Vivere senza sentire tra pregiudizi, pietismo e poca inclusione

VITE PAZIENTI – A un certo punto, mentre comunichiamo, l’interprete di Anna Maria deve rispondere a una telefonata e vedo che lei, dall’altra parte della videochat, continua a parlarmi nella lingua dei segni. Mi guarda negli occhi e mi è proprio chiaro che mi sta parlando sapendo bene che l’interprete non mi sta traducendo il suo linguaggio. Sono imbarazzata, disorientata, non capisco cosa mi vuole dire, e mi sento a disagio perché posso solo guardarla con espressione dispiaciuta scuotendo mani e testa. Mi rendo anche conto che il mio dispiacere ha quel filo sottile di senso di colpa che non dovrebbe avere.

Poco dopo l’interprete ritorna, e Anna Maria mi dice con un sorriso caldo, che voleva proprio che vivessi in prima persona quell’imbarazzo, per farmi intuire la sensazione che una persona sorda ha spesso ancora oggi nella sua vita quotidiana e in particolare sul lavoro. Ci sei riuscita eccome, Anna Maria. E te ne sono grata.

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Diabete e alimentazione: facciamo chiarezza sulle evidenze scientifiche

Il diabete è una malattia in crescita in tutto il mondo. In Europa si stima che sia diabetico il 10-14% della popolazione, mentre in Italia, il Sistema di Sorveglianza PASSI dell’ISS calcola che nel periodo 2015-2018 il 4,8% degli italiani abbia sofferto di questa malattia, sfiorando il 10% fra i 50-69 enni. I dati dell’Osservatorio ARNO Diabete mostrano invece una prevalenza complessiva in Italia del 6,3%. In media, in un caso su dieci si tratta di diabete autoimmune (ppt il 5% di diabete di tipo 1), mentre la fetta più grossa di persone soffre di diabete mellito di tipo 2, che insorge in età più adulta.

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Quando il reflusso gastrico diventa un problema

Sono circa 6 milioni gli italiani che soffrono di reflusso gastroesofageo, un problema in crescita nelle società occidentali, anche a causa di stili di vita frenetici e di un’alimentazione abbondante, sbilanciata, ipercalorica e ricca di grassi saturi. Negli Stati Uniti addirittura le stime parlano del 30% di adulti che convive con questo problema.

Non tutti i casi di reflusso sono uguali, sia per gravità che per causa. In molte persone il problema è originato da un’ernia iatale, la risalita dello stomaco verso il torace a causa di un allargamento dell’orifizio diaframmatico. In altri casi è la valvola interna (lo sfintere) dell’esofago che non funziona bene, cioè non si chiude bene dopo la deglutizione e favorisce il reflusso acido dallo stomaco e spesso il rigurgito di cibo.

L’ernia iatale e la disfunzione dello sfintere non sono semplici da diagnosticare. Oggi per fortuna esistono degli strumenti, come il manometro esofageo ad alta risoluzione, che permette di inserire un sondino dal naso e misurare accuratamente la forza della peristalsi, la funzionalità del diaframma e la tenuta della valvola. Grazie a questo esame si riescono a individuare ernie di soli 1-2 centimetri e minime disfunzioni della valvola antireflusso.

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Analisi del sangue di routine? Non servono a nulla

Quante volte ci è capitato di incontrare qualcuno che ci chiedesse “da quanto è che non fai le analisi?” e sentirci subito dopo in difetto per aver lasciato passare anche più di un anno? “In realtà dobbiamo metterci in testa che fare analisi del sangue ‘come controllo’ non è prevenzione. Gli unici modi per prendere una malattia per tempo sono da una parte sottoporsi agli screening, dall’altra vaccinarsi”. La dottoressa Elena Costa, responsabile del laboratorio analisi del Policlinico San Donato di Milano, è lapidaria: le analisi del sangue a tappeto non servono a molto, se non sono prescritte dal medico a fronte di sintomi ben precisi o in caso di riconosciuti fattori di rischio o per una familiarità con malattie genetiche.

“Le persone sono convinte che le analisi del sangue siano la cartina tornasole incontrovertibile del nostro stato di salute, ma non è così”, spiega Costa a OggiScienza. Ci dicono ciò che abbiamo bisogno di sapere, ma solo se abbiamo delle domande precise. Difficilmente sono la spia di qualcosa che non aveva dato alcun sintomo. Non a caso la Regione Lombardia da qualche tempo non rimborsa più per esempio le analisi sul colesterolo in assenza di fattori di rischio specifici”.

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