Pensioni, la bomba sociale pronta a esplodere

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Oggi le pensionirappresentano per le forze politiche una questione delicatissima. Il sistema previdenziale, infatti, è strutturato in modo che in pochi abbiano molto e in tanti abbiano poco. E un’ampia platea di persone, compresa fra i 55 e i 65 anni, per effetto della crisi si è ritrovata senza lavoro proprio a ridosso della pensione, con il rischio di maturare diritti largamente inferiori a quellie che erano 
le aspettative maturate fino 
a qualche anno fa

L’Inps nel 2015 conta oltre 18 milioni di pensioni erogate, fra prestazioni previdenziali 
e assistenziali, ma il 65 per cento del totale non supera i 750 euro mensili. Se si considerano poi le pensioni di reversibilità, quelle ai coniugi di contribuenti che nel frattempo sono mancati, la media scende a 597 euro. Questo in un momento in cui le famiglie si devono sobbarcare l’onere di supportare figli e nipoti, alle prese con un mercato del lavoro che continua a dare pochissime prospettive.

Osservando i dati si apprendono però due aspetti che vanno tenuti in considerazione. Anzitutto 
il fatto che negli ultimi dieci anni l’importo medio delle pensioni è andato aumentando di pari passo con il costo della vita, passando da 618 euro a 825 euro in media per persona. Secondo, che la spesa per le pensioni sta ingessando sempre più l’economia italiana: se nel 2000 rappresentava il 12,7 per cento del Prodotto interno lordo (Pil), nel 2013 si è toccato il 15 per cento .

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Solenica: la start up italiana che “ruba” la luce del sole per illuminare case e uffici

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Attivare la vitamina D, rendere più felici noi stessi e i nostri animali domestici, abbronzarsi e coltivare un giardino dovunque si desideri, anche in un piccolo appartamento buio di città. Oltre alla possibilità di fare foto e video con la luce giusta, aspetto tutt’altro che secondario nell’era di Instagram e pinterest. Questi sono solo alcuni dei benefici della luce solare, e la novità oggi è che un gruppo di giovani italiani ha trovato il modo di portarla dentro le nostre case dandoci la sensazione di essere all’aperto, senza bisogno di corrente elettrica. Un piccolo Prometeo in grado di “rubare” la luce naturale dall’esterno e portarla nelle nostre stanze. E il tutto senza far arrabbiare gli dei.

Il moderno Prometeo è una sfera di circa 50 cm di diametro e si chiama Lucy (non esisterebbe nome più azzeccato!). Il suo cuore è un eliostato, un sistema di specchi progettato per seguire il percorso del sole durante il giorno, immagazzinarne l’energia e proiettare la luce in un determinato punto, per esempio all’interno di una stanza. Lucy è un sistema indipendente che non ha bisogno di allacciamenti alla rete elettrica, dato che si autoalimenta grazie alla presenza di celle fotovoltaiche.

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Infermieri sempre più in crisi. Ma la domanda non mancherebbe

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Decennio dopo decennio viviamo sempre più a lungo, e nella maggior parte dei casi non in perfetta salute. Nel 2013, 4 over 65 su 10 presentavano tre o più patologie croniche, al sud quasi un anziano su 2. Persone costrette a vivere in casa, costantemente, o quasi, sotto controllo medico.
Tuttavia, anche se a rigor di logica di infermieri ce ne è sempre più bisogno, pare che le famiglie italiane per quanto riguarda iniezioni, bendaggi, o assistenza ai malati preferiscano rivolgersi a non infermieri, con la conseguenza che la categoria ha cominciato a sentire i morsi della crisi. In particolare fra i più giovani, quelli che risentono maggiormente del blocco delle assunzioni degli ultimi anni.

Domanda e offerta non si incontrano

A evidenziare questo paradosso è un recente report Censis, dal titolo Infermieri e nuova sanità: opportunità occupazionali e di upgrading. Le prestazioni infermieristiche nella domanda di assistenza sul territorio, che racconta un fatto che non può passare inosservato. Un paradosso che vede da una parte una domanda crescente di assistenza e dall’altra una disoccupazione che aumenta. Da un lato pile di curricula di giovani infermieri che si accumulano sulle scrivanie di ospedali e cooperative, e dall’altro famiglie che nel momento del bisogno hanno difficoltà a trovare un professionista per i loro cari. “Si tratta di categorie di pazienti che una volta esaurito il momento della diagnosi e della scelta di una eventuale terapia, si ritrovano a casa loro a dover fare i conti con un’assistenza territoriale che non c’è e con bisogni sempre crescenti di assistenza e di salute insoddisfatti a livello di strutture pubbliche” spiega Barbara Mangiacavalli, PresidenteIPASVI (Federazione Nazionale Collegi Infermieri).

Una domanda e un’offerta che spesso non si incontrano. Un paradosso che fa sì che alla fine oltre 4 milioni di italiani ogni anno decidano di ricorrere a prestazioni infermieristiche da parte di persone che non sono infermieri professionali. Il 77% delle famiglie afferma che opterebbe per un non infermiere per la gestione di terapie farmacologiche, il 72% per la misurazione di parametri vitali, il 53% per assistenza notturna e il 42% per iniezioni e medicazioni. Cifre tutt’altro che irrilevanti.

Per contro, circa 8,7 milioni di persone si sarebbero rivolte nel 2014 a un infermiere privatamente, circa un terzo di essi per prestazioni continuative. Se sembrano molti, basti pensare che, sempre secondo quanto riporta Censis, in Italia vi sarebbero più di 3 milioni di persone non autosufficienti, più di 9 milioni con patologie croniche e oltre 5 milioni e mezzo di anziani in multicronicità. Anche considerando che una parte di essi vive presso strutture preposte, la domanda è tutt’altro che esigua, e spinge a chiedersi a quanto ammonti il fenomeno del lavoro sommerso in questo settore.

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Come ti rovino l’industria del falso con un pezzo di silicio

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Come mandare in rovina l’industria del falso? Con un chip. Questa almeno è l’idea di Srini Devadas, docente di Ingegneria Elettrica e computer science che sulle sue ricerche sta costruendo un vero e proprio business. Che si tratti di un passaporto, di un badge o di una borsetta, l’eclettico ingegnere è convinto di farcela e non esclude altre applicazioni.

L’idea di Devadas è semplice e soprattutto low cost: costruire dei minuscoli chip che abbiano la stessa peculiarità dell’impronta digitale umana: essere cioè unici. Come? Introducendo delle variazioni quasi impercettibili all’interno degli stessi chip in fase di fabbricazione, che li rendano l’uno diverso dall’altro. Differenze che devono essere piccolissime e soprattutto impossibili da prevedere. Questi chip anti contraffazione sono inoltre fatti di silicio, che li rende una tecnologia assolutamente a basso costo, facilmente utilizzabile all’interno di etichette con identificazione a radio frequenza.

L’azienda che sta trasfomando l’idea di Srini in realtà si chiamaVerayo ed è un’azienda nata nel 2005 in seno al MIT, proprio grazie a lui. Da anni l’azienda lavora nella direzione di mettere a punto nuove tecnologie per combattere la piaga della contraffazione basandosi sulla cosiddetta PUF technology, inventata proprio da Devadas durante il suo lavoro al MIT. La PUF technology non è altro che un insieme di circuiti elettrici estremamente sensibili a variazioni minime, che possono essere incorporati nel chip per renderlo unico, come un’impronta digitale umana. Questi semiconduttori sfruttano quindi questa sorta di “biometria del silicio”, e dato che le variazioni prodotte sono imprevedibili, permanenti e impossibili da replicare, ogni chip diventa non clonabile e i parametri utilizzati diventano segreti dal punto di vista della sicurezza.

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