Segnalati 2.295 casi di morbillo in Italia nel 2018. Il 91% non era vaccinato

Secondo i dati dell’ultimo bollettino mensile dell’Istituto Superiore di Sanità dal 1 gennaio al 30 settembre di quest’anno sono stati segnalati2.295 casi di morbillo in Italia e fra coloro per i quali è noto lo stato vaccinale, il 91,1% non era vaccinato, il 5,6% aveva effettuato una sola dose, l’1,4% aveva ricevuto entrambe le dosi e l’ 1,9% non ricorda se e quando ha ricevuto il vaccino. La presenza di non vaccinati fra gli operatori sanitari rimane un problema evidente, con 100 i casi segnalati, cioè il 4,4% del totale, di cui 83 non erano stati vaccinati con nemmeno una dose 8 avevano ricevuto solo una dose, e 3 casi con due dosi. Vale la pena ricordare che aver ricevuto entrambe le dosi del vaccino in età infantile non assicura una copertura totale per tutta la vita, pertanto gli esperti suggeriscono un richiamo nei giovani adulti.

Nel 2018 la maggior parte delle infezioni (oltre il 60%) è avvenuta fra i 15-39 enni, con una prevalenza di 85 casi per milione di abitanti. Una su cinque ha coinvolto bambini con meno di 5 anni.

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Aborto e matrimoni gay: come la pensano i cristiani europei?

Nella puntata precedente dedicata al sondaggio di Pew Research sull’essere cristiani in Europa Occidentale avevamo sottolineato che riguardo all’accoglienza delle persone musulmane i cristiani non praticanti hanno posizioni più vicine a quelle dei cristiani praticanti (e quindi una minor predisposizione all’accoglienza) rispetto a quelle dei non religiosi.

Sull’aborto e sui matrimoni omosessuali invece si osserva il contrario. La stragrande maggioranza dei non religiosi e dei cristiani non praticanti è a favore della legalizzazione dell’aborto e dei matrimoni gay. La distanza maggiore è con chi frequenta la chiesa, anche se dobbiamo stare attenti a non generalizzare.

I cittadini europei che si definiscono cristiani, anche se non praticanti, sono circa la metà dei rispondenti, mentre la restante metà si divide equamente fra cristiani praticanti e non religiosi.

In realtà da paese a paese però la situazione varia molto: in Italia in particolare il 40% dei rispondenti è cristiano praticante (la percentuale più alta d’Europa), un altro 40% si dichiara cristiano ma non praticante e il 15% non si sente legato ad alcuna religione. Nei paesi nordici invece la situazione è opposta: in Belgio, Danimarca, Svezia e Finlandia solo il 10% dei cittadini è praticante, e in particolare in Svezia e Norvegia quasi la metà dei rispondenti si è dichiarata non religiosa.

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«Ama il prossimo tuo» di Enzo Bianchi e Massimo Cacciari

Schermata 2018-11-14 alle 15.45.48.pngProprio ieri leggevo questo libretto, capitatomi fra le mani un po’ per caso, acciuffato con la coda dell’occhio. Ma come scriveva Alan Bennett parafrasando E.M.Forster “La coda dell’occhio non sbaglia, non inganna. Solo quello che vedi con la coda dell’occhio ti tocca nel profondo.”

Mentre leggevo queste poche pagine mi scorrevano davanti i tweet, i post e le immagini di chi stava testimoniando l’ennesimo disumano sgombero del campo Baobab, a Roma. Uno di quei momenti in cui ti vergogni di essere bianco e ricco, di appartenere ai “vincitori” della storia. Quelli che ieri avevano in mano una spada, oggi una ruspa come arma risolutiva per la povertà.

Questo tweet in particolare mi ha toccato, perché ho pensato che ci sono dei momenti dove alla rabbia e allo sconcerto di fronte alla banalità del male e allo svuotamento di significato dei gesti, si sostituisce come ultima forma di difesa la distanza della disappartenenza. E penso che quando si apre il solco della disappartenenza sia una sconfitta per tutti, anche per chi ha ragione.

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I miei pensieri sull’esperienza del Baobab si accompagnavano – dicevo – alla lettura di questo libretto. Che consiglio specie a chi conosce Cacciari solo per le comparsate in televisione (che pure sono utili) ma che forse lo schiacciano un po’ nel personaggio, lasciandone in ombra la brillantezza del pensiero filosofico.

Oggi va molto di moda parlare di “buonismo”, specie se si prova a dire qualcosa circa il fatto che dobbiamo aiutare chi ha bisogno, quando possiamo, riferendoci al fenomeno migratorio. “Eh, ma mica son tutti bravi sa’?!?”. Qui Bianchi e Cacciari offrono una prospettiva molto onesta, e di certo non tacciabile di buonismo da chi ne fraintende il significato. “Amare” il proprio prossimo, che sia sodale o avversario, buono o cattivo, non deve dipendere da ciò che ci torna indietro da questo nostro gesto. Non è la gratificazione della gratitudine che deve muoverci, non è la filantropia, dicono, ma qualcosa di più originario.

Forse dovremmo allenarci di più a sentirci chiamati in causa e – con Emmanuel Levinas – a sentire la Responsabilità dell’Altro. Anche se c’è il rischio che qualcosa ci deluda.

Mi ha folgorato in particolare questo paragrafo:

«Il Samaritano diviene prossimo non perché filantropo, ma perché il suo cuore si spacca. Alla vista di quell’orribile spettacolo le viscere gli scoppiano in pezzi. Il termine Misericordia è un’esangue traduzione dell’Esplanchnisthé evangelico. La parola del corpo precede ogni logos e ogni azione consapevole. Non vi è amore in nessun senso, che sia puro dal perturbante di questo colpo. Il mezzo morto colpisce al cuore il samaritano ed egli deve rispondergli perché soltanto così può rispondere alla sua stessa ferita».
M. Cacciari

In sintesi, la differenza umana. Per me almeno.
Un piccolo volumetto che pianta qualche semino, in modo molto laico.

Resistenza agli antibiotici: Italia primo paese per numero di infezioni (e di morti)

Questa settimana l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra la Settimana Mondiale della consapevolezza sull’Antibiotico Resistenza, anche se come è noto c’è poco da celebrare. Si tratta infatti di un problema enorme per la sanità pubblica a livello mondiale. Nessuno si salva: né i paesi più poveri né quelli più ricchi.

Solo in Europa, stando agli ultimi dati pubblicati in questi giorni su The Lancet Infectious Diseases  dall’ECDC, sarebbero 33 mila le persone morte nel 2015 per forme virali resistenti alle cure. Per fare un paragone, è lo stesso numero dei morti per influenza, tubercolosi e HIV/AIDS messi insieme. 671.689 sono state le infezioni riscontrate (dato mediano) e 170 i DALY, cioè gli anni persi in salute, su 100 mila persone.
Il 39% delle morti è causato da infezioni batteriche resistenti a antibiotici di ultima generazione come carbapenemi e colistina, cioè ai farmaci più recenti e dunque più potenti che possediamo perché calibrati sui ceppi più resistenti. Quando questi non saranno più efficaci sarà estremamente difficile o, in molti casi, impossibile curare le infezioni.
Inoltre, dallo studio emerge anche che tre infezioni su quattro sono dovute a infezioni ospedaliere, fatto che suggerisce che bisogna lavorare ancora molto sulla sicurezza del paziente.

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