Tina Modotti: a Torino fino al 5 ottobre

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Quando si pensa agli albori della fotografia, spesso la memoria va ai sassosi squarci di vita quotidiana dell’Italia del sud resi immortali da Henri Cartier Bresson, oppure ai baci postbellici parigini firmati da Robert Doisneau.  Lo sviluppo dell’arte della fotografia nella prima metà del secolo scorso però non è solo Europa, e non è solo Francia. È anche i ritratti di intensa ed emblematica rassegnazione di Frida Kalho o gli spaccati di vita levigata delle donne del Centro America raccontati da Tina Modotti (1896-1942), attrice e insieme fotografa e musa italiana, indubbiamente tra le figure femminili più interessanti della prima metà del Novecento.

Per raccontare l’artista si è aperta il 1 maggio e sarà visitabile fino al 5 ottobre 2014 nelle sale di Palazzo Madama a Torino TINA MODOTTI. Perché non muore il fuoco, una retrospettiva dedicata alla storia e alle opere dell’artista udinese naturalizzata messicana. La mostra nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Torino Musei, l’associazione culturale Cinema Zero e la casa editrice Silvana Editoriale.

“Ogni volta che si usano le parole ‘arte’ o ‘artista’ in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro […] io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni”

scriverà la Modotti di se stessa nello scritto Sulla fotografia. Una percezione molto pratica del proprio lavoro, quasi realista, forse proprio perché fin da giovane la sua vita fu dura, segnata dall’emigrazione, prima in Austria, poi il rientro a Udine, dove ancora dodicenne Tina lavorerà come operaia in una filanda, fino alla definitiva emigrazione in America, per raggiungere il padre a San Francisco. Qui la Modotti si guadagna da vivere lavorando come tessitrice e calcando qualche scena nei teatri della zona, oltre che aiutare lo zio in un piccolo studio fotografico, fino a quando conosce il pittore Roubaix “Robo” de l’Abrie Richey, che la porta con sé a Los Angeles. Tina ha solo 22 anni e scopre il cinema, diventando Jean Ogilvie, la fidanzata messicana di un facoltoso uomo d’affari in The Tiger’s coat, che nel novembre 1920 riempirà le sale hollywoodiane. Ma la bellezza esotica della Modotti non tarderà quindi a colpire il fotografo Edward Weston, di cui Tina diventa presto musa, compagna e collaboratrice.

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