Trovate cellule staminali non ematopoietiche nel sangue

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RICERCA – È cosa ben nota da anni che all’interno del sangue, dopo stimolazione farmacologica del midollo, circolino anche cellule staminali ematopoietiche, quelle che danno origine a tutte le cellule del sangue. Per la prima volta invece è stato dimostrato che nel sangue dei donatori sani, oltre a globuli rossi, bianchi e piastrine ed ematopoietiche, circolano anche cellule staminali non ematopoietiche, che si possono isolare e replicarle.
Lo ha dimostrato uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Padova, in collaborazione con la Fondazione T.E.S Onlus e con il Centro trasfusionale di Belluno, pubblicato sul Journal of Cellular and Molecular Medicine.

L’ambito di ricerca è quello della medicina rigenerativa, la possibilità cioè di ricostruire dei tessuti danneggiati, rigenerandoli – appunto – a partire dalle cellule staminali, che sono quelle che poi differenziandosi possono dare origine alle diverse cellule del corpo umano. Insomma, rigenerare i tessuti stessi a partire dalle cellule, senza dover ricorrere a un trapianto. “Quello che si fa normalmente è prelevare il tessuto di un paziente, isolarne le cellule, trovare le staminali, ripopolarle e impiantarle – spiega a Oggi scienza Pier Paolo Parnigotto, già Direttore del Dipartimento di scienze del Farmaco dell’Università di Padova. Per fare questo però è necessaria una biopsia, che è un procedimento molto più invasivo e complesso rispetto a un semplice prelievo di sangue.

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Listeriosi: in Europa aumentano i casi fra anziani e donne

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In questi giorni l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha pubblicato i risultati di una consultazione pubblica sulla prevalenza dei casi di listeriosi – zoonosi dovuta alla contaminazione da Listeriamonocytogenes – nel periodo 2008-2015. I casi in Europa sono aumentati all’interno di due gruppi di popolazione: anziani con più di 75 anni e donne fra i 25 e i 44 anni. I motivi? Certamente un ruolo cruciale lo gioca il fatto di non seguire le corrette misure igieniche nella preparazione dei cibi, per esempio refrigerare gli alimenti a temperature inferiori ai 5 °C. EFSA stima che un terzo dei casi di listeriosi siano dovuti proprio alla crescita di Listeria monocytogenesnegli alimenti preparati e conservati a casa in frigorifero.
La maggior parte delle persone viene infettata tramite il consumo di cibi pronti come pesce affumicato e stagionato, carne sottoposta a trattamento termico e formaggi molli e semi-molli. Ma una minaccia viene anche le insalate pronte, che possono causare infezioni.

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Medici italiani, quanti sono oggi e quanti saranno fra 10 anni

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Nei giorni scorsi un comunicato di FIMMG (Federazione medici di medicina generale) e ANAAO (sindacato dei medici dirigenti) denunciava una situazione che si prevede drammatica: tra 5 anni – si legge – a causa dei pensionamenti previsti e del mancato bilanciamento di nuove assunzioni, si stima che mancheranno all’appello 45 mila medici, tra specialisti e medici di famiglia. Una forbice che si prevede si allargherà ancora di più fra 10 anni: nel 2028, infatti, dovrebbero andare in pensione 33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri, per un totale di 80.676 unità.

Ma quanti sono oggi i medici italiani? E come si colloca l’Italia rispetto al resto d’Europa? Le risposte si trovano all’interno dati Eurostat aggiornati al 2015, e per l’Italia addirittura al 2016, anche se per il 2016 si tratta di numeri provvisori.

Considerando i medici di medicina generale (quelli che per convenzione internazionale si definiscono Generalist Medical Practicioners), nel 2015 in Italia se ne conterebbero 53.610, cioè 88,3 per 100 mila abitanti. Il dato provvisorio per il 2016 parla di una leggera crescita: 54.831 unità, dopo anni di relativa stabilità. A questi si aggiungono 185.650 specialisti (dato 2016), cioè 295,55 specialisti per 100 mila abitanti. I pediatri invece sono 17.722, cioè 28,34 per 100 mila persone.

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Il rischio di cancro è associato tanto alle malattie croniche, quanto allo stile di vita

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SALUTE – Già altri studi avevano messo in luce che alcune malattie croniche come il diabete o le patologie renali possono predisporre allo sviluppo del cancro, generalmente valutando la singola cronicità. Non ci sono però molti dati finora su come la combinazione di malattie croniche e di stili di vita non sani possa portare o meno allo sviluppo di tumori o  aumentare la mortalità nei pazienti.
Un nuovo studio, pubblicato su BMJ e condotto da un nutrito gruppo di ricercatori americani e taiwanesi ha evidenziato che le malattie croniche contribuiscono a oltre un quinto dei tumori e a più di un terzo delle morti per cancro, percentuali analoghe al contributo combinato dei cinque noti fattori di rischio nello stile di vita (fumo, consumo di alcol, scarsa attività fisica, obesità e basso consumo di frutta e verdura nella dieta).
Si tratta di uno studio osservazionale che ha coinvolto 405.878 partecipanti, per i quali sono stati misurati per un periodo di circa otto anni otto marcatori: pressione arteriosa, colesterolo totale e frequenza cardiaca, diabete, marcatori della malattia renale cronica (proteinuria e velocità di filtrazione glomerulare), malattia polmonare e marcatore dell’artrite gottosa (acido urico).

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