Gli smartphone e i social stanno cambiando le interazioni sociali nelle economie emergenti?

Gli smartphone e i social media stanno cambiando le interazioni sociali nelle economie emergenti? Un sondaggio condotto da Pew Research Center su 28.122 adulti di 11 nazioni sparse per quattro continenti, ha rilevato che in tutti i paesi esaminati, coloro che usano gli smartphone – e in particolare quelli che usano i social media – hanno maggiori probabilità rispetto a quelli che usano telefoni meno sofisticati o che non hanno affatto telefoni, di interagire regolarmente con persone di diversi gruppi religiosi, opinioni politiche, etnia e livello socio economico.

In ogni modo l’81% (si tratta di un valore mediano) degli utenti di social media afferma di possedere o condividere uno smartphone.

Il 57% degli utenti  messicani riferisce per esempio di interagire frequentemente o occasionalmente con persone di altre religioni, rispetto al 38% registrato fra coloro che non usano lo smartphone: una differenza di ben 19 punti percentuali. In India il 70% di chi possiede uno smartphone è portato a interagire con persone di un altro credo, contro il 53% di chi non utilizza questo strumento. In Kenia le percentuali sono rispettivamente del 60% e del 43%.

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La copertura sanitaria universale continua a non interessare a nessuno

Stando ai dati di tre recenti rapporti sulla spesa sanitaria globale, è evidente che i Governi non stanno ancora mettendo la salute al centro delle priorità delle proprie politiche. Se in termini di Pil pro capite sembra che quasi tutti i paesi del mondo stiano “progredendo”, la maggior parte dei paesi a basso e a medio reddito non è ancora in grado di finanziare un pacchetto base di servizi sanitari. La spesa pubblica per la salute è in aumento dappertutto, ma rimane ancora troppo bassa in molti paesi per garantire una copertura sanitaria universale (Universal Health Coverage – UHC).

La prima fonte è l’aggiornamento al 2016 del database pubblicato a dicembre 2018 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla spesa sanitaria globale, paese per paese. Nello stesso mese l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato nuovi dati sull’assistenza ufficiale allo sviluppo per la salute , che sono ora disponibili fino al 2017. Nel gennaio 2019, il Policy Cure Research ha invece pubblicato il suo ultimo sondaggio  che ha monitorato la spesa globale per lo sviluppo di prodotti per malattie trascurate fino al 2017.
Queste tre fonti di dati ci permettono di esaminare le tendenze nei finanziamenti nazionali per valutare se nel complesso siamo sulla buona strada per mobilitare i finanziamenti necessari per raggiungere gli obiettivi sanitari stabiliti nel terzo obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG 3) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che si fonda sul raggiungimento della una copertura sanitaria universale.

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Il 2019 dei migranti verso l’Italia. Uno su quattro è morto in mare

Secondo i dati dell’Unhcr, sia nel 2018 che nel 2019 gli arrivi sono diminuiti rispetto agli anni appena precedenti. Nel 2018 gli arrivi in totale sono stati 141.500, 40 mila in meno rispetto all’anno precedente, e solo 23 mila di essi in Italia, l’equivalente degli abitanti di una piccola cittadina di provincia. Dal 2014 al 2019 sono arrivati in tutta Europa da Italia, Grecia e Spagna 2 milioni di migranti su 741,4 milioni di persone residenti in Europa. Due milioni è appena la popolazione di una città come Parigi.

 

Gli arrivi del 2019: 625 persone Nei primi quattro mesi del 2019 sono arrivate in Italia 625 persone migranti (aggiornamento al 16 aprile), contro le oltre 9 mila della Grecia e le 3 mila della Spagna. Abbiamo contato 202 persone accolte sulle coste italiane a gennaio, 60 a febbraio, 262 a marzo e 99 al 15 aprile 2019.

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Vaccini: 21,1 milioni di morti per morbillo evitate dal 2000

Non ci rendiamo davvero conto di quanto il morbillo sia ancora oggi una seria minaccia per la salute in molti paesi del mondo. Un documento pubblicato in questi giorni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la vaccinazione contro il morbillo abbia prevenuto circa 21,1 milioni di morti nel mondo dal 2000 al 2017: 10,4 milioni in Africa, 6,7 milioni nel Sudest Asiatico, 2,5 milioni di morti in Medio Oriente, 1,2 milioni nel Pacifico e 90 mila in Europa e altrettanti nelle Americhe. Negli ultimi diciassette anni si è inoltre ridotta dell’83% l’incidenza della malattia, anche grazie alle vaccinazioni.

 Sono risultati importanti, ma non così brillanti rispetto agli obiettivi ci eravamo prefissati. Nel 2010 l’Assemblea Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite aveva stabilito tre traguardi per la prevenzione del morbillo da raggiungere entro il 2015: superare il 90% di copertura di routine con la prima dose di vaccino contenente il morbillo (MCV1) tra i bambini con meno di un anno a livello nazionale e l’80% in ogni distretto; ridurre l’incidenza annuale del morbillo a meno di 5 casi per milione di abitanti; e infine ridurre la mortalità globale per morbillo del 95% rispetto alla stima del 2000. Due anni dopo, nel 2012, l’Assemblea aveva approvato il Global Vaccine Action Plan (GVAP), con l’obiettivo di eliminare il morbillo in 4 delle 6 regioni dell’OMS entro il 2015 e in 5 regioni entro il 2020.

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