Il più ampio studio mai eseguito sulla salute delle persone transgender

Dal giugno 2018, la transessualità non è più classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come malattia mentale. L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle “condizioni di salute sessuale”. Un cambiamento epocale, che va nella direzione di abbattere sempre più i tabù e dunque lo stigma nei confronti delle persone transgender.

Ma quanto sappiamo oggi dello stato di salute di chi decide di avvicinarsi alla propria autentica sessualità chirurgicamente oppure assumendo farmaci e ormoni? Ancora molto poco. Sono pochi i dati scientifici sugli effetti a lungo termine dei trattamenti sulla salute, come la suscettibilità al cancro o su come cambiano il cervello e il corpo in generale.

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Età media dei medici: fra un campano e un trentino ci sono 9 anni

L’età media del personale sanitario di ospedali e ASL è oggi 51 anni.Medici, infermieri, amministrativi e operatori sono in media 3 anni più vecchi rispetto alla forza lavoro del 2010. Lo mette in luce il Rapporto Sanità 2019 prodotto dal Centro Studi Nebo, che fornisce un’analisi del Conto Annuale del Personale della Pubblica Amministrazione della Ragioneria Generale dello Stato. L’unica categoria dove l’età media è (appena) inferiore ai 50 anni è quella degli infermieri, anche se in 7 anni l’età media è cresciuta di ben 4 anni, rappresentando uno dei salti maggiori dell’intero comparto.

Il personale medico e tecnico-professionale sfiora oggi i 53 anni medi, superati invece dal personale di direzione che con 53,4 anni risulta il gruppo più anziano e invecchiato dal 2010, quando l’età media era di 49,7 anni. Non stupisce, dal momento che come rilevavamo nella puntata precedente dove raccontavamo il  Rapporto Sanità 2019 , questo gruppo è quello che ha registrato una maggiore contrazione nel numero di unità. In altre parole: sempre meno nuove e giovani assunzioni fra chi si ritrova a gestire la parte amministrativa di una sanità che dovrebbe diventare, secondo i piani dell’Agenda Digitale, sempre più smart.

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La registrazione del webinar è ora disponibile!

Cari amici,

vi ringraziamo ancora per la partecipazione attiva al Webinar di ieri pomeriggio su “I 10 errori della comunicazione sanitaria online“!

Ricordiamo a chi era interessato ma che per qualche motivo non ha potuto partecipare, che è disponibile la REGISTRAZIONE del webinar con la mia lezione e con le slides.

Se siete interessati a riceverla gratuitamente, scriveteci: info@healthcomprogram.it

Vi ricordiamo che è se vi iscrivete entro il 20 maggio al corso di formazione in 10 lezioni che si terranno da giugno a dicembre, potete usufruire di uno sconto di 100 euro.
Alla fine ogni lezione vi costerà come una sera in pizzeria. E vi portate a casa 20 ore di formazione pratica più 4 ore di consulenza privata.

Programma e calendario qui.

Colgo l’occasione per rispondere a 3 domande che alcuni di voi mi hanno fatto:

1) Non c’è problema se non potete seguire tutte le lezioni dal vivo. Ogni incontro viene registrato e rimarrà per sempre disponibile nella vostra area riservata. Potete anche decidere di fare una maratona di tutte e 10 le lezioni a Natale, nessuno vi chiederà una qualche presenza in diretta obbligatoria 🙂
2) L’iscrizione dà diritto a 4 ore di consulenza personalizzata a fine corso sulla base delle vostre esigenze specifiche.
3) Il corso rilascia regolare attestato.

Per qualsiasi altra domanda, scriveteci!

Grazie per l’attenzione!

Sostenibilità: siamo maglia nera quanto a spreco di acqua potabile

A metà aprile Istat ha pubblicato il Rapporto SDGs 2019 sullo stato dell’arte del raggiungimento degli Obiettivi di Sostenibilità delle Nazioni Unite, i cosiddetti Global Goals, da qui al 2030. Non possiamo dire di collocarci male in Europa, ma una cosa pare certa: siamo maglia nera quanto a spreco di acqua potabile. Si tratta del Goal numero 6 dell’Agenda 2030 “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie” e in particolare nel target 6.4: aumentare in modo sostanziale l’efficienza idrica in tutti i settori e assicurare prelievi e fornitura di acqua dolce per affrontare la scarsità d’acqua e ridurre in modo sostanziale il numero delle persone che soffrono di scarsità d’acqua.

L’Italia presenta il maggiore prelievo di acqua per uso potabile pro capite tra i 28 Paesi dell’Unione europea: 156 metri cubi per abitante nel 2015. Eppure, su 9,5 miliardi di metri cubi d’acqua per uso potabile prelevati nel 2015, solo 8,3 sono stati immessi nelle reti comunali di distribuzione e solo 4,9 sono stati erogati agli utenti, che significa 220 litri per abitante al giorno. Insomma, poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (precisamente il 47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni idriche dalle reti di adduzione e distribuzione.  Le ragioni di queste ondate di perdite sono molto ben esplicitate: oltre alle perdite fisiologiche dovute alla estensione della rete idrica e al numero di allacci, le dispersioni sono dovute alla rottura nelle condotte, all’obsolescenza delle reti, ai consumi non autorizzati, ai prelievi abusivi e agli errori di misura dei contatori”.

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