“Ascoltami”. È sarda la start up che aiuta i sordi a sentire tutto quello che accade in casa

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La giovane Alessandra Farris ha avuto un’idea che potrebbe modificare radicalmente la quotidianità delle persone sorde. Da questa idea è nata IntendiMe, un gioco di parole che in dialetto campidanese significa “ascoltami” e intorno a cui ruota l’anima dell’invenzione: un sistema che permetterà a chiunque abbia problemi di udito di essere avvisato di tutti i rumori che fanno parte della quotidianità all’interno di una casa.

Come spesso accade nel caso di idee innovative, la soluzione che Alessandra ha escogitato si basa su di un meccanismo molto semplice: una serie di placchette che, attaccate ai vari oggetti presenti in casa, sono in grado di comunicarti i suoni che producono. Ad esempio, se squilla il telefono o scatta il timer del forno, la placchetta rileva la vibrazione prodotta dal suono e l’utente riceve una notifica (luminosa o tramite vibrazione) direttamente sul dispositivo su cui è stata scaricata l’apposita app: dispositivo da polso, smartphone o tablet. Tramite la app sarà inoltre possibile nominare ogni placchetta in modo da riconoscere al volo da dove proviene il suono a cui la notifica si riferisce.

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Vessyl, la tecnologia che ti dice cosa bevi (e se fa male alla tua dieta)

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Justin Lee, un giovane bioinformatico, ha inventato un bicchiere che ti dice che cosa stai bevendo per evitare di assumere bevande dannose per la salute. La tecnologia di Vessyl, così si chiama la sua creatura, sembra uscita da un film di fantascienza ma arriverà nelle nostre case già il prossimo autunno. Vessyl è infatti un bicchiere “intelligente” in grado di dirci esattamente la composizione e il tipo di liquido che stiamo bevendo, marchio compreso. In altre parole nessuno potrà più spacciarvi una sottomarca per una Coca-Cola o una Pepsi: il bicchiere sarà la vostra “macchina della verità”. Vessyl è infatti un sistema sofisticato di sensori che analizzano le molecole di cui sono composti i liquidi, ma anche gli alimenti più densi come yogurt o smoothies, che ci accingiamo a bere. E non solo: il bicchiere è in grado persino di individuare il livello alcolemico della vostra bevanda (ma non quello del vostro corpo!).

L’obiettivo di Vessyl è aiutare gli utenti a controllare meglio la propria nutrizione e a regolare l’assunzione di sostanze il cui abuso è pericoloso per la nostra dieta, come per esempio gli zuccheri. Oggi nel mondo, secondo recenti stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci sarebbero il doppio degli individui obesi rispetto al 1980. Il 39% della popolazione mondiale adulta sarebbe sovrappeso e il 13% obesa, e contrariamente a quanto si può pensare, quello che beviamo, le cosiddette “calorie liquide”, gioca un ruolo di primo piano.
Inoltre, questa tecnologia aiuta a controllare non solo cosa ma anche quanto beviamo, cioè il nostro livello di idratazione, per avvicinarsi ai famosi otto bicchieri d’acqua  raccomandati al giorno. Inoltre, chi ha provato qualche dieta sa bene quanto una buona idratazione sia alla base di una perdita di peso sana. Oltre a favorire la concentrazione e il sonno: con Vessyl è possibile monitorare anche quanta caffeina assumiamo durante la giornata.

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Solenica: la start up italiana che “ruba” la luce del sole per illuminare case e uffici

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Attivare la vitamina D, rendere più felici noi stessi e i nostri animali domestici, abbronzarsi e coltivare un giardino dovunque si desideri, anche in un piccolo appartamento buio di città. Oltre alla possibilità di fare foto e video con la luce giusta, aspetto tutt’altro che secondario nell’era di Instagram e pinterest. Questi sono solo alcuni dei benefici della luce solare, e la novità oggi è che un gruppo di giovani italiani ha trovato il modo di portarla dentro le nostre case dandoci la sensazione di essere all’aperto, senza bisogno di corrente elettrica. Un piccolo Prometeo in grado di “rubare” la luce naturale dall’esterno e portarla nelle nostre stanze. E il tutto senza far arrabbiare gli dei.

Il moderno Prometeo è una sfera di circa 50 cm di diametro e si chiama Lucy (non esisterebbe nome più azzeccato!). Il suo cuore è un eliostato, un sistema di specchi progettato per seguire il percorso del sole durante il giorno, immagazzinarne l’energia e proiettare la luce in un determinato punto, per esempio all’interno di una stanza. Lucy è un sistema indipendente che non ha bisogno di allacciamenti alla rete elettrica, dato che si autoalimenta grazie alla presenza di celle fotovoltaiche.

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Come ti rovino l’industria del falso con un pezzo di silicio

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Come mandare in rovina l’industria del falso? Con un chip. Questa almeno è l’idea di Srini Devadas, docente di Ingegneria Elettrica e computer science che sulle sue ricerche sta costruendo un vero e proprio business. Che si tratti di un passaporto, di un badge o di una borsetta, l’eclettico ingegnere è convinto di farcela e non esclude altre applicazioni.

L’idea di Devadas è semplice e soprattutto low cost: costruire dei minuscoli chip che abbiano la stessa peculiarità dell’impronta digitale umana: essere cioè unici. Come? Introducendo delle variazioni quasi impercettibili all’interno degli stessi chip in fase di fabbricazione, che li rendano l’uno diverso dall’altro. Differenze che devono essere piccolissime e soprattutto impossibili da prevedere. Questi chip anti contraffazione sono inoltre fatti di silicio, che li rende una tecnologia assolutamente a basso costo, facilmente utilizzabile all’interno di etichette con identificazione a radio frequenza.

L’azienda che sta trasfomando l’idea di Srini in realtà si chiamaVerayo ed è un’azienda nata nel 2005 in seno al MIT, proprio grazie a lui. Da anni l’azienda lavora nella direzione di mettere a punto nuove tecnologie per combattere la piaga della contraffazione basandosi sulla cosiddetta PUF technology, inventata proprio da Devadas durante il suo lavoro al MIT. La PUF technology non è altro che un insieme di circuiti elettrici estremamente sensibili a variazioni minime, che possono essere incorporati nel chip per renderlo unico, come un’impronta digitale umana. Questi semiconduttori sfruttano quindi questa sorta di “biometria del silicio”, e dato che le variazioni prodotte sono imprevedibili, permanenti e impossibili da replicare, ogni chip diventa non clonabile e i parametri utilizzati diventano segreti dal punto di vista della sicurezza.

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