Quanti posti letto abbiamo per servizi di salute mentale 

Nella scorsa puntata abbiamo raccontato i numeri dell’assistenza territoriale per la salute mentale, cioè l’utenza che nel 2021 è stata tramite pronto soccorso oppure assistita in regime di ricovero ospedaliero. L’emergenza, insomma. Oggi parliamo di chi è accolto in modo permanente o semi permanente dal sistema.
La rete dei sevizi dei Dipartimenti di Salute Mentale è costituita da Centri di salute mentale, centri diurni e strutture residenziali. Nel 2021 il sistema informativo salute mentale del Ministero della Salute ha rilevato dati di attività di 1.245 servizi territoriali, 1.983 strutture residenziali e 742 strutture semiresidenziali che si riferiscono a circa il 93% dei DSM.
Nel 2021 si contano 5,2 posti per 10 mila persone in strutture residenziali, 2,9 in strutture semiresidenziali.

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Salute mentale: troppo pochi psichiatri e psicologi nei Dipartimenti di Salute Mentale 

In media solo una persona su quattro ricoverata in un reparto di salute mentale dopo un evento acuto ha ricevuto una visita psichiatrica entro le due settimane dalla presa in carico, e il 30% complessivo entro un mese, con regioni dove dopo 30 giorni non è stato ascoltato per la prima volta neanche un paziente su cinque. In media nelle regioni del nord, e in particolare in Trentino-Alto Adige la percentuale di utenti ricoverati che viene presa in carico entro un mese con una visita psichiatrica è maggiore rispetto al centro sud. Si tratta comunque di valori bassi in quasi tutte le regioni, inferiori al 50%, e soprattutto di numeri assoluti elevati. Come raccontavamo nella prima puntata dedicata a questi dati sulla salute mentale, il 3,3% degli accessi al Pronto Soccorso è dovuto a patologie psichiatriche: 479.276 accessi solo nel 2021. Il 14,6% di queste persone è stata ricoverata dopo il triage, il 72% è stata invece dimessa e lasciata andare a casa. Poco più della metà sono stati accolti nei reparti di psichiatria. I TSO (trattamenti sanitari obbligatori) sono stati 5.538 nel 2021, pari al 7% dei ricoveri in reparto psichiatrico. Considerando i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, le riammissioni non programmate nei reparti di psichiatria entro 30 giorni dalla dimissione rappresentano il 14% del totale, mentre quelle a 7 giorni rappresentano il 7,7%.

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Quindici adulti su 1000 assistiti dai servizi psichiatrici. Ma le risorse non bastano 

Secondo l’ultimo rapporto ministeriale, nel 2021 sono state assistite dai servizi psichiatrici 778.737 persone (mancano i dati della Regione Calabria) con tassi standardizzati che vanno da 113,7 per 10.000 abitanti adulti nel Lazio fino a 363,2 nella P.A. di Bolzano. La media nazionale è di 158,4 assistiti ogni 10.000 abitanti adulti, cioè 1,5 su 100. Parliamo di persone affette da schizofrenia e altre psicosi funzionali, mania e disturbi affettivi bipolari, depressione, sindromi nevrotiche e somatoformi, disturbi della personalità e del comportamento, alcolismo e tossicomanie, demenze e disturbi mentali organici, ritardo mentale.

Assistiti non significa ricoverati. Il 3,3% degli accessi al Pronto Soccorso è dovuto a patologie psichiatriche: 479.276 accessi. Il 14,6% di queste persone è stata ricoverata dopo il triage, il 72% è stata invece dimessa e lasciata andare a casa. Poco più della metà sono stati accolti nei reparti di psichiatria. I TSO (trattamenti sanitari obbligatori) sono stati 5.538 nel 2021, pari al 7% dei ricoveri in reparto psichiatrico.
I servizi sono pochi rispetto agli utenti. Si contano 329 Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) per un totale di 4.039 posti letto per ricoveri ordinari e 294 posti letto per ricoveri in day hospital. Vi sono solo 18 strutture ospedaliere in convenzione che erogano attività di assistenza psichiatrica per un totale di 764 posti letto per ricovero e 2 posti per day hospital. L’offerta complessiva in Italia di posti letto in degenza ordinaria è di 0,9 ogni 10.000 abitanti maggiorenni. A lavorare in queste strutture sono appena 29.785 persone, e solo il 6,9% di queste persone è psicologo, l’8,6% è educatore professionale o tecnico.

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A New York per ogni dollaro investito in vaccinazione per COVID, dieci risparmiati. Come si calcola il ROI in sanità? 

L’investimento enorme che è stato messo in campo in poco tempo per garantire campagne vaccinali anti-COVID di massa, è valso la pena in termini di ritorno economico? Sembra ampiamente di sì. A fine novembre 2022 la nota rivista scientifica JAMA network ha pubblicato un lavoro dal titolo Return on Investment of the COVID-19 Vaccination Campaign in New York City che stima il risparmio economico a 360 gradi derivante dal programma di vaccinazione per COVID-19 nel corso del 2021. Risultato: durante il periodo esaminato, la campagna di vaccinazione a New York avrebbe evitato spese sanitarie per un valore di 27,96 miliardi di dollari e 315 mila potenziali anni di vita persi. Il risparmio netto stimato attribuibile alla vaccinazione è stato di 51 miliardi di dollari. Ogni dollaro investito nella vaccinazione avrebbe prodotto un risparmio stimato di 10 dollari, come costi diretti e indiretti degli esiti sanitari che sarebbero stati sostenuti senza la vaccinazione.

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