La scarsità di medici e il nodo stipendi: la tecnologia può aiutare?

Che quello della scarsità dei medici in Italia sia un problema è cosa nota. Come raccontavamo qualche mese fa su Infodata , fra cinque anni il gap si dovrebbe sentire in tutte le specializzazioni mediche, con particolare veemenza fra i pediatri (6000 pensionamenti contro 2900 nuovi contratti), gli internisti (4119 pensionamenti e 2280 nuovi contratti), chirurghi (3621 pensionamenti contro 2710 assunzioni) e cardiologi (rispettivamente 2904 contro 2480 unità).

Ci sono aree d’Italia dove per questo motivo si è costretti a pensare di chiudere gli ospedali più periferici, che magari sono importanti in zone meno collegate con i grandi centri urbani, e non parliamo solo del sud Italia. A Belluno per esempio si stima manchino addirittura 100 medici, e due ospedali su quattro della provincia rischiano di essere chiusi.

Le ragioni di questo fenomeno sono diverse, non da ultimo il fatto che gli stipendi dei medici variano da regione a regione, senza alcun gradiente nord-sud. In sostanza in alcune regioni conviene meno andare a lavorare. I dati più recenti in materia purtroppo risalgono al 2013 e sono inclusi in uno studio condotto da STEM su dati Agenas. Le differenze regionali saltano subito all’occhio: un dirigente medico costa mediamente 226 mila euro a Bolzano, 143 mila a Trento, 123 mila in Valle d’Aosta e 102 mila euro in Sardegna, 105 mila euro in Toscana e 107 mila euro in Umbria.

Continua su Il Sole 24 Ore

Siamo troppo sedentari, poco sport per 1,4 miliardi di persone

Le nostre abitudini di vita comprendono ancora troppo poca attività fisica. Lo mette nero su bianco un articolo pubblicato su The Lancet Global Health che presenta i risultati di un’analisi aggregata di 358 sondaggi su una popolazione complessiva di quasi 2 milioni di partecipanti dal 2001 al 2016.
Secondo lo studio nel 2016 non ha fatto abbastanza movimento il 27% della popolazione esaminata, poco meno di una persona su tre. Fra le donne le cose vanno ancora peggio: il 31% di loro globalmente non fa abbastanza attività fisica, con picchi particolarmente negativi fra le donne dell’America Latina e dell’Asia Meridionale (non si muove abbastanza il 43,7%).
A “muoversi di più” sono gli uomini di Oceania, Sudest Asiatico e Africa Subshariana, cioè le aree più povere del mondo. Rispetto a questi paesi, la prevalenza dell’attività fisica insufficiente è doppia nei paesi ad alto reddito: il 38% contro il 16%.
Ma questi dati sono ancora più preoccupanti se vengono visti alla luce degli ultimi quindici anni, in questo range temporale l’incidenza di questo problema è addirittura aumentata. La prevalenza di un’attività fisica insufficiente varia dal 16,3% in Oceania al 39,1% in America Latina e nei Caraibi nel 2016. Tra il 2001 e il 2016 essa è aumentata di oltre 5 punti percentuali nei paesi occidentali ad alto reddito e in America Latina, mentre l’Asia orientale e sudorientale ha registrato un calo di oltre 5 punti percentuali.

Reblogged from Rivista Micron

Big Pharma sottrae risorse al fisco? I numeri del rapporto Oxfam

Sarebbero 3,7 miliardi le entrate annuali che i governi di 9 paesi ricchi avrebbero dovuto ricevere nel triennio 2013-2015 come imposte sui guadagni di quattro grandi imprese farmaceutiche – Abbott, J&J, Merck & Co e Pfizer – ma che non hanno incassato, a fronte di 5 miliardi di tasse incamerate. All’erario italiano solo contando questi quattro gruppi farmaceutici mancherebbero all’appello 267 milioni di dollari su base annua: 14 milioni da Abbott, 94 milioni da J&J, 25 milioni da Merck & Co e 113 milioni da Pfizer.

Le presunte entrate mancanti nelle casse dei paesi in via di sviluppo sarebbero invece pari a 112 milioni di dollari annui (di cui 73 milioni solo in India), cifra che equivale a quanto queste ultime potrebbero spendere per vaccinare 10 milioni di ragazze contro il virus dell’HPV, il papilloma virus, l’infezione che può portare al cancro alla cervice uterina.

La prima cosa da dire – precisata anche all’interno dello stesso rapporto di Oxfam da cui sono tratti questi dati  – è che, pur in assenza di un panorama completo, emergono forti disallineamenti fra i margini di utile globale, dichiarato nei bilanci consolidati dalle quattro big del mondo farmaceutico e il loro livello di profitto prima delle imposte registrato in alcuni paesi in cui operano tramite proprie sussidiarie. In sostanza in alcuni stati – Belgio, Irlanda, Paesi Bassi e Singapore – noti per regimi fiscali più favorevoli per i redditi d’impresa, i quattro grandi colossi farmaceutici hanno registrato, in proporzione al fatturato, utili lordi enormi rispetto a quelli messi a bilancio in altre economie avanzate, Italia compresa, nei mercati emergenti e in alcuni paesi in via di sviluppo.

condotte su 359 sussidiarie di questi 4 gruppi farmaceutici in 19 paesi, per ogni dollaro fatturato l’utile lordo sarebbe di 0,07 e di 0,05 dollari rispettivamente nei paesi ricchi (Italia inclusa) e in quelli in via di sviluppo. Al contrario, in Belgio, Irlanda, Paesi Bassi e Singapore, per ogni dollaro fatturato l’imponibile sarebbe al 31%, cioè di 0,31 centesimi. La discrepanza è evidente, specie alla luce del fatto che queste compagnie dichiarano alla SEC (la “Consob americana”) profitti consolidati che raggiungono in alcuni casi il 30% dei ricavi.

Continua su Il Sole 24 Ore

Vivere senza stomaco dopo un tumore

VITE PAZIENTI – “Dall’esterno viene da pensare che sia impossibile vivere senza stomaco, e invece fortunatamente non è così. Il nostro socio più anziano, Salvatore, ha più di 80 anni e vive senza stomaco da anni suonando la sua fisarmonica, così come il nostro segretario Gianluigi. Il problema è che si tratta di una vita faticosa, dove il mangiare e il digerire diventano attività intorno cui ruotano le nostre giornate.

Nonostante ciò, il percorso di cura spesso non prevede la presenza di un nutrizionista in grado di seguire il paziente dall’intervento in poi, in grado di guidarlo in questa fase di così profondo cambiamento. Se vuoi il nutrizionista lo devi cercare in autonomia, a volte pagandolo di tasca propria, spesse volte imparando a conoscere il tuo nuovo corpo insieme a lui”.

Parla velocemente Claudia, con il suo caldo accento emiliano, mentre mi racconta della sua nuova vita cominciata dieci anni fa dopo una gastrectomia totale dello stomaco in seguito a un tumore. Claudia è di corsa, sono le dieci di mattina e sta ultimando i preparativi per iniziare il nuovo anno scolastico. Lei è insegnante ed è anche la presidente dell’associazione nazionale Vivere Senza Stomaco si può Onlus.

Continua su Oggiscienza