Adolescenti omosessuali: il rischio di suicidio è quattro volte maggiore

In questi giorni è stata pubblicata su JAMA Pediatrics la prima revisione sistematica della letteratura scientifica a proposito del rischio di suicidi adolescenziali in relazione al proprio orientamento sessuale.

Il problema

Quello che è emerso è sconfortante: in trent’anni le cose non sembrano essere cambiate. La differenza di rischio di tentare il suicidio da adolescenti fra omosessuali e bisessuali è rispettivamente quattro e cinque volte maggiore rispetto ai giovanissimi eterosessuali, oggi come negli anni ottanta. Fra i ragazzi transessuali questo rischio è addirittura sei volte superiore rispetto ai coetanei eterosessuali.

Ma soprattutto, stando a quanto emerge, il problema oggi non è più il bullismo come in passato, ma la scarsa accettazione di sé, che passa attraverso la scuola e la famiglia. Nonostante i ragazzini di oggi vivano in un contesto culturale indubbiamente più aperto, basti pensare ai modelli presenti in molte serie TV dedicate a un pubblico giovane, non basta.

Il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti, a livello mondiale. Secondo i datidell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2016 sono stati 222 mila i suicidi in ragazzi dai 10 ai 29 anni in tutto il mondo: 94 mila donne e 127 mila giovani uomini. Inoltre, fra la popolazione generale il tentato suicidio è il principale fattore di rischio per un suicidio riuscito.

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Vaccini: 21,1 milioni di morti per morbillo evitate dal 2000

Non ci rendiamo davvero conto di quanto il morbillo sia ancora oggi una seria minaccia per la salute in molti paesi del mondo. Un documento pubblicato in questi giorni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la vaccinazione contro il morbillo abbia prevenuto circa 21,1 milioni di morti nel mondo dal 2000 al 2017: 10,4 milioni in Africa, 6,7 milioni nel Sudest Asiatico, 2,5 milioni di morti in Medio Oriente, 1,2 milioni nel Pacifico e 90 mila in Europa e altrettanti nelle Americhe. Negli ultimi diciassette anni si è inoltre ridotta dell’83% l’incidenza della malattia, anche grazie alle vaccinazioni.

 Sono risultati importanti, ma non così brillanti rispetto agli obiettivi ci eravamo prefissati. Nel 2010 l’Assemblea Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite aveva stabilito tre traguardi per la prevenzione del morbillo da raggiungere entro il 2015: superare il 90% di copertura di routine con la prima dose di vaccino contenente il morbillo (MCV1) tra i bambini con meno di un anno a livello nazionale e l’80% in ogni distretto; ridurre l’incidenza annuale del morbillo a meno di 5 casi per milione di abitanti; e infine ridurre la mortalità globale per morbillo del 95% rispetto alla stima del 2000. Due anni dopo, nel 2012, l’Assemblea aveva approvato il Global Vaccine Action Plan (GVAP), con l’obiettivo di eliminare il morbillo in 4 delle 6 regioni dell’OMS entro il 2015 e in 5 regioni entro il 2020.

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Islam, cristianesimo e sciovinismo: le democrazie d’Europa

Si legge spesso che il fenomeno migratorio che interessa nuovamente in questi anni recenti l’Europa contrapponga due poli: da una parte la Cristianità e dall’altra l’Islam.
Ragionare per schieramenti omogenei – da una parte l’Europa e dall’altra l’Islam – porta però a banalizzare la questione dell’accoglienza.
Tornando all’ampio sondaggio di Pew Research che abbiamo iniziato a raccontare qualche giorno fa su che cosa significa essere cristiani in Europa, emerge chiaramente che è difficile parlare di Europa come di un concetto compatto. L’Oriente cristiano vive un conflitto con l’Islam molto più profondo di quanto stia avvenendo in Occidente, e al tempo stesso ne vive un altro, con l’Occidente stesso.

Il concetto di democrazia in Europa non è per nulla scontato. Una persona su tre in Europa Orientale alla domanda “preferiresti uno stato democratico o uno non democratico?” risponde “uno non democratico”. In Moldavia lo pensa il 44% degli intervistati, in Bulgaria il 34%, in Ucraina, che è uno dei paesi più grandi del continente, il 31%.
Due terzi dei cristiani ortodossi praticanti e quasi la metà dei cattolici ha risposto che è oggi necessaria molta più “Russia” di un tempo per bilanciare il modo di vivere dell’Occidente. Sì, la stessa Unione Sovietica che non contemplava neppure la religione nell’orizzonte esistenziale del proprio popolo.

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Tubercolosi negli anziani, un problema sottostimato

SALUTE – Negli ultimi tempi si è ricominciato a parlare di tubercolosi (TBC) a livello di media, ma non nel modo corretto. Il tema TBC è legato pressoché unicamente al tema degli sbarchi e ai migranti, tacciati di essere untori e rei di reintrodurre la malattia in un paese come l’Italia dove questa non era più considerata un pericolo da diverso tempo.

Ci sono diversi errori in questo scenario, a partire dal fatto che la tubercolosi, sebbene non rappresenti più un problema per la salute pubblica come era cinquant’anni fa, in realtà non se ne è mai andata. Il numero dei casi è stabile a 4.000 nuovi casi per anno da circa 10 anni, che equivale a circa 10 nuovi casi al giorno in tutta Italia. Più della metà dei casi sono in persone nate all’estero, ma non necessariamente migranti irregolari.

L’altra metà sono tra i nati in Italia e un buon numero sono anziani, persone nate cioè prima degli anni quaranta, che nonostante non abbiano mai manifestato segni evidenti di malattia, potrebbero essere state infettate, risultare portatrici della malattia latente e riattivare l’infezione in età avanzata.

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