Oppioidi, in Oklahoma la prima sentenza contro Johnson e Johnson

Lunedì scorso Thad Balkman, giudice quarantottenne dell’Oklahoma ha decretato che Johnson & Johnson aveva intenzionalmente minimizzato i pericoli dell’uso di farmaci oppioidi per la salute, ordinando all’azienda di pagare allo stato 572 milioni di dollari di risarcimento. Nella sentenza si legge che Johnson & Johnson aveva promulgato “campagne di marketing false, fuorvianti e pericolose” che avevano causato tassi di dipendenza in modo esponenziale e morti per overdose e bambini nati già esposti a oppioidi. Si tratta del primo processo a un produttore di farmaci per la distruzione provocata dagli antidolorifici prescritti.

L’importo è molto inferiore alla sentenza di 17 miliardi di dollari che l’Oklahoma aveva richiesto per il trattamento della dipendenza, e il giudice ha affermato che ci vorranno 20 anni per riparare al danno causato dall’epidemia di oppioidi. Nel frattempo – dichiara Balkman – 572 milioni di dollari dovrebbero bastare per pagare per un anno i servizi necessari per combattere l’epidemia in Oklahoma.

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Vivere senza sentire tra pregiudizi, pietismo e poca inclusione

VITE PAZIENTI – A un certo punto, mentre comunichiamo, l’interprete di Anna Maria deve rispondere a una telefonata e vedo che lei, dall’altra parte della videochat, continua a parlarmi nella lingua dei segni. Mi guarda negli occhi e mi è proprio chiaro che mi sta parlando sapendo bene che l’interprete non mi sta traducendo il suo linguaggio. Sono imbarazzata, disorientata, non capisco cosa mi vuole dire, e mi sento a disagio perché posso solo guardarla con espressione dispiaciuta scuotendo mani e testa. Mi rendo anche conto che il mio dispiacere ha quel filo sottile di senso di colpa che non dovrebbe avere.

Poco dopo l’interprete ritorna, e Anna Maria mi dice con un sorriso caldo, che voleva proprio che vivessi in prima persona quell’imbarazzo, per farmi intuire la sensazione che una persona sorda ha spesso ancora oggi nella sua vita quotidiana e in particolare sul lavoro. Ci sei riuscita eccome, Anna Maria. E te ne sono grata.

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Diabete e alimentazione: facciamo chiarezza sulle evidenze scientifiche

Il diabete è una malattia in crescita in tutto il mondo. In Europa si stima che sia diabetico il 10-14% della popolazione, mentre in Italia, il Sistema di Sorveglianza PASSI dell’ISS calcola che nel periodo 2015-2018 il 4,8% degli italiani abbia sofferto di questa malattia, sfiorando il 10% fra i 50-69 enni. I dati dell’Osservatorio ARNO Diabete mostrano invece una prevalenza complessiva in Italia del 6,3%. In media, in un caso su dieci si tratta di diabete autoimmune (ppt il 5% di diabete di tipo 1), mentre la fetta più grossa di persone soffre di diabete mellito di tipo 2, che insorge in età più adulta.

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Quando il reflusso gastrico diventa un problema

Sono circa 6 milioni gli italiani che soffrono di reflusso gastroesofageo, un problema in crescita nelle società occidentali, anche a causa di stili di vita frenetici e di un’alimentazione abbondante, sbilanciata, ipercalorica e ricca di grassi saturi. Negli Stati Uniti addirittura le stime parlano del 30% di adulti che convive con questo problema.

Non tutti i casi di reflusso sono uguali, sia per gravità che per causa. In molte persone il problema è originato da un’ernia iatale, la risalita dello stomaco verso il torace a causa di un allargamento dell’orifizio diaframmatico. In altri casi è la valvola interna (lo sfintere) dell’esofago che non funziona bene, cioè non si chiude bene dopo la deglutizione e favorisce il reflusso acido dallo stomaco e spesso il rigurgito di cibo.

L’ernia iatale e la disfunzione dello sfintere non sono semplici da diagnosticare. Oggi per fortuna esistono degli strumenti, come il manometro esofageo ad alta risoluzione, che permette di inserire un sondino dal naso e misurare accuratamente la forza della peristalsi, la funzionalità del diaframma e la tenuta della valvola. Grazie a questo esame si riescono a individuare ernie di soli 1-2 centimetri e minime disfunzioni della valvola antireflusso.

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