Tag

, , , ,

Reblogged from Scienza in Rete

Dal secondo dopoguerra fino alla fine degli anni Ottanta l’Italia è stata il secondo maggiore produttore europeo di amianto in fibra dopo l’Unione Sovietica e il maggiore d’Europa.
Dal 1945 al 1992, quando sono stati vietati la produzione e l’uso di amianto, ne erano state prodotte 3.748.550 tonnellate, che sono state la causa nel periodo 1993-2008, secondo quanto riportato da Inail tramite il Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) nell’ultimo report di fine 2012, di 15.845 casi di mesotelioma maligno (MM), una forma tumorale correlata proprio all’esposizione alle fibre aerodisperse dell’amianto. Un pericolo, quello della contaminazione, che in realtà, come abbiamo raccontato nella puntata precedente, anche oggi è ben lungi da essere eliminato.

Negli ultimi 50 anni infatti, l’amianto non è stato utilizzato solo in edilizia, sebbene il settore copra il 14% dei casi di chi ha contratto la malattia. Negli anni Sessanta e Ottanta si usava l’amianto negli impianti di depurazione potabilizzazione e distribuzione dell’acqua, per confezionare filtri per il vino, per l’isolamento di forni di panettieri e pasticceri. E ancora nei caseifici, nel comparto della ceramica idrosanitaria, nella concia delle pelli come talco, nella riparazione di ferri da stiro, come supporto per le operazioni di saldo-brasatura dei fondi delle pentole, nelle cucine elettriche o a gas, nei tostapane e negli asciugacapelli. E soprattutto nell’industria sanitaria e farmaceutica.
Negli ospedali la presenza di amianto è stata accertata infatti negli apparecchi di sterilizzazione, nelle lavanderie e stirerie e addirittura nei carrelli riscaldati portavivande e nelle incubatrici per neonati. E anche nei distributori automatici di bevande calde e nei container prefabbricati utilizzati per accogliere le persone in zone colpite da calamità naturali come terremoti o inondazioni. E non da ultimo, nei binari delle ferrovie.

Read More

Annunci