Come i green jobs creano lavoro: 7 grafici

Reblogged from pagina99

L’Italia che innova c’è, ed è parecchio verde. Un settore, quello dell’impresa green, che secondo i dati più recenti produce più occupazione, più innovazione e un maggior fatturato rispetto a chi non scommette su servizi e prodotti eco-sostenibili ed eco-efficienti. Sia che si tratti di misure per ridurre l’impatto inquinante dato dalla propria produzione, della costruzione di nuovi edifici che puntano sulle smart grid, o di offrire servizi ai cittadini volti a ridurne l’impronta ecologica, nel gran mar della crisi, pare esista almeno un settore in cui si intravede un barlume di speranza, specie per i giovani.

Secondo i dati Unioncamere, raccolti nel report GreenItaly 2014, le assunzioni nell’ambito dei green jobs – cioè le nuove figure professionali legate all’innovazione verde delle imprese – stimati per l’anno in corso sarebbero 50.700, cioè il 13,2% del totale previsto per il 2014. Numeri importanti, se solo cinque anni fa, nel 2009, rappresentavano il 10% del totale delle nuove assunzioni. E considerando anche il gruppo dei lavoratori definiti “ibridi”, il cui lavoro non è finalizzato in modo diretto alla produzione di beni o servizi green, la percentuale diventa del 61%. In altre parole il 61% delle nuove assunzioni previste per il 2014, che sono 234 mila, riguarderà figure che gravitano più o meno direttamente intorno allo sviluppo della green economy.   –

Read More

Asili e bonus da 80 euro, per le neo-mamme il problema è il lavoro

Reblogged from pagina99

Fare figli nell’età della grande depressione è una scelta non scontata. Ci sono i costi da affrontare in termini di asili nido, pannolini ed eventuale latte in polvere. Poi ci sono i costi possibili in termini di vita professionale per le neo mamme, il 22% delle quali nel 2012 ha lasciato il lavoro a due anni dalla nascita del proprio figlio. Nelle regioni del Sud questa fetta copre un terzo del totale. Nel 2005, prima della crisi, la media nazionale era del 18%.   In questo contesto il bonus di 80 euro mensile alle neomamme proposto dal Governo per il 2015 difficilmente produrrà effetti in termini di aumento delle nascite – e meno che mai in termini di partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Più significativo dovrebbe rivelarsi invece l’impegno del “1000×1000”, preso lo scorso settembre del Premier Renzi: istituire 1000 asili nido in 1000 giorni. Se quanto a coperture statali per le scuole materne l’Italia è ai primi posti in Europa, finiamo infatti al limite della classifica per quanto riguarda i servizi dedicati alla primissima infanzia.   Quel che emerge oggi dalle rilevazioni Istat è sì che le neomamme potranno comprare qualche pacco di pannolini in più, ma se non fossero costrette a rimanere a casa perché gli asili nido costano troppo o perché l’azienda non può per varie ragioni concedere loro un part-time, forse quegli 80 euro al mese potrebbero spenderli comunque e le risorse risparmiate potrebbero essere disponibili per gli asili.

Read more

Disoccupazione, le dimissioni superano i licenziamenti

Reblogged from pagina99

Molti tra coloro che hanno fatto l’Italia negli ultimi 30 anni, oggi piangono. Se nel 2012 gli occupati con più di 55 anni erano circa 3 milioni, nel 2013 uno su 30 di loro ha perso il lavoro. Secondo dati riportati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel corso del 2013 sono stati infatti giustificati i licenziamenti di 807.343 persone, il 13% delle quali ha più di 55 anni. 105mila italiani che molto difficilmente troveranno un nuovo lavoro e che ancora non hanno raggiunto l’età della pensione.   Aumenteranno le pile di richieste di ammortizzatori sociali, che se ci limitiamo all’indennità di mobilità, sono passate dalle 156mila del 2012 alle 217mila del 2013. Nel frattempo si continua a discutere e mentre si parla di articolo 18 e Job Act gli ultra cinquantenni, che ieri avevano diritto fino a 4 anni di indennità di mobilità, da qui al 1 gennaio 2017 si ritroveranno a dover fare i conti con la realtà in soli 12 mesi.

“C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo” scriveva un poeta per raccontare la storia di un impiegato, bombarolo solitario, che si illudeva di sovvertire il sistema. Erano i primi anni Settanta, e oggi a distanza di quarant’anni ad aspettare la pioggia sono spesso quelli che impiegati non lo sono più. Se gli over 55 sono una buona fetta dei licenziati (intendendo tutte le forme contrattuali) i 45-54enni sono addirittura il doppio: a essere stati licenziati nel 2013 sono stati 200mila, due volte e mezza la portata di San Siro. Una crisi, quella del lavoro, che colpisce in particolare i lavoratori meno giovani di tutto il paese, da nord a sud, senza esclusione di colpi, anche in zone tradizionalmente locomotiva dell’industria del paese, come mostra la mappa dei licenziamenti nel 2013.

Read More

Perché la formazione professionale non fa lavorare di più, ecco i dati

Reblogged from pagina99

Possedere una qualifica professionale oggi significa forse avere un mestiere, ma non certo un lavoro sicuro. Significa spesso mettersi in coda per un primo stage fuori dalla realtà ovattata della scuola in vista della “prima esperienza”. In un contesto in cui una laurea o un diploma non garantiscono più un buon posto di lavoro, sempre più famiglie incoraggiano i propri figli a intraprendere un percorso di formazione professionale, magari triennale, nella speranza che avere un mestiere in tasca ed essere giovani rappresenti una possibilità in più di entrare nel mondo del lavoro.   Come abbiamo visto però, secondo i dati Unioncamere sugli assunti non stagionali, i giovani che posseggono una qualifica professionale sono la fetta più esigua nella stima degli assunti come dipendenti nel corso del 2014. In altre parole, negli ultimi anni i giovani che hanno scelto percorsi professionali sono sempre di più – +18% degli iscritti dell’ultimo anno ed +52% rispetto al 2010-12 – ma i posti di lavoro a loro dedicati sono sempre meno.

Read More