Una salute mentale a gettoni

Da qualche mese ho iniziato a lavorare per il mensile Le Scienze a una serie di racconti e storie sulla salute mentale in Italia. Che cosa vuol dire oggi entrare nel sistema di cura, quali enormi problemi questo sistema si trova ad affrontare, le sfide, le contraddizioni, le ingiustizie.

Con questo lungo articolo su Le Scienze di Maggio (da oggi in edicola) iniziamo questo racconto parlando dei numeri dei servizi a partire dal tema del “no restraint”, ossia di quell’approccio alla gestione del malato che NON LEGA.

In questo articolo ho parlato con diverse persone in reparti che seguono questo approccio, e spero che troverete interessante tutto questo come l’ho trovato importante io.

Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi pubblicheremo sul sito de Le Scienze tante altre storie, dati, problemi che chiaramente qui sono rimasti fuori. Il primo articolo parlerà della salute mentale in tribunale. Poi parleremo di carcere, e poi di entreremo nella clinica, con che cosa significa gestire ad esempio un certo disturbo, ecc ecc.

Inutile dire che ringrazio la redazione de Le Scienze per la sempiterna disponibilità e lo spazio, e che qualora abbiate spunti per ulteriori approfondimenti, potete scrivermi.

Una persona su sei nel mondo soffre di infertilità. Anche fra i paesi poveri 

Una persona su sei nel mondo soffre di infertilità. Anche fra i paesi poveri.

Si tratta di un tema difficilissimo da quantificare. Questo primo tentativo a livello globale è a mio avviso interessante per inquadrare questo tema della denatalità che sta sulla bocca di tutti ma quasi sempre con premesse errate (cioè false proprio, non basate sui dati – si veda qui).

Poi c’è chi parla di sostituzione etnica, che significa porre una questione delicata a un livello di superficialità e appiattimento dell’intelligenza che non merita nemmeno gran commenti.

In ogni caso il mondo evolve, non è mai fermo. La storia sociale insegna.

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Antibiotico resistenza: due buone notizie, una cattiva e un falso mito 

L’ultimo rapporto dell’ECDC fornisce una misura nuova dell’antibiotico resistenza negli allevamenti, e che ci permette di dire due buone notizie e una meno buona. Le due buone notizie sono che considerando il complesso dei paesi europei si osserva una tendenza di riduzione della percentuale di batteri multiresistenti presenti negli animali da allevamento, e che anche in Italia riscontriamo un trend favorevole sia per la multiresistenza, che per la prevalenza di Escherichia coli contenenti un enzima che li rende resistente ai farmaci di ultima generazione. Per quest’ultimo aspetto si evidenzia per il nostro paese una riduzione del 27% della presenza di batteri con questo enzima, che sale al 50% nei polli da carne.
La notizia meno buona è che parlare di media europea significa appiattire una situazione estremamente eterogenea, con paesi dove il problema è in crescita.

“Il falso mito, oramai luogo comune ma che non ha fondamenta è invece che gli antibiotici utilizzati finiscano nella carne che viene venduta e che mangiamo. In realtà i residui che riscontriamo nelle nostre analisi sono a livelli irrisori” ci spiega Antonia Ricci, Direttrice dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – IZSVe. “Questo perché i regolamenti obbligano gli allevamenti ad attendere il tempo necessario fra la somministrazione di un antibiotico a un animale malato e la sua macellazione, affinché l’antibiotico venga metabolizzato ed eliminato dall’organismo dell’animale. Uno dei nostri compiti come Istituto Zooprofilattico è proprio svolgere analisi a campione sui residui di antibiotici nelle carni. Inoltre in Italia esiste un monitoraggio su quanti antibiotici vengono usati da ogni allevamento e quando, ad opera di un sistema nazionale chiamato Classyfarm. ”

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