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Secondo i dati del Ministero della Salute, 600 mila persone oggi in Italia soffrono di scompenso cardiaco, con 170 mila nuovi casi l’anno, e oltre i 65 anni si parla addirittura del 10% della popolazione, tanto che è considerata la prima causa di ricovero ospedaliero per questa fascia di età.

Si tratta quasi sempre di uno scompenso che insorge dopo episodi acuti come infarti o per ipertensione, che sottopongono il ventricolo sinistro del nostro cuore a un maggiore stress. La conseguenza è che il ventricolo sinistro comincia ad allungarsi e perde la capacità di pompare il sangue come dovrebbe. Il problema è che per quanto si tratti di una delle patologie croniche più comuni fra gli anziani, non tutti i pazienti possono essere curati farmacologicamente e l’alternativa è costituita da defibrillatori cardiaci impiantabili o pacemaker anti-scompenso. E la metà dei pazienti ha un’aspettativa di vita inferiore ai 5 anni.

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