Italia fanalino di coda per numero di programmatori

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Siamo fra i paesi in Europa con la più bassa percentuale di giovani che sanno utilizzare un linguaggio di programmazione. Secondo recenti dati Eurostat infatti, saprebbero programmare solo 17 giovani su 100 fra i 16 e i 29 anni. Una percentuale che supera quella dei paesi dell’Est Europa come Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca, ma pesantemente al di sotto di Germania, Francia e Nord Europa. In Finlandia per esempio, a saper programmare sono 4 giovani su 10, in Svezia 3 su 10. Anche estendendo il conteggio all’intera popolazione nazionale, non solo ai giovani, siamo in fondo alla classifica, anche se la differenza con gli altri paesi è meno netta: un 9% tricolore contro una media europea dell’11%. La forbice si è aperta dunque soprattutto con lenuove generazioni.

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Diritto allo studio: ancora troppe borse “virtuali”

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Nell’anno accademico 2013-14, l’ultimo di cui possediamo i dati, sono stati oltre 46mila gli studenti universitari italiani dichiarati idonei a ricevere una borsa di studio, ma che non l’hanno ricevuta, che non sono cioè fra i cosiddetti “beneficiari”. In media, su 10 studenti considerati idonei, i borsisti effettivi sono solo 7. E le cose vanno sempre peggio: negli anni della crisi il numero di studenti idonei per una borsa di studio a livello universitario è scesa del 4,16%, e il numero dei borsisti addirittura del 9,17%. In controtendenza rispetto a Francia, Germania e Spagna, dove i beneficiari sono aumentati rispettivamente del 34%, del 33% e del 59% nel periodo 2007-2012.

CHI PAGA LE BORSE DI STUDIO? GLI STUDENTI

L’aspetto più interessante è che molta parte delle borse di studio erogate sono a tutti gli effetti pagate dagli studenti stessi, attraverso la tassa regionale studenti, che nel 201-14 copriva oltre il 40% delle borse. Il rimanente 60% se lo spartivano le regioni tramite i propri fondi (23,6%) e il Fondo Statale (34,2%).

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