Tecnologia: favorisce o svaforisce l’inclusione delle persone con disabilità?

Li detestano tutti, e i meme che li riguardano sono ormai di moda, così come le “regole” che circolano in rete per evitarne l’utilizzo molesto, per esempio non dilungarsi oltre i 20 secondi. Per chi ha una forma di disabilità motoria i “vocali” WhatsApp o Messenger sono invece una benedizione. “I vocali per me sono un salvavita” ci racconta Laura Santi, giornalista, che da 25 anni vive una forma di sclerosi multipla progressiva, che le rende difficile oggi l’articolazione delle dita per la scrittura di messaggi da smartphone.
Per capire quanto e in che senso la tecnologia è davvero un aiuto per le persone con disabilità bisogna provare a mettersi nei loro panni; dal di fuori la percezione è sempre diversa. Quando sentiamo “sanità digitale” pensiamo immediatamente alle frontiere della telemedicina, al teleconsulto, e molto meno a quanto anche gli strumenti più semplici di uso quotidiano siano il cuore dell’e-health.
Per grossa parte delle persone con una disabilità fisica la voce è lo strumento più resistente. “Da quando esistono i vocali ho la possibilità di comunicare con il mio neurologo, anche solo per prenotare i farmaci che devo ordinare periodicamente con ricetta medica, in piena autonomia, senza bisogno di perdere ore, magari le “ore buone”, quelle dove non ho la fatica centrale, al telefono cercando di intercettarlo. Invio un vocale e lui appena può lo sente e procede. Questa minima cosa mi ha cambiato la vita”.

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Così il Covid-19 sta aiutando la ricerca sul cancro

Alla base del vaccino di Pfizer-Biontech c’è la ricerca sul cancro, e viceversa: probabilmente alle fondamenta del futuro vaccino anticancro ci sarà Covid-19. La tecnologia mRNA viene studiata da oltre 20 anni per riuscire a mettere a punto terapie immunologiche contro vari tipi di tumori. 

Fra il 2013 e il 2017 Biontech aveva coordinato uno studio finanziato dal Settimo Programma Quadro dell’Unione europea per la messa a punto di vaccini personalizzati basati sull’RNA contro il cancro al seno.

L’Italia è un attore fondamentale in questo scenario. Ne abbiamo parlato con Maria Rescigno, capo del Laboratorio di immunologia delle mucose e microbiota di Humanitas e docente di Humanitas University, che sta lavorando a un approccio innovativo ai vaccini anticancro: quello secondo cui la cellula tumorale può essere aggredita perché è una cellula “stressata”.

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Lo sfuggente numero degli spillover non rilevati

Una delle principali domande che le persone si pongono da un anno e mezzo è perché SARS-CoV-2 è diventato il disastro mondiale che conosciamo. Che cosa rende questo virus così diverso da tutti gli altri con cui conviviamo, e perché nonostante la scienza sia oggi molto più all’avanguardia rispetto agli scorsi decenni, non abbiamo mai vissuto una pandemia globale simile a questa.

A quasi due anni da quando presumibilmente il virus ha iniziato a circolare fra gli esseri umani, ancora non abbiamo risposte certe sulla sua origine, e il motivo è semplice: il mondo vivente, specie su scala globale, è ancora troppo complicato rispetto agli strumenti in nostro possesso per misurarlo.

Ce lo spiega bene Stefania Leopardi, veterinaria, ricercatrice all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, con cui avevamo parlato di questo argomento nella primavera del 2020, quando iniziavamo a prendere coscienza della portata di COVID-19.

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Mancano 60 mila infermieri. Boom di iscritti ai test d’ammissione, ma i posti sono rimasti pochi

In questi mesi di pandemia abbiamo toccato con mano che senza personale non si può garantire un’adeguata offerta sanitaria che sappia far fronte a un’emergenza come questa, che la sanità territoriale è cruciale per non riversare tutto il peso della prevenzione e della Primary Health Care sugli ospedali, e che la qualità dell’assistenza sanitaria non si può misurare solo in termini di medici specialisti (ospedalieri e non) presenti sul territorio. I medici specialisti scarseggiano ovunque, a causa di una pianificazione miope che non ha prodotto sufficienti borse di studio per coprire il fabbisogno attuale e il turn-over. Gli infermieri sono fondamentali, e nel prossimo futuro lo saranno sempre di più. La loro carenza è stata esacerbata durante il picco dell’epidemia, considerato che molti di loro stessi sono stati contagiati dal virus.

Il problema è che ne mancano 63 mila: quasi 27mila a Nord, circa 13 mila al Centro e 23 mila al Sud. È la denuncia della FNOPI, Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche.

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