Il rischio di cancro è associato tanto alle malattie croniche, quanto allo stile di vita

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SALUTE – Già altri studi avevano messo in luce che alcune malattie croniche come il diabete o le patologie renali possono predisporre allo sviluppo del cancro, generalmente valutando la singola cronicità. Non ci sono però molti dati finora su come la combinazione di malattie croniche e di stili di vita non sani possa portare o meno allo sviluppo di tumori o  aumentare la mortalità nei pazienti.
Un nuovo studio, pubblicato su BMJ e condotto da un nutrito gruppo di ricercatori americani e taiwanesi ha evidenziato che le malattie croniche contribuiscono a oltre un quinto dei tumori e a più di un terzo delle morti per cancro, percentuali analoghe al contributo combinato dei cinque noti fattori di rischio nello stile di vita (fumo, consumo di alcol, scarsa attività fisica, obesità e basso consumo di frutta e verdura nella dieta).
Si tratta di uno studio osservazionale che ha coinvolto 405.878 partecipanti, per i quali sono stati misurati per un periodo di circa otto anni otto marcatori: pressione arteriosa, colesterolo totale e frequenza cardiaca, diabete, marcatori della malattia renale cronica (proteinuria e velocità di filtrazione glomerulare), malattia polmonare e marcatore dell’artrite gottosa (acido urico).

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India, milioni di antibiotici non approvati sul mercato

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ESTERI – Nei giorni scorsi un articolo a firma di un team di ricercatori della Queen Mary University of London and Newcastle University e pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology, ha denunciato un fatto gravissimo che sta accadendo in India: fra il 2011 e il 2012 due terzi delle formulazioni alla base degli antibiotici venduti in India non erano in realtà state approvate dall’ente regolatorio nazionale perché potenzialmente responsabili di aggravare il fenomeno della farmaco-resistenza, che come sappiamo sta mettendo in ginocchio parte della ricerca scientifica. In generale, l’articolo parla di milioni di antibiotici venduti fra il 2007 e il 2012, e non serve dire che quasi tutte queste formulazioni sono illegali anche in paesi usati come confronto quali Regno Unito e Stati Uniti.

I ricercatori hanno incrociato i dati sulle autorizzazioni dei farmaci da parte dell’ente regolatorio con quelli relativi alle vendite di antibiotici ottenute da PharmaTrac®, un database commerciale delle vendite farmaceutiche indiane comprendente i dati di vendita mensili di circa 5.000 aziende farmaceutiche, 18.000 distributori e grossisti, 32.000 sotto-produttori, 500.000 rivenditori e ospedali e dispensatori di medicinali in 23 regioni dell’India.

Sono state esaminate formulazioni a dose fissa (farmaci contenenti due o più formulazioni in un unica pillola) e formulazioni a dose singola. Primo risultato: nel periodo 2007-2012 in India si sono registrate ben 118 diverse formulazioni antibiotiche a dose fissa presenti sul mercato. Per fare un paragone, in Gran Bretagna e Stati Uniti se ne commercializzano solo 5 tipi. Secondo risultato, di queste 118 formulazioni il 64% (cioè 2 su 3) non era stato approvato dalla Central Drugs Standard Control Organisation indiana. Per contro – va detto – quasi tutte le formulazioni a dose singola vendute sono state approvate regolarmente.

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Le illusioni perdute dei dottori di ricerca

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Secondo quanto emerge da un recente rapporto di Almalaurea, i dottori di ricerca italiani non sembrano essere molto soddisfatti della propria condizione attuale, specie quanto a possibilità di carriera. Solo poco più della metà (il 58%) di chi ha risposto al questionario (2.409 dottori di ricerca del 2016 provenienti da 15 atenei italiani) ha dichiarato che se potesse tornare indietro intraprenderebbe lo stesso percorso di studi. Un altro 25% si iscriverebbe a un dottorato simile all’estero (una persona su 3 fra quelli che durante il dottorato hanno effettivamente svolto un periodo all’estero), mentre 8 ragazzi su 100 cambierebbero decisamente strada.

Perdita di interesse? Offerta didattica scadente? No, obiettività sulla difficoltà di fare carriera in Italia o per lo meno di continuare il proprio percorso qui. Tre dati sono interessanti a questo proposito: il fatto che il 54% dei rispondenti abbia dichiarato che la possibilità di carriera è fra priorità per la scelta professionale post-dottorato, il fatto che nella valutazione che i dottori hanno dato alla propria esperienza, la voce “prospettive di carriera” è quella che ha ottenuto di gran lunga il punteggio più basso (5,8 su 10); e infine che solo il 21% in media dei dottori proverà a intraprendere la carriera accademica in Italia, cioè fare ricerca nel pubblico.

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Quando il cuore va in montagna

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I soggiorni in montagna, specie i trekking in alta quota, sono oramai una moda, specie fra le offerte che vengono proposte alle persone non più giovani che intendono godersi la desiderata pensione. Molte sono le proposte di viaggi avventurosi sulle Ande, in Asia e sulle Alpi, ma talvolta la tipologia di offerta non è commisurata alle reali condizioni fisiche della persona che il tour operator ha davanti. Per questa ragione, la cosiddetta “medicina di montagna” è estremamente importante per assicurare soggiorni sicuri; fino ad oggi, però, di questo settore della medicina si sapeva poco.
C’è tuttavia chi in Italia da oltre un decennio studia gli effetti dell’alta quota sulla salute delle persone che si recano per brevi periodi in montagna. Si tratta del team di Gianfranco Parati dell’Università Bicocca di Milano e dell’Istituto Auxologico italiano, cha ha pubblicato un volume intitolato Highcare Projects. 11 anni di ricerca in alta quota, che raccoglie i dati scientifici di tutti gli studi effettuati durante spedizioni in alta quota dai gruppi di ricerca dell’Istituto Auxologico Italiano e dell’Università di Milano Bicocca, e che in questi giorni ha pubblicato sulla più prestigiosa rivista di cardiologia mondiale, lo European Heart Journal, le raccomandazioni per un accesso sicuro all’alta quota di pazienti che soffrano di varie cardiopatie. Un lavoro che ha coinvolto 5 Società Scientifiche a valenza internazionale nel quale Parati ha coordinato esperti della materia provenienti da tutto il mondo.

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