Usura, in Italia sempre più imprese con il cappio al collo

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Il 14% degli imprenditori italiani nel 2013 ha richiesto un prestito a privati, per pagare i propri fornitori o per far fronte alle scadenze fiscali. Secondo dati Eurispes il 35,7% degli imprenditori italiani ha chiesto un prestito bancario (il 9,5% in più rispetto al 2012) ma solo due su tre l’hanno ottenuto. Si paga sempre più in ritardo e nel frattempo ci si indebita, tanto che secondo la Banca d’Italial’indebitamento medio delle imprese italiane ammonterebbe a circa 180 mila euro, quasi il doppio dell’ultimo decennio. La cronacamese dopo mese si arricchisce di casi di tentato o riuscito suicidiodi chi non ce la fa più a pagare. Aumentano i protesti, l’usura prolifica e lo stato deve far fronte ai numerosi risarcimenti previsti per le vittime, che nel 2012 sono stati pari a 9,3 milioni di euro. Infine, è il sud a portare ancora una volta la maglia nera. Questo in sintesi è quello che emerge dal recente studio conoscitivo sul fenomeno dell’usura stilato dalla Fondazione Antiusura Interesse Uomo per Unioncamere.

Un terzo delle aziende non ottiene il prestito in banca

In tempo di crisi il ricorso al credito, come è ovvio, sale. Alcuni – pochi se consideriamo che i volumi di denaro necessari a un’azienda per sopravvivere sono di gran lunga superiori ai debiti che può contrarre una famiglia – possono permettersi di “rimanere in famiglia” beneficiando dell’aiuto economico di amici e parenti. Secondo il 47° Rapporto del Censis citato dallo studio e relativo al 2013 sarebberoquasi 8 milioni le famiglie che avrebbero ricevuto aiuti da familiarinell’ultimo anno, e 1,2 milioni da amici.

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Disoccupazione, le dimissioni superano i licenziamenti

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Molti tra coloro che hanno fatto l’Italia negli ultimi 30 anni, oggi piangono. Se nel 2012 gli occupati con più di 55 anni erano circa 3 milioni, nel 2013 uno su 30 di loro ha perso il lavoro. Secondo dati riportati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel corso del 2013 sono stati infatti giustificati i licenziamenti di 807.343 persone, il 13% delle quali ha più di 55 anni. 105mila italiani che molto difficilmente troveranno un nuovo lavoro e che ancora non hanno raggiunto l’età della pensione.   Aumenteranno le pile di richieste di ammortizzatori sociali, che se ci limitiamo all’indennità di mobilità, sono passate dalle 156mila del 2012 alle 217mila del 2013. Nel frattempo si continua a discutere e mentre si parla di articolo 18 e Job Act gli ultra cinquantenni, che ieri avevano diritto fino a 4 anni di indennità di mobilità, da qui al 1 gennaio 2017 si ritroveranno a dover fare i conti con la realtà in soli 12 mesi.

“C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo” scriveva un poeta per raccontare la storia di un impiegato, bombarolo solitario, che si illudeva di sovvertire il sistema. Erano i primi anni Settanta, e oggi a distanza di quarant’anni ad aspettare la pioggia sono spesso quelli che impiegati non lo sono più. Se gli over 55 sono una buona fetta dei licenziati (intendendo tutte le forme contrattuali) i 45-54enni sono addirittura il doppio: a essere stati licenziati nel 2013 sono stati 200mila, due volte e mezza la portata di San Siro. Una crisi, quella del lavoro, che colpisce in particolare i lavoratori meno giovani di tutto il paese, da nord a sud, senza esclusione di colpi, anche in zone tradizionalmente locomotiva dell’industria del paese, come mostra la mappa dei licenziamenti nel 2013.

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