Vivere con un’epilessia farmaco-resistente

VITE PAZIENTI – Leonardo ha tre anni quando arriva la prima crisi. È in Francia con i suoi genitori, in vacanza, e la prima diagnosi medica all’indomani del suo ricovero è di non preoccuparsi, perché probabilmente si è trattato di un’insolazione. Ma non è così. rientrato a Milano e dopo altri episodi di crisi, arriva la diagnosi: epilessia focale, che nel caso di Leonardo si manifesta da subito in forma molto grave, con più di dieci crisi al giorno.

“Parliamo anche di scosse ogni pochi minuti per tutto il giorno e la notte” mi racconta il suo papà, Maurizio Piacenza, che da cinque anni a questa parte vive con la moglie una vita molto diversa da quella che aveva immaginato, fatta di notti in bianco e di un monitoraggio continuo del bambino, che ancora oggi può cadere da un momento all’altro. Gli chiedo come sia possibile vivere anni e anni dormendo a notti alterne con la moglie, per controllare che Leonardo non abbia crisi pericolose nel sonno. Ogni notte senza mai una tregua. Mi risponde che forse dall’esterno i genitori di bambini speciali sembrano dei supereroi, ma che quando un’esperienza così ti tocca nella tua intimità, fai cose che mai avresti pensato di poter fare. Basta sentire la storia davvero pazzesca di suo figlio per capire che è così. Specie quando – come per loro – non c’è una rete familiare in grado di supportare l’assistenza, né esistono alternative.

L’epilessia di Leonardo è da subito complicatissima da gestire e molto grave, prima di tutto perché è resistente ai farmaci. In altre parole non si può mai, oggi così come all’esordio, trovare il farmaco risolutore. Ogni sostanza funziona per un certo periodo e poi è necessario cambiare la terapia.

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Quanto guadagnano e cosa fanno i cittadini extracomunitari in Italia?

Nel 2017 sono 2.259.652 i cittadini extracomunitari noti all’INPS, 90% dei quali – 2.042.156 persone – iscritti come lavoratori, a cui si aggiungono 96.743 pensionati (il 4,3% delle posizioni INPS) e 120.753 percettori di prestazioni a sostegno del reddito (il 5,3% del totale). Nel 2017 la metà degli extracomunitari iscritti all’Inps appartiene a sei paesi: al primo posto troviamo l’Albania con 299.731 persone, seguita dal Marocco con 262.824 persone, dalla Cina con 209.405 unità, dall’Ucraina con 166.546, dalle Filippine con 117.360 e dalla Moldavia con 106.041 persone).

Sono i dati pubblicati in questi giorni dall’Osservatorio sui cittadini extracomunitari dell’INPS, che mostra anche lo storico a partire dal 2008. Negli ultimi dieci anni si è passati da 1,3 a 1,7 milioni di cittadini non comunitari iscritti all’INPS come lavoratori, ma molto di più è cresciuto il numero di percettori di sostegno al reddito: dalle 17 mila posizioni del 2008 alle 94 mila del 2017, che mostra che grossa parte delle persone non comunitarie non ha un reddito sufficiente per vivere.

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Adolescenti omosessuali: il rischio di suicidio è quattro volte maggiore

In questi giorni è stata pubblicata su JAMA Pediatrics la prima revisione sistematica della letteratura scientifica a proposito del rischio di suicidi adolescenziali in relazione al proprio orientamento sessuale.

Il problema

Quello che è emerso è sconfortante: in trent’anni le cose non sembrano essere cambiate. La differenza di rischio di tentare il suicidio da adolescenti fra omosessuali e bisessuali è rispettivamente quattro e cinque volte maggiore rispetto ai giovanissimi eterosessuali, oggi come negli anni ottanta. Fra i ragazzi transessuali questo rischio è addirittura sei volte superiore rispetto ai coetanei eterosessuali.

Ma soprattutto, stando a quanto emerge, il problema oggi non è più il bullismo come in passato, ma la scarsa accettazione di sé, che passa attraverso la scuola e la famiglia. Nonostante i ragazzini di oggi vivano in un contesto culturale indubbiamente più aperto, basti pensare ai modelli presenti in molte serie TV dedicate a un pubblico giovane, non basta.

Il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti, a livello mondiale. Secondo i datidell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2016 sono stati 222 mila i suicidi in ragazzi dai 10 ai 29 anni in tutto il mondo: 94 mila donne e 127 mila giovani uomini. Inoltre, fra la popolazione generale il tentato suicidio è il principale fattore di rischio per un suicidio riuscito.

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Vaccini: 21,1 milioni di morti per morbillo evitate dal 2000

Non ci rendiamo davvero conto di quanto il morbillo sia ancora oggi una seria minaccia per la salute in molti paesi del mondo. Un documento pubblicato in questi giorni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la vaccinazione contro il morbillo abbia prevenuto circa 21,1 milioni di morti nel mondo dal 2000 al 2017: 10,4 milioni in Africa, 6,7 milioni nel Sudest Asiatico, 2,5 milioni di morti in Medio Oriente, 1,2 milioni nel Pacifico e 90 mila in Europa e altrettanti nelle Americhe. Negli ultimi diciassette anni si è inoltre ridotta dell’83% l’incidenza della malattia, anche grazie alle vaccinazioni.

 Sono risultati importanti, ma non così brillanti rispetto agli obiettivi ci eravamo prefissati. Nel 2010 l’Assemblea Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite aveva stabilito tre traguardi per la prevenzione del morbillo da raggiungere entro il 2015: superare il 90% di copertura di routine con la prima dose di vaccino contenente il morbillo (MCV1) tra i bambini con meno di un anno a livello nazionale e l’80% in ogni distretto; ridurre l’incidenza annuale del morbillo a meno di 5 casi per milione di abitanti; e infine ridurre la mortalità globale per morbillo del 95% rispetto alla stima del 2000. Due anni dopo, nel 2012, l’Assemblea aveva approvato il Global Vaccine Action Plan (GVAP), con l’obiettivo di eliminare il morbillo in 4 delle 6 regioni dell’OMS entro il 2015 e in 5 regioni entro il 2020.

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