A Napoli e Milano oltre il 50% della mobilità è “green”

Sempre più persone decidono di spostarsi in città con mezzi non inquinanti: in bicicletta, con i mezzi pubblici a trazione elettrica, compresi i treni urbani, o a piedi. Ma solo in due capoluoghi di provincia italiani oltre il 50% della mobilità avviene tramite mezzi “green”: Milano (52% degli spostamenti) e Napoli (50% degli spostamenti).

Entro i prossimi dieci anni il trasporto pubblico locale del capoluogo lombardo sarà completamente elettrico. Già oggi l’offerta di trasporto pubblico nella città metropolitana è importante, sia per entità (650 milioni di passeggeri all’anno), sia per il predominio della trazione elettrica, che copre il 74% dell’offerta, con 960 vetture metropolitane, 535 tram e filobus in servizio, 30 autobus elettrici e idrogeno.

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Cosa fare quando l’algoritmo discrimina per genere ed etnia?

Il Dipartimento per gli Alloggi e lo Sviluppo Urbano degli Stati Uniti (HUD) ha recentemente accusato Facebook di infrangere la legge per quanto riguarda la gestione degli annunci immobiliari “incoraggiando, abilitando e provocando” discriminazioni attraverso la sua piattaforma pubblicitaria.

L’accusa mossa dal Governo americano è che Facebook consentirebbe ai potenziali inserzionisti di tracciare una “linea rossa” attorno a determinati quartieri, nei cui non hanno interesse a fare pubblicità.Inoltre, gli inserzionisti su Facebook hanno l’opportunità di scegliere di non fare pubblicità verso utenti che hanno determinati interessi, come chi viene etichettato dall’algoritmo di Facebook come interessato alle categorie di “Hijab fashion” o “Cultura ispanica”. In altre parole Facebook estrarrebbe anche dati sensibili sugli utenti, usandoli per determinare chi visualizzerà gli annunci. Facebook da parte sua ha dichiarato di essere “sorpreso” da questa accusa, ma ha reagito promettendo di impedire entro la fine del 2019 la pubblicazione di annunci di abitazioni, posti di lavoro o annunci di credito in base alla località, all’età, all’etnia o al sesso.

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Io, sorella Asperger

VITE PAZIENTI – È Francesca, mamma di Chiara, a raccontarmi dell’Asperger. Parlando con lei ho capito quanto una parola possa essere sbagliata, anche dannosa. Asperger non è una sindrome, non è una malattia. È una condizione, una sagoma che emerge dal foglio bianco quando ti rendi conto che i punti che hai sempre evidenziato come “stranezze” in realtà sono connessi fra di loro. Che, se proprio vogliamo, è possibile trovare una definizione comune a persone con un determinato vissuto, dovuto a una percezione del mondo e di sé poco frequente. Subito da Francesca ho una viva sensazione di positività rispetto a quest’etichetta.

Prima di questa chiacchierata non avevo idea che ci fossero diverse persone – alcune anche note al grande pubblico – che insospettabilmente per noi, sono in realtà “fratelli e sorelle Asperger”. Un esempio su tutti è la scrittrice Susanna Tamaro, che ne ha parlato da poco nel suo libro Il tuo sguardo illumina il mondo (2018). Anche Luca Pani, ex direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha dichiarato di essere un Asperger.

La frase che mi colpisce di più di Francesca riguarda un aspetto ricorrente della vita di Chiara, sua figlia oggi adolescente: la necessità di lasciarsi periodicamente alle spalle il passato e cominciare un nuovo ciclo. Altrove, con persone diverse, senza il bagaglio di frustrazioni e rancori per ciò che non ha funzionato. Costruire nuovi rapporti per un Asperger è faticoso, per Chiara è ogni volta un’operazione da progettare con cura, senza lasciare nulla all’improvvisazione. Il trucco è riuscire a fare parte di un gruppo restando un po’ defilati. Usa questa espressione Chiara per raccontare quello che intende: ricominciare sotto copertura. Fare in modo che il suo universo interiore, che lei riconosce esistere, non venga colto dagli altri.

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Verde urbano in aumento. Di più lo smog. Le mappe interattive e i dati

La buona notizia è che in 75 dei 109 capoluoghi di provincia italiani dal 2016 al 2017 è aumentata la superficie di verde urbano, con picchi particolarmente positivi a Crotone, il capoluogo con meno densità di superficie verde d’Italia, ed Enna, con rispettivamente un +22% e +12% in un solo anno. Milano ha registrato un +1,15% di verde urbano sul 2016 e Roma un +1,05%.

La crescita del verde urbano in Italia

Nel complesso, il verde urbano copre il 2,9% del territorio comunale dei capoluoghi, cioè oltre 573 milioni di metri quadri di superficie, pari a 31,7 di metri quadri per abitante, a cui si aggiunge un altro 16,6% di aree naturali protette.

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