19 studenti per la seconda edizione di HCP: ancora qualche giorno per iscriverti!

hcpIl 19 giugno prossimo inizia la seconda edizione di HealthCom Program, il primo corso pratico in e-learning centrato sulla comunicazione sanitaria sui social media.

Un corso di formazione altamente specializzato per medici, aziende sanitarie e associazioni di settore, adatto ad ogni livello, che ti permette di costruire da subito una presenza online efficace.

6 mesi, 10 lezioni in Webinar (live e da rivedere in area riservata), 20 ore totali, e contenuti extra.

Se non sai ancora che cos’è HCP trovi una video spiegazione qui ,mentre sul nostro profilo Facebook puoi rivedere una diretta che ho fatto qualche giorno fa sulle novità 2020. Su Quotidiano Sanità trovi invece qualche mia considerazione sul perché se ti occupi di sanità è utile che tu abbia un quadro preciso di qual è il panorama degli strumenti di comunicazione che può far decollare la tua professione o un tuo progetto.

Siamo davvero entusiasti della partecipazione 2020: 19 professionisti da tutta Italia hanno deciso di salire a bordo

ma le iscrizioni sono aperte fino al 18 giugno!

Hai ancora tempo per cogliere l’attimo. Dai un’occhiata al sito e al programma con tutte le novità di quest’anno, per esempio una parte dedicata alla comunicazione del rischio, una al gaming e a TikTok. Quest’anno abbiamo l’onore di avere come docente di una lezione Eugenio Santoro, Ricercatore dell’Istituto Mario Negri di Milano, una delle persone più competenti in Italia sulla comunicazione sanitaria digitale.

Nel sito troverai anche un ebook gratuito da scaricare su “I 10 errori della comunicazione sanitaria online”.

E se invece sei semplicemente un curioso dell’argomento, ma non hai voglia o modo di partecipare al corso, entra a far parte del nostro gruppo Facebook HealthCom program – Class, dove condividiamo contenuti e ci confrontiamo su questo mondo sanitario sempre in evoluzione.

Ciao!

Cristina e tutto il team di HCP

 

I bianchi si laureano ancora molto più dei neri. Il gap etnico dell’università americana oggi

Si stima che nel 2020 circa il 65% dei posti di lavoro americani richieda una qualche forma di istruzione universitaria, rispetto al 28% del 1973. In generale, i tassi di disoccupazione sono più bassi per le persone con un livello di istruzione superiore, e i loro salari sono più alti.

Rispetto ai diplomati, i laureati triennali hanno quasi due volte meno probabilità di essere disoccupati e guadagnano circa 25.000 dollari in più ogni anno. Inoltre, chi possiede una laurea triennale, guadagna in media quasi 1 milione di dollari in più nel corso della propria vita rispetto a chi non ha frequentato il college.

La cosa interessante è che non si tratta solo di un vantaggio individuale. Questi aspetti economici personali comportano maggiori benefici per la comunità: un aumento delle entrate fiscali e una minore dipendenza dall’assistenza pubblica o dai programmi di “rete di sicurezza sociale”. Inoltre, un aumento dei livelli di istruzione per tutti è associato a meno criminalità e detenzione, a una migliore salute pubblica, a più volontariato, e a più contributi filantropici.

Eppure, nel 2018 possiede un Bachelor (corrispondente alla nostra laurea triennale)  il 16% degli afro-americani e il 13% dei latini, contro il 24% degli americani bianchi caucasici adulti. E mano a mano che sale il livello di istruzione, aumenta il gap etnico. Ha un Master Degree il 10,7% dei bianchi, il 7% degli afro-americani e il 4,1% dei latini; un dottorato il 2,3% dei bianchi, l’1,2% degli afro-americani e lo 0,6% dei latini. In numero assoluto nel 2018 hanno una laurea magistrale oltre 15 mila bianchi e appena 1800 afro-americani adulti e 1300 latini. Hanno un dottorato 3218 bianchi e solo 300 afro-americani e 193 latini.

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Stati Uniti: ecco le città dove la segregazione etnica è ancora presente, anche a scuola

È l’area metropolitana di Milwaukee-Waukesha, in Wisconsin a registrare il più alto indice di segregazione residenziale fra le città statunitensi, seguita da New York, Chicago e Detroit.

La segregazione etnica negli Stati Uniti come forma di disuguaglianza sociale è ancora ben radicata, anche nelle grandi metropoli del paese. Un indicatore demografico che viene utilizzato dai sociologi come misura di segregazione è il dissimilarity index, che indica la regolarità con cui due gruppi sono distribuiti su due aree geografiche che compongono un’area più grande. Alivello nazionale, questo indice fra i bianchi e i neri – che varia da 0 (completa integrazione) a 1 (completa segregazione) – pari a era 0,526.

A Milwaukee l’indice è di 0,798, con una popolazione nera pari a meno di un terzo di quella bianca. A New York, la seconda metropoli con la maggiore segregazione, l’indice è pari a 0,768 con una proporzione di un nero ogni 3 bianchi. A Chicago la proporzione è di 1,5 neri per 5,1 bianchi con un indice di dissimilarità di 0,753.

Ma al di sopra della media nazionale troviamo anche  Detroit, Celeveland, Buffalo, St. Louis, Philadelphia, Los Angeles, Pittsburgh, e anche Boston- Cambridge. Indianapolis, Birmingham, Baltimora, Miami, New Orleans, San Francisco, Atlantic City, Memphis, Houston, Atlanta, Dallas, e Minneapolis, la città dove è stato ucciso George Floyd il 25 maggio 2020. Lì il tasso di segregazione fra comunità bianca e nera p di 0,551.

I dati provengono dall’Ufficio censimento degli Stati Uniti. Si osservano forti differenze tra le varie regioni del paese. Le aree del nord-est e del Midwest industriale hanno registrato i più alti livelli di segregazione etnica con una segregazione tra neri e bianchi più bassa  nel sud e in alcune parti degli Stati Uniti occidentali.

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Scuola a distanza: ecco i bambini e i ragazzi che sono rimasti indietro

(Infografica interattiva qui)

A settembre forse si riparte, ma in ogni caso si ricomincerà dall’anno scolastico successivo. In questi mesi di Didattica a distanza, la famosa Dad, c’è chi verosimilmente è rimasto più indietro di altri. Chi allo scoccare del “via” è rimasto ai blocchi

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