Autore: Cristina Da Rold
I nostri anziani sono felici?
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Tre italiani su 4 con più di 75 anni si ritengono sostanzialmente soddisfatti della propria vita e, per contro, solo una piccolissima percentuale (il 5%) afferma di non esserlo affatto. In media, sono più soddisfatti gli uomini rispetto alle donne, chi vive al nord rispetto ai meridionali e – cosa che non sorprende – chi arriva a fine mese senza difficoltà economiche. Segno, ancora una volta, che le disuguaglianze di salute sono intimamente correlate con le disuguaglianze sociali. Parlare di over 65 a ben vedere, è una scelta un po’ forzata. Con l’aumento della vita media aumentano anche gli over 75 e gli over 85. E purtroppo più si invecchia meno si è soddisfatti della propria vita. Si dice molto o abbastanza soddisfatto il 68% degli over 75 e il 63% di chi ha più di 85 anni, contro un 80% netto nella fascia 65-74 anni. Ricordiamo che secondo recenti stime, sebbene l’aspettativa di vita media sia oggi di 83 anni in Italia, l’aspettativa di vita in salute è di “appena” 73 anni. Misurare anche il benessere per valutare lo stato di salute della popolazione è un concetto che sempre di più sta rientrando nella definizione di salute, basti pensare all’ultimo rapportodell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla situazione europea pubblicato lo scorso settembre si parla di benessere in termini di anni in salute effettiva, di salute percepita, di soddisfazione per la propria vita e addirittura di felicità. Quantificare come stanno davvero le cose a partire da questi termini non è però così facile. Il sistema di Sorveglianza Passi d’argento – che fa capo a EpiCentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica dell’Istituto Superiore di Sanità, da cui sono tratti i dati che abbiamo presentato all’inizio – raccoglie le risposte degli ultra sessantacinquenni italiani, attraverso un questionario sottoposto a un numero congruo di persone scelte a caso nelle liste anagrafiche delle regioni.
Algisyl, l’idrogel derivato dalle alghe che aiuta chi soffre di insufficienza cardiaca
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Secondo i dati del Ministero della Salute, 600 mila persone oggi in Italia soffrono di scompenso cardiaco, con 170 mila nuovi casi l’anno, e oltre i 65 anni si parla addirittura del 10% della popolazione, tanto che è considerata la prima causa di ricovero ospedaliero per questa fascia di età.
Si tratta quasi sempre di uno scompenso che insorge dopo episodi acuti come infarti o per ipertensione, che sottopongono il ventricolo sinistro del nostro cuore a un maggiore stress. La conseguenza è che il ventricolo sinistro comincia ad allungarsi e perde la capacità di pompare il sangue come dovrebbe. Il problema è che per quanto si tratti di una delle patologie croniche più comuni fra gli anziani, non tutti i pazienti possono essere curati farmacologicamente e l’alternativa è costituita da defibrillatori cardiaci impiantabili o pacemaker anti-scompenso. E la metà dei pazienti ha un’aspettativa di vita inferiore ai 5 anni.