’anno precedente. Da un lato dunque pare che il mercato del lavoro si stia aprendo, dall’altro che la disoccupazione stia aumentando.

Contraddizione dunque? No, perché Istat e INPS raccontano due realtà differenti fra di loro: INPS raccoglie i dati che riguardano il lavoro subordinato, mentre Istat dipinge il quadro del mercato del lavoro nella sua complessità, partite iva comprese, che non hanno visto certo migliorare le loro condizioni. L’Osservatorio delle partite iva del Ministero dell’Economia e delle Finanze infatti, dopo il boom di fine anno, dettato dalla paura di rientrare nel regime dei nuovi minimi previsto dalla Legge di stabilità 2015, ha registrato un calo del 2% delle nuove partite iva sul corrispondente periodo del 2014. E la flessione non riguarda solo le persone fisiche, cioè quelli che probabilmente non hanno aperto una posizione perché sono riusciti a trovare un lavoro da dipendente, ma anche altre forme giuridiche.

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La Gigafactory di Tesla alimenterà 500 mila nuove vetture elettriche

Reblogged from StartupItalia

Produrrà da sola più batterie al litio di tutte quelle prodotte nel mondo nel 2013. È la nuova futuristica Gigafactory di Tesla Motors, aperta a giugno scorso nel Nevada per costruire nuove batterie al litio e alimentare le auto elettriche del futuro. Gigafactory, il cui design ricorda curiosamente quello di un enorme chip, dovrebbe essere funzionante già nel 2017, per un totale di 500-1000 ettari di terra e 6500 lavoratori. Il costo previsto per realizzare l’impianto è pari a circa 5 miliardi di dollari.

Le batterie saranno tante e potenti: una capacità complessiva annuale di 35 Gwh. La ragione che ha spinto il gruppo di Elon Musk in questa direzione, in collaborazione con Panasonic, è il mercato stesso di Tesla Motors, che stima una produzione di 500 mila nuove vetture elettriche ogni anno per i prossimi 5 anni. Secondo le ultime notizie inoltre, per l’inizio del 2016 Tesla dovrebbe lanciare Model X, il nuovo «CUV» (crossover user vehicle).

Un quantità enorme di auto quella stimata da Tesla, che richiederebbe solo per sé di poter usufruire di tutta l’attuale produzione mondiale di batterie, cosa decisamente poco fattibile visto l’interesse che il settore delle auto elettriche sta producendo anche su altri colossi dell’high tech. Apple per esempio, ha dichiarato di voler immettere sul mercato la prima iCar entro il 2020. Inoltre, non dimentichiamo che a giugno del 2014 proprio Tesla Motors è stata protagonista di una vera e propria rivoluzione, rilasciando i propri brevetti in “open source” al grido di “All our patents are belong to you”.

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Pensioni, la bomba sociale pronta a esplodere

Reblogged from L’Espresso

Oggi le pensionirappresentano per le forze politiche una questione delicatissima. Il sistema previdenziale, infatti, è strutturato in modo che in pochi abbiano molto e in tanti abbiano poco. E un’ampia platea di persone, compresa fra i 55 e i 65 anni, per effetto della crisi si è ritrovata senza lavoro proprio a ridosso della pensione, con il rischio di maturare diritti largamente inferiori a quellie che erano 
le aspettative maturate fino 
a qualche anno fa

L’Inps nel 2015 conta oltre 18 milioni di pensioni erogate, fra prestazioni previdenziali 
e assistenziali, ma il 65 per cento del totale non supera i 750 euro mensili. Se si considerano poi le pensioni di reversibilità, quelle ai coniugi di contribuenti che nel frattempo sono mancati, la media scende a 597 euro. Questo in un momento in cui le famiglie si devono sobbarcare l’onere di supportare figli e nipoti, alle prese con un mercato del lavoro che continua a dare pochissime prospettive.

Osservando i dati si apprendono però due aspetti che vanno tenuti in considerazione. Anzitutto 
il fatto che negli ultimi dieci anni l’importo medio delle pensioni è andato aumentando di pari passo con il costo della vita, passando da 618 euro a 825 euro in media per persona. Secondo, che la spesa per le pensioni sta ingessando sempre più l’economia italiana: se nel 2000 rappresentava il 12,7 per cento del Prodotto interno lordo (Pil), nel 2013 si è toccato il 15 per cento .

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