La differenza di genere è anche una questione di cuore

Reblogged from Bollettino Ordine Medici di Milano (p. 26 e segg)

La medicina di genere è nata verso la ne degli anni Ottanta da una presa di coscienza: la necessità di percorsi differenziati (per esempio nelle terapie o nel dosaggio dei farmaci) che tenessero conto delle differenze, tutt’altro che secondarie ma ignorate dalla medicina del secolo scorso, fra il corpo maschile e quello femminile. Peraltro, ancora oggi, sebbene vi siano farmaci per intere aree terapeutiche in cui la popolazione prevalente è femminile, è molto basso il coinvolgimento delle donne negli studi clinici che verificano efficacia, sicurezza e dosaggio di questi farmaci.

“I due aspetti principali che differenziano il corpo maschile da quello femminile sono il metabolismo e il sistema immunitario” spiega Adriana Maggi, docente di Farmacologia presso l’Università Statale di Milano. “Nell’evoluzione uomini e donne hanno giocato ruoli diversi, e la maternità e l’allattamento hanno richiesto strategie metaboliche diverse al corpo femminile, cioè una diversa gestione delle risorse energetiche e del cibo. Inoltre, che uomini e donne siano anatomicamente diversi è evidente e noto a tutti, che lo siano anche biologicamente un po’ meno. molto si è scoperto e molto altro si sta capendo, anche di organi o apparati, come quello cardiovascolare, la cui funzionalità sembrava poco in uenzata dalla variabilità di genere il corpo femminile, sempre in ragione della sua predisposizione alla maternità, ha un sistema immunitario che si è per così dire adattato ad accogliere il figlio, che è qualcosa di estraneo per il corpo”. Questi elementi importanti non sono stati al centro dello sviluppo della medicina del XX secolo. La mancata definizione di dosaggi in base al genere può almeno in parte spiegare quel 50% di effetti collaterali in più che si manifesta nelle donne. Inoltre, non si adottano strategie differenziate rispetto al sesso per la prevenzione e la cura di malattie metaboliche o autoimmuni, come il diabete, il lupus eritematoso sistemico e la tiroidite di Hashimoto.

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Una popolazione più sana? Meno spesa per l’assistenza sanitaria e di più per i servizi sociali

Reblogged from Oggiscienza

APPROFONDIMENTO – Michael Marmot, epidemiologo noto a livello mondiale, nel corso delle sue ricerche le ha dato addirittura un nome: “Status Syndrome”. Chi è più in alto nella scala sociale, percepisce una libertà di controllo sulle proprie azioni e nel concreto vive più a lungo rispetto a chi si trova a vivere uno status socio-economico peggiore nel corso della propria vita. Per citare un detto Newyorkese “Più piccola è la taglia del vestito, più grande l’appartamento”, ovvero – spiega Marmot – particolarmente fra le donne delle nazioni ad alto reddito, peggiore è lo stato sociale, maggiore è la prevalenza dell’obesità. La domanda da cui partì Marmot è la seguente: “Perché curare le persone e riportarle alle condizioni che le hanno fatte ammalare?” In altre parole, come eliminare lo svantaggio sociale, cioè la causa delle cause di anni persi in salute, se non addirittura di morte prematura?

Un anno fa esatto, uno studio pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista The Lancet e condotto nell’ambito del progetto Lifepath dell’Unione Europea, mostrava che nei paesi “ricchi”, fra cui anche l’Italia, le scarse condizioni socioeconomiche si tradurrebbero in 2,1 anni di vita persi fra i 40 e gli 85 anni.

Oggi un nuovo studio, questa volta canadese, pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, evidenzia come l’aumento della spesa sociale (parliamo dei determinanti sociali della salute come il reddito, l’accesso all’istruzione, la dieta e l’attività fisica) sia stato associato a miglioramenti della salute a livello di popolazione, mentre gli aumenti della spesa sanitaria non sortirebbero alla prova dei fatti lo stesso effetto. Non solo dunque investire di più sui servizi per ridurre le disuguaglianze sociali di partenza è altrettanto importante rispetto a investire nell’assistenza sanitaria, ma addirittura produrrebbe effetti migliori in termini di salute generale della popolazione.

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I carburanti europei sono a norma?

Reblogged from Rivista Micron

L’EEA (Agenzia Europea per l’Ambiente) ha pubblicato i dati  relativi al monitoraggio sulla conformità dei carburanti venduti nei paesi europei per il trasporto su strada nel 2016. Risultato? Nel 2016 si sono registrate 507 situazioni di non conformità nella benzina venduta in Europa e 101 non conformità fra i carburanti diesel.
I superamenti della tensione di vapore nel periodo estivo sono stati segnalati in 14 Stati membri, i superamenti del RON (il Research Octane Number, la prova per testare il potere antidetonante di un combustibile) in 11 paesi, mentre i superamenti nei parametri relativi ai composti aromatici sono stati individuati in 14 Stati.
Il paese che mostra la situazione peggiore è il Belgio, dove sono emerse ben 256 non conformità nella benzina venduta (la metà delle non conformità di tutta Europa!) e 50 tra i diesel. La seconda nazione per risultati negativi è il Portogallo con rispettivamente 64 e 5 non conformità, mentre in Danimarca sono state individuate 33 non conformità per la benzina e 19 in Germania. Possiamo osservare inoltre che i paesi del nord Europa sono quelli che hanno mostrato gli output peggiori.
Per contro, 17 Stati membri hanno riportato meno di 10 non conformità per la benzina, e cinque paesi addirittura la piena conformità (Grecia, Lituania, Paesi Bassi, Slovenia e Svezia). In Italia le cose non sono andate male. L’EEA ha individuato 3 non conformità per la benzina e 4 per il diesel.
In generale continua a crescere in Europa l’utilizzo di diesel (71,8% del carburante venduto) mentre diminuisce l’uso della benzina (28,2%): nel 2016 in Europa sono stati venduti 100.838 milioni di litri di benzina e 257.206 milioni di litri di diesel. In Italia, il rapporto oggi è addirittura di 1 a 3: nel 2016 sono stati venduti 10.129 milioni di litri di benzina e 29.953 milioni di litri di diesel.
La forbice poi continua ad aprirsi: nel 2001 “solo” il 55,6% dei veicoli europei funzionava a diesel. Inoltre, siamo il secondo paese in Europa per quantità di carburante venduto: solo in Germania se ne sono venduti nel 2016 oltre 24 milioni di litri di benzina e ben 45 mila milioni di litri di carburante diesel.

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Africa Sub-sahariana: la prima mappa degli ospedali pubblici

Reblogged from Oggiscienza

APPROFONDIMENTO – La distanza dall’ospedale più vicino può fare la differenza, non solo in caso di emergenza riducendo la mortalità, ma anche per quanto riguarda la gestione di malattie croniche e la loro prevenzione. Uno degli obiettivi dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030 è migliorare l’accesso alle cure riducendo ledisuguaglianze sociali, ma finora non esisteva un database che mappasse concretamente la situazione in Africa Sub-sahariana, cioè che contasse quanti ospedali pubblici sono attualmente attivi in ogni paese e soprattutto dove sono localizzati con precisione, in modo da capire quante persone vivono a oltre due ore distanza da essi.

Ci è riuscito per la prima volta un team internazionale, che ha pubblicato i suoi risultati in questi giorni su The Lancet, mostrano come l’accesso fisico alle cure ospedaliere di emergenza fornite dal settore pubblico in Africa rimanga scarso e – come era prevedibile – estremamente diseguale fra zone urbane e rurali.

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