Ecco chi è il nuovo consulente scientifico di Donald Trump

Il Senato americano ha confermato il 3 gennaio scorso che sarà il il meteorologo sessantenne Kelvin Droegemeier il nuovo Consulente scientifico della Casa Bianca dell’Amministrazione Trump, carica istituita nel 1976 per consigliare il Presidente su tutto quello che ha a che vedere con il mondo della scienza e delle sue conseguenze: disastri nucleari, epidemie, tecnologie emergenti, cambiamenti climatici e altro ancora. La conferma arriva a 5 mesi dall’annuncio dello stesso Trump di voler proporre proprio Droegmeier.

La nomina ha sicuramente sorpreso. Dal 2009 fino all’agosto 2018, Droegemeier è stato vicepresidente per la ricerca presso l’Università dell’Oklahoma in Norman. Ha anche lavorato brevemente come segretario della scienza e della tecnologia dell’Oklahoma ed è stato membro del National Science Board, che sovrintende alla National Science Foundation, durante le amministrazioni dei presidenti George W. Bush e Barack Obama. Insomma, certamente non si tratta di un negazionista dei cambiamenti climatici.

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Ozono: la Pianura Padana maglia nera d’Europa

Secondo quanto riporta l’ultimo rapporto Air Quality in Europe 2018dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, la nostra Pianura Padana è la zona con la più alta concentrazione di Ozono troposferico (O3) d’Europa. L’unica area del continente dove nel 2016 si sono toccati vertici di più di 140 μg/m3 di concentrazioni massime di Ozono su una media giornaliera di 8 ore, quando la soglia di sicurezza dell’OMS è di 100 μg/m3.
Siamo il paese europeo in cui l’Ozono ha mietuto più vittime. Le stime parlano di 3.200 morti premature nel 2016 in Italia dovute a questo inquinante, un quinto delle morti di tutta Europa. Certo, siamo lontani dall’impatto di PM10 e PM2,5 in termini di mortalità: rispettivamente 60 mila e 20 mila decessi solo in Italia nel 2016. Sono 53 invece gli anni di vita persi a causa di questo inquinante in Italia su 10 mila abitanti, contro i 900 persi per esposizione a PM10 e i 300 a PM2,5.
Non è un caso che la Pianura Padana sia la maglia nera d’Europa: l’Ozono troposferico è detto “inquinante estivo” perché viene prodotto soprattutto durante i mesi più caldi, quando la radiazione solare è molto elevata. Il calore produce reazioni chimiche nella bassa troposfera, che in condizioni critiche possono portare allo “smog fotochimico”. L’O3 è quindi un inquinante secondario, dovuto a fattori antropici, perché prodotto dalla reazione dell’ossigeno con il biossido di azoto (NO2) e con il contributo dei composti organici volatili (COV).
Il 2016 è stato definito dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale come l’anno più caldo mai registrato a livello mondiale, e in Europa è stato il terzo anno più caldo dopo il 2014 e il 2015.

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Emergenza maltempo: Dolomiti bellunesi in ginocchio

CRONACA – In molti lo stanno dicendo, su blog e sui social network: in questi giorni di emergenza nazionale ci sono zone non raccontate, lasciate in disparte dall’informazione a livello nazionale, ed è un errore. Non solo di principio, perché senza renderci conto – o forse sì – continuiamo ad alimentare come giornalisti un’ottica urbanocentrica, dove la provincia non fa né clic né tendenza. Soprattutto un errore dal punto di vista dell’educazione alla gestione del rischio idrogeologico.

Parlo della (mia) provincia di Belluno, che con la modestia che è propria di una certa montagna sta mostrando come si fa fronte tutti insieme all’emergenza, risolvendo i problemi in breve tempo e coinvolgendo la popolazione per prevenire il rischio.

Dal 24 ottobre a oggi la Provincia di Belluno ha affrontato due problemi serissimi. Prima è arrivato un incendio che ha sfigurato i boschi dell’Agordino – complice probabilmente un albero caduto sui tralicci – dove turisti da tutta Italia vengono a passare le vacanze in estate e in inverno. Non a fine ottobre, in effetti. E viene da chiedersi se forse non sia questo uno dei motivi impliciti di uno scarso interesse dei media. A fine ottobre in alta montagna ci sono solo quattro montanari.

L’incendio ha travolto paesi interi, centinaia di persone sono rimaste senza casa, e lei, la Natura, è stata senza dubbio la più ferita. Non ci sono state vittime, anche perché nessuno ha osato fare passi falsi. Bisogna avere timore della Montagna quando è fragile per evitare di dover intonare una volta di troppo un canto a quel “dio del cielo, signore delle cime” che tutti conosciamo.

Ma non ci sono stati danni a persone anche perché da subito le istituzioni hanno operato in modo impeccabile, nonostante il vento devastante rendesse molto difficili le operazioni di spegnimento delle fiamme, impedendo di scaricare dall’alto acqua con gli elicotteri, in difficoltà anche ad alzarsi in volo. E il blackout che è seguito non ha aiutato.

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Inquinamento atmosferico e aspettativa di vita in Cina

Negli ultimi anni studi di coorte condotti in Nord America e in Europa hanno evidenziato chiaramente che l’esposizione a lungo termine a polveri sottili come il PM2.5 è associata a un aumento del rischio di mortalità. Tuttavia, questa associazione raramente è stata quantificata per concentrazioni ambientali più elevate e nei paesi a basso e medio reddito, come la Cina, che sono spesso le aree del mondo con una maggiore presenza di inquinanti in atmosfera.
Lo ha fatto per la prima volta un team internazionale di ricercatori cinesi e statunitensi, che ha stimato il rischio di mortalità per tutte le cause per esposizione prolungata a PM2.5 (da 7 a 113 μg/m3) fra una coorte di popolazione anziana in 22 delle 31 province della Repubblica Popolare Cinese, che rappresentano l’85% della popolazione del paese. I risultati sono stati pubblicati in questi giorni su The Lancet Public Health.
I dati provengono dal Longitudinal Healthy Longevity Survey(CLHLS) cinese, uno studio prospettico che ha coinvolto uomini e donne di età pari o superiore a 65 anni dal 2008 al 2014.  Precedenti analisi avevano mostrato evidenze sul fatto che l’esposizione a lungo termine a PM2.5 aumentasse il rischio di mortalità per tutte le cause, ma questa ricerca è la prima a considerare in particolarmente gli anziani e sia gli uomini che le donne.

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