In questi giorni la Fondazione Studi Consulenti sul Lavoro ha pubblicato un documento dal titolo Gli indici “rivelatori” dello sfruttamento del lavoratore nella giurisprudenza di legittimità, che esamina le sentenze della Corte di Cassazione, emesse dal 2015 a oggi sullo sfruttamento dei lavoratore, estrapolando alcuni indici per misurare con più precisione questa condizione.
In sintesi è da ravvisare un’ipotesi di sfruttamento quando sussistono una o più delle seguenti condizioni:
Un altro modo per valutare il reale impatto del COVID19 sui nostri sistemi sanitari è confrontare quanti e quali farmaci abbiamo utilizzato (e quindi acquistato) nella fase acuta della pandemia rispetto al periodo precedente. Il 29 luglio scorso AIFA ha pubblicato un rapporto passato in sordina nel mainstream dell’informazione (era sfuggito anche a noi di Infodata), ma molto interessante, dal titolo Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia COVID‐19 Anno 2020, che mostra i trend di acquisto dei farmaci usati per curare i malati di COVID a vario titolo (uso compassionevole, uso off-label, studi sperimentali, ecc.), e quello degli altri farmaci. L’obiettivo è quello di analizzare la tipologia di medicinali utilizzati per fronteggiare il COVID-19, e di capire se e dove ci sono stati deficit nell’erogazione dell’attività ospedaliera “tradizionale”, per esempio nell’ambito delle cure oncologiche.
Due precisazioni: 1. I dati di acquisto dei farmaci sono stati analizzati in rapporto al numero di soggetti risultati positivi al COVID-19, per ciascuna regione, estratto dai dati pubblicati dalla Protezione Civile al 31/05/2020. 2. Con l’espressione “off-label” si intende l’uso clinico (controllato) di farmaci al di fuori delle condizioni autorizzate dagli enti predisposti per una certa patologia. Con “uso compassionevole” si intende invece l’uso di un medicinale attualmente sottoposto a sperimentazione clinica, al di fuori della sperimentazione stessa, se i pazienti sono affetti da malattie gravi o se si trovano in pericolo di vita e non ci sono altre soluzioni.
Con che farmaci abbiamo curato il COVID?
Primo risultato: in una prima fase abbiamo assistito a un incremento importante dei consumi di medicinali fuori indicazione terapeutica: in particolare idrossiclorochina e azitromicina, di alcuni antivirali e degli inibitori dell’interleuchina . L’incremento maggiore in termini di variazioni percentuali si è riscontrato per l’idrossiclorochina che ha fatto registrare una variazione pari al 4.6%.
È importante tenere presente infatti che questa situazione ci ha colti impreparati e ha richiesto tempi di intervento molto più rapidi dei normali tempi che richiede la scienza medica per studiare la fattibilità dell’uso di un farmaco per una nuova patolgoia. Durante la fase critica della pandemia si sono evoluti i regolamenti di AIFA nell’utilizzo di alcuni farmaci (vedi immagine).
Secondo me l’immenso Ravasi oggi sul Domenicale ha scritto la cosa più intelligente che ho letto in queste ore sulla manifestazione dei Negazionisti di ieri a Roma. O almeno, io ho inteso questo articolo in tal senso, anche se si parla di qualcosa di apparentemente molto lontano.
L’enorme mole di commenti sprezzanti di ieri nei confronti di queste persone mi ha nauseata, tanto che ho proprio chiuso Facebook e twitter anche se mi volevo informare. Mi ha nauseata anche l’immane aggressività delle parole dette dai manifestanti, chiaramente.
Ma una volta di più ho pensato che forse stiamo sbagliando, nel complesso, a interpretare questo tipo di eventi. L’uomo non può (ancora?) permettersi di bypassare la riflessione su che cos’è la Credenza. Abbiamo invece troppo velocemente lasciato la questione a filosofi della religione e teologi (che sono due cose diverse).
E se invece fosse questo il vero terreno comune da cui ripartire? Mi pare sia un errore pensare di essere in una fase “successiva”, scientocratica, in cui qualcuno – sfigato e tocco – è rimasto indietro.
A livello cognitivo siamo sempre gli stessi: maiali che cercano lapislazzuli nel fango melmoso della Credenza; solo che da un 100 anni la maggior parte di noi ha riconosciuto un metodo che reputa sufficiente a colmare la propria fame di senso su molte questioni, seppur non tutte.
Sappiamo ancora così poco delle basi fisiche della nostra coscienza – e basta leggere i libri di Oliver Sacks o delle collane di neuroscienze di Raffaello Cortina Editore per rendersi conto delle dimensioni – che forse dobbiamo fare un passo indietro e ricominciare a ragionare massivamente non solo su come raccontare il metodo scientifico, ma su come funzionano i sistemi di credenza di noi esseri umani.
Non significa che non continuerò a impegnarmi ogni giorno per diffondere la cultura della razionalità, del dato, chiaramente.