Essere omosessuali in Africa

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Essere omosessuali nel continente nero è ancora oggi un problema enorme. Perché se ci sono dei paesi in cui l’omosessualità è esplicitamente legale, nella maggior parte degli stati africani se sei omosessuale ben che ti vada vai in galera; se ti va male puoi finire ai lavori forzati, venire condannato a morte o, se sei donna, subire il corrective rape, che altro non è che uno stupro di gruppo. Per non parlare dei paesi in cui non esiste una legge apposita che condanni l’omosessualità, ma in cui vige una morale sul pudore che di fatto perseguita anche i rapporti con lo stesso sesso. Lo testimonia la recente legge contro gli omosessuali che prevede la prigione a vita per gli omosessuali, promulgata dal presidente del Gambia, Yahya Jammeh. Lo stesso leader noto per aver affermato qualche tempo fa “I gay e le lesbiche li vorrei uccidere con le mie mani, come zanzare”.

Tante Afriche
«In realtà, a parte la sua denominazione geografica, l’Africa non esiste» scriveva il reporter polacco Ryszard Kapuscinski. Anche quanto a morale sessuale, così come nella maggior parte dei settori della vita pubblica e privata, l’Africa è un crogiolo di culture tale che pare impossibile tracciare delle linee comuni. Ogni stato ha le proprie leggi e soprattutto le proprie pene, anche assai diseguali fra di loro, anche fra paesi che sembrano a noi occidentali molto simili perché accomunati dalla geografia o dalla storia. Dal Sudafrica in cui è legale addirittura il matrimonio omosessuale, fino a paesi come Mauritania, Sudan, Nigeria e Somalia, dove la legge prevede ancora oggi anche la pena di morte.

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Come i green jobs creano lavoro: 7 grafici

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L’Italia che innova c’è, ed è parecchio verde. Un settore, quello dell’impresa green, che secondo i dati più recenti produce più occupazione, più innovazione e un maggior fatturato rispetto a chi non scommette su servizi e prodotti eco-sostenibili ed eco-efficienti. Sia che si tratti di misure per ridurre l’impatto inquinante dato dalla propria produzione, della costruzione di nuovi edifici che puntano sulle smart grid, o di offrire servizi ai cittadini volti a ridurne l’impronta ecologica, nel gran mar della crisi, pare esista almeno un settore in cui si intravede un barlume di speranza, specie per i giovani.

Secondo i dati Unioncamere, raccolti nel report GreenItaly 2014, le assunzioni nell’ambito dei green jobs – cioè le nuove figure professionali legate all’innovazione verde delle imprese – stimati per l’anno in corso sarebbero 50.700, cioè il 13,2% del totale previsto per il 2014. Numeri importanti, se solo cinque anni fa, nel 2009, rappresentavano il 10% del totale delle nuove assunzioni. E considerando anche il gruppo dei lavoratori definiti “ibridi”, il cui lavoro non è finalizzato in modo diretto alla produzione di beni o servizi green, la percentuale diventa del 61%. In altre parole il 61% delle nuove assunzioni previste per il 2014, che sono 234 mila, riguarderà figure che gravitano più o meno direttamente intorno allo sviluppo della green economy.   –

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