Reblogged from eColloquia

Se passiamo oggi davanti al numero 77 di via Andrea Costa, nella prima periferia di Bologna, non ci accorgiamo di nulla. L’edificio che sorgeva lì nel 1944 (allora la strada si chiamava via Duca d’Aosta) è stato demolito e al suo posto ne è stato costruito un altro, eppure quel luogo all’apparenza insospettabile ha salvato la vita di molte persone durante la Resistenza. Lì si trovava infatti un’infermeria clandestina segreta e attrezzata, gestita dalle forze partigiane.

Si poteva accedere solo all’imbrunire e unicamente utilizzando i contatti preposti. E soprattutto, le finestre dello stabile dovevano rimanere chiuse, sempre e comunque, anche se l’aria cominciava a farsi poco salubre: l’impressione doveva essere quella di una casa abbandonata. Per alcuni mesi tutto funzionò, poi dopo la battaglia di Porta Lame tra la Repubblica Sociale Italiana e le forze partigiane, e quella della Bolognina, entrambe nel novembre del 1944, il traffico di feriti su via Duca d’Aosta si fece sempre più massiccio. Si decise però di sgomberare troppo tardi: il 9 dicembre 1944 i fascisti irrompono nell’edificio, fanno prigionieri infermieri e malati, che vengono uccisi qualche giorno dopo.

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi” scriveva Italo Calvino ne Il sentiero dei nidi di ragno. Medici e infermieri sono stati parte integrante della storia della Resistenza italiana nei 20 mesi che seguirono l’8 settembre 1943. Grazie a loro il giuramento di Ippocrate si è arricchito di nuovi valori, di nuove sfaccettature e di nuove contraddizioni. Medici e infermieri che in totale autonomia, nell’assenza più completa di un sistema di gestione dall’alto, solo con la famosa legge morale dentro di sé, hanno giocato un ruolo fondamentale nella Storia, quella con la S maiuscola, quella fatta dalle storie dei tanti.

L’imprevisto armistizio con gli Alleati mette a soqquadro l’Italia occupata; il sistema scricchiola e i partigiani cominciano a organizzarsi come possono. A Bologna il CUMER (Comando unificato militare dell’Emilia-Romagna) crea una vera e propria assistenza sanitaria

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