Il diabete è una malattia in crescita in tutto il mondo. In Europa si stima che sia diabetico il 10-14% della popolazione, mentre in Italia, il Sistema di Sorveglianza PASSI dell’ISS calcola che nel periodo 2015-2018 il 4,8% degli italiani abbia sofferto di questa malattia, sfiorando il 10% fra i 50-69 enni. I dati dell’Osservatorio ARNO Diabete mostrano invece una prevalenza complessiva in Italia del 6,3%. In media, in un caso su dieci si tratta di diabete autoimmune (ppt il 5% di diabete di tipo 1), mentre la fetta più grossa di persone soffre di diabete mellito di tipo 2, che insorge in età più adulta.
Quando il reflusso gastrico diventa un problema
Sono circa 6 milioni gli italiani che soffrono di reflusso gastroesofageo, un problema in crescita nelle società occidentali, anche a causa di stili di vita frenetici e di un’alimentazione abbondante, sbilanciata, ipercalorica e ricca di grassi saturi. Negli Stati Uniti addirittura le stime parlano del 30% di adulti che convive con questo problema.
Non tutti i casi di reflusso sono uguali, sia per gravità che per causa. In molte persone il problema è originato da un’ernia iatale, la risalita dello stomaco verso il torace a causa di un allargamento dell’orifizio diaframmatico. In altri casi è la valvola interna (lo sfintere) dell’esofago che non funziona bene, cioè non si chiude bene dopo la deglutizione e favorisce il reflusso acido dallo stomaco e spesso il rigurgito di cibo.
L’ernia iatale e la disfunzione dello sfintere non sono semplici da diagnosticare. Oggi per fortuna esistono degli strumenti, come il manometro esofageo ad alta risoluzione, che permette di inserire un sondino dal naso e misurare accuratamente la forza della peristalsi, la funzionalità del diaframma e la tenuta della valvola. Grazie a questo esame si riescono a individuare ernie di soli 1-2 centimetri e minime disfunzioni della valvola antireflusso.
Analisi del sangue di routine? Non servono a nulla
Quante volte ci è capitato di incontrare qualcuno che ci chiedesse “da quanto è che non fai le analisi?” e sentirci subito dopo in difetto per aver lasciato passare anche più di un anno? “In realtà dobbiamo metterci in testa che fare analisi del sangue ‘come controllo’ non è prevenzione. Gli unici modi per prendere una malattia per tempo sono da una parte sottoporsi agli screening, dall’altra vaccinarsi”. La dottoressa Elena Costa, responsabile del laboratorio analisi del Policlinico San Donato di Milano, è lapidaria: le analisi del sangue a tappeto non servono a molto, se non sono prescritte dal medico a fronte di sintomi ben precisi o in caso di riconosciuti fattori di rischio o per una familiarità con malattie genetiche.
“Le persone sono convinte che le analisi del sangue siano la cartina tornasole incontrovertibile del nostro stato di salute, ma non è così”, spiega Costa a OggiScienza. Ci dicono ciò che abbiamo bisogno di sapere, ma solo se abbiamo delle domande precise. Difficilmente sono la spia di qualcosa che non aveva dato alcun sintomo. Non a caso la Regione Lombardia da qualche tempo non rimborsa più per esempio le analisi sul colesterolo in assenza di fattori di rischio specifici”.
Abuso di antibiotici: a cosa stare attenti per contrastare l’antibiotico-resistenza
L’antibiotico-resistenza è un problema sempre più serio, anno dopo anno: secondo l’OCSE la percentuale di infezioni resistenti in Italia è raddoppiata in 10 anni e quasi 11.000 italiani muoiono ogni anno a causa di un’infezione di uno degli otto batteri resistenti. Siamo il primo paese europeo per numero mediano di infezioni e di morti attribuibili ad antibiotico-resistenza. In Europa, stando agli ultimi dati pubblicati a fine 2018 su The Lancet Infectious Diseasesdall’ECDC, sarebbero stati 33mila i morti nel 2015 per infezioni resistenti alle cure, tanti quanti sono stati i decessi per influenza, tubercolosi e HIV/AIDS messi insieme. Il 39% di queste morte è causato da infezioni batteriche resistenti a antibiotici di ultima generazione come carbapenemi e colistina.