Autore: Cristina Da Rold
Illegalità fra le imprese in aumento, cosa dicono i numeri
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Una su cinque. È la proporzione di imprese italiane che si sente limitata da una qualche forma di illegalità nella propria attività, mentre sono due terzi gli intervistati che affermano che la corruzione è la principale forma di distorsione del mercato. A raccontarlo sono i dati raccolti dallo studio I fenomeni illegali e la sicurezza percepita all’interno del sistema economico italiano pubblicato a maggio da Unioncamere, che ha coinvolto 2000 aziende in tutta Italia, e che rappresenta forse il primo tentativo di mettere a fuoco attraverso i dati la portata dell’illegalità a livello imprenditoriale nel nostro paese.
Una misura difficile
Certo, va detto che misurare un fenomeno sommerso come l’illegalità è di per sé un’operazione parziale, e i numeri in casi come questi vanno letti unicamente come uno spaccato interessante sul quale soffermarsi. Tuttavia emerge chiaramente il fatto che gli imprenditori percepiscono un netto aumento delle pratiche illegali e criminali: solo due su 100 ritengono che negli ultimi cinque anni il fenomeno si sia attenuato. E anche fra gli amministratori pubblici in molti casi non si dormono sonni tranquilli: nel periodo 2010 – 2013, l’8,4% delle intimidazioni ad amministratori locali viene perpetrata a Reggio Calabria, il 7,5% a Cosenza e il 6,4% a Palermo, solo per citare i primi tre della lista.
Eppure l’illegalità non paga, almeno in termini di fatturato delle imprese e quindi di sviluppo socio-economico di un’area. Quattro aziende su dieci affermano che se si debellassero le dinamiche criminali il loro fatturato crescerebbe, e non di poco. Una grossa fetta stima addirittura un possibile aumento di oltre 25% del proprio fatturato. Utopia? Forse, ma è bene ricordare che siamo di fronte a un fenomeno a più dimensioni: quando si parla di illegalità infatti non si intende solamente la criminalità organizzata, ma qualsiasi processo irregolare: corruzione, peculato, frodi fiscali, riciclaggio, estorsioni, lavoro sommerso e contraffazione, che nel complesso tirano parecchio indietro il carro dell’economia nazionale.
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“Ascoltami”. È sarda la start up che aiuta i sordi a sentire tutto quello che accade in casa
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La giovane Alessandra Farris ha avuto un’idea che potrebbe modificare radicalmente la quotidianità delle persone sorde. Da questa idea è nata IntendiMe, un gioco di parole che in dialetto campidanese significa “ascoltami” e intorno a cui ruota l’anima dell’invenzione: un sistema che permetterà a chiunque abbia problemi di udito di essere avvisato di tutti i rumori che fanno parte della quotidianità all’interno di una casa.
Come spesso accade nel caso di idee innovative, la soluzione che Alessandra ha escogitato si basa su di un meccanismo molto semplice: una serie di placchette che, attaccate ai vari oggetti presenti in casa, sono in grado di comunicarti i suoni che producono. Ad esempio, se squilla il telefono o scatta il timer del forno, la placchetta rileva la vibrazione prodotta dal suono e l’utente riceve una notifica (luminosa o tramite vibrazione) direttamente sul dispositivo su cui è stata scaricata l’apposita app: dispositivo da polso, smartphone o tablet. Tramite la app sarà inoltre possibile nominare ogni placchetta in modo da riconoscere al volo da dove proviene il suono a cui la notifica si riferisce.