Covid-19: come vanno le cose nel mondo? Su casi, variante Delta e vaccini

(mio) A me pare – ma forse sbaglio – che tendiamo sui media a fare valutazioni unicamente sulla base di come vanno le cose nel nostro giardinetto italico.Ma la situazione nazionale non è sufficiente per provare a prevedere come andranno le cose anche per noi nei prossimi mesi.Un tentativo di sintesi (lunghetto e con molti link spero utili) su come vanno nel mondo:

– casi e decessi

– campagne vaccinali

– diffusione della variante Delta

E trovate anche qualche dato sull’efficacia dei vaccini.

Su Oggiscienza

[video] Dati su Donne, lavoro e pandemia

Ecco la registrazione del webinar che ho tenuto per Confartigianato Imprese Belluno e Donne Impresa Belluno il 24 giugno 2021.

Il webinar non riguarda Belluno, ma è la summa di tutto ciò che ho raccolto sull’argomento in questi anni principalmente su Info Data – Il Sole 24 Ore, chiaramente in divenire.

(No, non parlo del mondo delle imprenditrici, o per lo meno, lo faccio poco. Parlo fondamentalmente del lavoro povero).

DNA da RNA, ma i vaccini non c’entrano

Una recente conferma che, in particolari circostanze, le cellule eucariote possono riconvertire le proprie sequenze di RNA in DNA ha suscitato il timore che il processo potesse riguardare anche i nuovi vaccini a RNA ma non è così. La scoperta è invece importante per i riflessi che può avere nella ricerca contro il cancro.

Di recente è stata pubblicata su “Science Advances” una ricerca sui processi di trascrizione da RNA a DNA, presentata come una scoperta che potrebbe “riscrivere i manuali di biologia”. Qualcuno ha sintetizzato affermando che “vacilla il dogma della biologia”. Al netto del fatto che la scienza non procede per dogmi, appena i primi articoli giornalistici sono stati pubblicati, diverse persone hanno iniziato a chiedere se stiamo parlando degli stessi processi …

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Troppo pochi consultori

Contiamo un consultorio ogni 35.000 abitanti mentre dovrebbe essercene uno ogni 20.000 abitanti, come previsto dalla legge n. 34/96: uno ogni 10mila abitanti nelle zone rurali e uno 25.000 nelle zone urbane.

In Italia abbiamo troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione, anche se la richiesta da parte degli utenti sarebbe alta. E purtroppo al crescere del numero di residenti che devono contendersi un consultorio, la percentuale di persone che utilizzano il servizio finisce per diminuire. 
Contiamo un consultorio ogni 35.000 abitanti mentre dovrebbe essercene uno ogni 20.000 abitanti, come previsto dalla legge n. 34/96: uno ogni 10mila abitanti nelle zone rurali e uno 25.000 nelle zone urbane. È quello che emerge dalla prima fotografia realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità in quarant’anni di vita dei consultori italiani, che descrive la situazione del periodo pre-pandemico, il 2018-19. 

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